A quasi cinquantotto anni dalla sua ultima rappresentazione, avvenuta nel gennaio del 1965 diretta da Bruno Rigacci per la regia di Filippo Crivelli, il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino ha finalmente riportato in scena Ernani, penultimo appuntamento operistico del 2022 e seconda delle tre opere a tema spagnolo del Festival d’Autunno dedicato a Giuseppe Verdi.

Dramma lirico in quattro parti su libretto di Francesco Maria Piave, Ernani debuttò al Teatro la Fenice di Venezia il 9 marzo 1844. Per il Maestro di Busseto si trattò del primo ingaggio in un teatro diverso dalla Scala che gli consentì, non solo di cimentarsi con un nuovo pubblico e nuove esigenze, ma anche di incontrare il giovane poeta muranese con cui avrebbe instaurato un lungo rapporto lavorativo e di amicizia.

Il libretto fu tratto dal dramma di Victor Hugo Hernani considerato, all’epoca, un caposaldo del romanticismo teatrale e letterario francese. La trama, ambientata nella Spagna di inizio Cinquecento, intreccia i due piani narrativi dell’azione e del sentimento. Ernani, bandito a capo della congiura contro re Carlo e sotto le cui mentite spoglie si nasconde il nobile Don Giovanni d’Aragona, ama perdutamente Elvira, già promessa sposa allo zio Don Ruy de Silva, ma desiderata anche dal re.

Oltre al quadrilatero amoroso caratterizzato dall’eterno conflitto amore verso onore, nell’opera si susseguono duelli, rivolte, mascheramenti e colpi di scena accompagnati da una musica dal ritmo incalzante, con continui cambi di marcia e con il piglio appassionato delle melodie solistiche e corali che garantirono al quinto titolo verdiano il favore del pubblico fin dalle prime repliche.

Sul podio il Maestro newyorkese che, dal 30 aprile del 1985, lega costantemente il proprio nome con quello del Maggio: James Conlon (tra l’altro reduce dallo straordinario concerto di sabato sera nella sala grande del teatro), in conferenza stampa, per questa nuova produzione, si è detto emozionato di poter affrontare Ernani per la prima volta offrendo anche un lungo contributo per il programma di sala da cui si legge: “Sarà la diciassettesima opera di Verdi che avrò diretto dalla mia prima esecuzione di Falstaff, quasi esattamente cinquant’anni fa. Fondamentalmente il mio approccio alla direzione di Ernani non è diverso da quello avuto per tutte le altre opere di Verdi. L’amore che provo da sempre per la sua musica e decenni di esperienza nel repertorio verdiano si manifestano in una visione ad ampio raggio del contesto dell’opera e del posto che occupa nel percorso artistico del compositore”.

Conlon prosegue analizzando le tematiche che caratterizzano l’opera: “Giuseppe Verdi rappresentava la coscienza morale del suo tempo e conosceva nel profondo le questioni legate all’onore. All’interno del complicato intrigo che coinvolge i protagonisti di Ernani, la forza motrice dell’opera va ricercata nella difesa e nella ricerca dell’onore; la tragedia è infatti determinata dal lato oscuro insito nell’animo umano che si dimostra incapace di comprendere tutte le implicazioni dell’onore, dando più importanza all’apparenza piuttosto che alla sua sostanza. I protagonisti, infatti, sono schiavi delle proprie passioni e dei propri interessi e, nel voler perseguire i propri fini, disonorano il concetto di onore. Ernani, quinta opera di Verdi, è una delle vette artistiche del suo primo periodo, caratterizzato da drammi dalle tinte scure e dall’azione rapida. In quest’opera Verdi ha fatto un uso maggiore sia dell’aria che dei numeri d’insieme per dare più movimento all’azione senza rimanere imbrigliato esclusivamente in momenti statici e di riflessione. Ernani rappresenta anche la prima incursione di Verdi nella letteratura straniera, la prima delle due opere tratte da testi di Victor Hugo, a conferma di quello che sarà il suo percorso nella scelta futura delle fonti letterarie: francesi, spagnole, anglosassoni e tedesche, escludendo quasi del tutto quelle italiane, i libretti stereotipati o ‘fabbricati in serie’”.

L’opera è firmata da Leo Muscato, che torna al Maggio dopo la regia di un altro titolo giovanile verdiano, Nabucco, andato in scena nell’ottobre 2020 con la direzione di Paolo Carignani. Sempre in conferenza stampa, parlando del ‘colore’ che ha provato a dare a questa produzione e ai suoi protagonisti, ha evidenziato come lo spirito rivoluzionario sia stato un aspetto fondamentale nel lavoro svolto: “L’ambientazione che abbiamo scelto per questa edizione di Ernani ci è stata suggerita dallo spirito rivoluzionario e anche un po’ barricadiero del coro «Si ridesti il Leon di Castiglia». Protagonisti di questa scena del terzo atto sono dei cospiratori che stanno cercando di boicottare il Re di Spagna, e che qui giurano di essere pronti a morire pur di salvare la loro patria. L’opera debuttò nel 1844 e nel giro di pochi mesi, le pagine esaltanti di questo coro trascinarono l’animo di tanti rivoluzionari italiani. Ispirandoci ai primi moti insurrezionali spagnoli del 1820-21, che successivamente si diffusero in altri paesi europei, fino ad arrivare in diversi stati italiani, ci siamo immaginati Ernani e i suoi accoliti come dei rivoluzionari più che dei banditi. È su questo sfondo rivoluzionario che si dipana una trama abbastanza articolata, imperniata sull’inviolabilità di patti basati sull’onore e il rancore, che i canoni valoriali di oggi fanno sembrare futili e un po’ egoistici. Per cui, alla fine, Elvira rimane la vittima principale di questa tragedia.”

Il nuovo allestimento, oggi alle ore 20:00 la terza rappresentazione, ha scene curate da Federica Parolini, costumi di Silvia Aymonino, le luci e le ombre di Alessandro Verazzi. Il maestro James Conlon guida con impeto, sin dall’inizio, l’Orchestra del Maggio, ma il suono è sempre in simbiosi con le voci tanto che, nel terzo e quarto atto, vengono raggiunti alti livelli con il Coro, protagonista indiscusso in momenti musicali memorabili.

Bravissimi i solisti del cast canoro a iniziare da Francesco Meli (tenore) di casa al Maggio che rende onore al bandito Ernani con timbro splendido e dizione ineccepibile.
Elvira (soprano) di Maria Jose Siri ben conosciuta e apprezzata dal pubblico di Firenze, una parte funambolica e di immensa difficoltà che lei risolve pienamente.
Don Carlo (baritono) di Roberto Frontali sempre all’altezza del ruolo con voce elegante.
Don Ruy Gomez de Silva (basso) di Vitalij Kowaljov una bella sorpresa con una partenza quasi in sordina, ma in un crescendo, la sua voce scura e potente fa la differenza.

Bravi anche Xenia Tziouvaras (Giovanna), Joseph Dahdah (Don Riccardo), Davide Piva (Jago) e alla fine grandissimi applausi per tutti già pregustando il prossimo appuntamento verdiano, nella sala grande, con il Don Carlo che sarà diretto dal maestro Daniele Gatti.