“Fedora” di Umberto Giordano, su libretto di Antonio Colautti dal dramma di Victorien Sardou, va in scena questa sera – alle ore 20:00 e trasmessa in diretta da Rai Radio Tre – segnando il debutto operistico scaligero di Marco Armiliato, direttore apprezzato nei grandi teatri per la sua profonda conoscenza del repertorio italiano. Seguiranno sei repliche fino al 3 novembre.

Il dramma di Victorien Sardou, tagliato su misura per Sarah Bernhardt, andò in scena al Théatre du Vaudeville di Parigi nel dicembre 1882 e registrò subito centotrentacinque recite e un impatto con pochi precedenti sulla cultura e la vita sociale del tempo (tra i numerosi oggetti ispirati alla pièce anche un cappello da uomo).

La riduzione di Colautti, realizzata dopo che Sardou era stato impressionato dal successo scaligero di Andrea Chénier e aveva finalmente ceduto i diritti, disegna un’idea nuova di teatro d’azione, di argomento poliziesco prima ancora che amoroso, collocato in ambienti fastosi e contemporanei, con uno sfondo di cronaca assolutamente sconvolgente per l’epoca: il terrorismo e l’assassinio dello Zar Alessandro II nel marzo 1881.

La prima avviene nel 1898 al Teatro Lirico di Milano. La Scala, forse diffidente di fronte alla trama spionistica, alla drammaturgia innovativa o alla partitura scaltra e fin troppo seducente, ne ignora il successo fino al 1932. Da allora, quest’opera di grandi passioni, ha visto storiche primedonne impegnate a vestire i panni della diva per eccellenza, Sarah Bernhardt.

Al teatro alla Scala, il cammino del titolo è una storia di grandi direttori: il battesimo, ripreso nel 1935, avviene con Victor de Sabata, con Giuseppina Cobelli e Aureliano Pertile; seguì Gino Marinuzzi nel 1939 con Gianna Pederzini e Beniamino Gigli, di nuovo De Sabata con la Caniglia e Giacinto Prandelli, Gavazzeni con la Callas e Franco Corelli nel 1956 nella sontuosa regia di Tatiana Pavlova su scene e costumi di Benois. Di nuovo nel 1993 con Mirella Freni e Plácido Domingo nell’affettuoso allestimento di Lamberto Puggelli poi ripreso nel 1996 da Armando Gatto e agli Arcimboldi nel 2004 da Stefano Ranzani.

La nuova produzione è firmata da Mario Martone, al suo terzo titolo di Giordano (e al suo nono spettacolo) alla Scala, vedrà la protagonista interpretata da Sonya Yoncheva, Serena Gamberoni nei panni di Olga e George Petean in quelli di De Sirieux, mentre nella, parte di Loris Ipanoff si succederanno Roberto Alagna e Fabio Sartori. Scene di Margherita Palli e costumi di Ursula Patzak.

Mario Martone, designato oggi a rappresentare l’Italia agli Oscar con il suo film Nostalgia, nel 2011 propose al pubblico scaligero la sua scabra lettura di Pagliacci e Cavalleria rusticana avanzando, tra realismo ed essenzialità scenica, una nuova linea interpretativa per questo repertorio.
Da allora, ha continuato a leggere i titoli che si raccolgono convenzionalmente sotto l’etichetta verista come esperienze legittimamente inserite nella drammaturgia novecentesca.
Con la libertà a tratti sperimentale del teatro di Umberto Giordano, il regista, nel 2016, connota La cena delle beffe di eccessi sanguinari tra le famiglie della mafia italoamericana.
Resta invece nella Francia del Terrore, Andrea Chénier, che Riccardo Chailly scelse per riportare ai fasti della Serata inaugurale il 7 dicembre 2017 (ripresa nel corso di questa Stagione con protagonista ancora Sonya Yoncheva).