Per gli amanti delle opere di Antonio Vivaldi – sacerdote, soprannominato il “Prete Rosso” per il colore dei capelli – una rarità imperdibile è in scena fino a domani al Teatro Malibran di Venezia. Infatti, proseguendo il percorso di riscoperta del Vivaldi operistico – dopo l’allestimento dell’Orlando furioso della scorsa stagione e avviando un progetto che vedrà ogni anno la nuova produzione di una sua opera lirica – è la volta di Dorilla in Tempe (rv 709) melodramma eroico-pastorale in tre atti su libretto di Antonio Maria Lucchini (autore per Vivaldi anche di Tieteberga del 1717 e di Farnace del 1727) composto dal musicista per il teatro Sant’Angelo di Venezia dove debuttò il 9 novembre 1726. In seguito ripresa e modificata per altre sale e altri interpreti, l’opera, nel 1728, fu in scena al Teatro Santa Margherita sempre a Venezia, nel 1732 al Teatro Sporck di Praga (durante il carnevale) per poi tornare in premiere il 2 febbraio 1734 di nuovo al Teatro Sant’Angelo. Questa più recente versione è l’unica nota per il ritrovamento, all’inizio del secolo scorso, della partitura oggi conservata nella Raccolta Mauro Foà della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino. Si tratta di un pastiche in voga ai tempi di Vivaldi nel quale la musica del maestro si affianca anche ad arie di altri operisti alla moda (Hasse, Sarro, Leo).
La carriera operistica di Antonio Vivaldi (1678-1741), solo negli ultimi decenni oggetto di una esplorazione sistematica in campo discografico e nell’ambito della rappresentazione scenica, si sviluppa in un arco di circa ventisei anni, se si considera il 1713, l’anno di Ottone in villa a Vicenza, come data convenzionale di inizio e il 1739, anno della partenza del compositore dalla natia Venezia alla volta di Vienna, come quella di chiusura. Dorilla in Tempe si colloca esattamente al centro di questo percorso, ed è fra le opere che ebbero maggior successo durante la vita del compositore. La trama è un intrigo romantico-pastorale ambientato sullo sfondo della valle di Tempe, in Tessaglia, regione dell’antica Grecia dedicata al culto di Apollo e la vicenda ricorda quella di Andromeda soccorsa da Perseo. Qui l’azione è proprio di Apollo che, nelle vesti del pastore Nomio, si innamora di Dorilla, figlia del re Admeto, a sua volta innamorata del pastore Elmiro

Per salvare il suo regno, Admeto è costretto dagli dei a sacrificare Dorilla al serpente Pitone (mostro marino che divora vergini innocenti), ma arriva in suo soccorso Nomio che la rivendica in sposa come sua ricompensa. La fanciulla, invece, preferisce fuggire con il suo amato Elmiro però la coppia viene catturata ed Elmiro condannato a morte. Solo l’intervento di Nomio, che svela la sua vera identità, consente a Dorilla ed Elmiro di ricongiungersi e di unirsi in matrimonio nella generale esultanza.

Lo spettacolo si avvale della stessa coppia – regista e direttore – che lo scorso anno ci ha regalato l’eccellente Orlando Furioso e Fabio Ceresa ora spiega: «Credo che la Dorilla in Tempe parli essenzialmente dell’evoluzione della protagonista, che da fanciullina diviene donna adulta, e del suo rapporto con l’autorità, sia paterna che divina. Dal punto di vista della macrostruttura, a quest’interpretazione ne ho affiancata un’altra, più personale: prendendo spunto dall’ouverture che precede il primo atto, dove Vivaldi inserisce il celeberrimo tema della Primavera, ho pensato che questa metamorfosi di Dorilla da giovinetta prima a ragazza e poi a persona adulta potesse simboleggiare la madre terra e il suo rapporto con il sole, quindi il ciclo delle stagioni.

Un po’ come se dal seme che dorme nel terreno invernale il sole primaverile facesse sbocciare questo fiore, lo facesse crescere fino all’estate, e poi lo scontro, l’allontanamento della terra dal sole lo portasse alla sfioritura e alla 
morte. Il deus ex machina dell’epilogo, cioè il rivelarsi di Nomio come dio Apollo, assicura il lieto fine e quindi la ciclicità delle stagioni e l’eterno morire e rigenerarsi della madre terra».

Il direttore Diego Fasolis, aggiunge: «Ogni numero di Dorilla ha un potente motore ritmico che rende questo barocco vicino alla nostra musica pop o persino rock.Si ha un impatto immediato di piacevolezza. Ma è musica per nulla stereotipata e nel giro di pochi minuti si percepisce la profondità del messaggio che agisce sui principi della psicoacustica attivando con il testo e con la musica i due emisferi del cervello umano nella sua zona razionale e in quella emozionale».

Le scene di Massimo Cecchetto sono fisse e classiche in un bianco luminoso che si tinge di colori per la maestria del light designer Fabio Berettin e i costumi Giuseppe Palella completano un quadro di insieme elegantissimo.

Bacchetta di riferimento per la musica barocca e invitato regolarmente al Festival di Salisburgo (che, tra l’altro, ha diretto quest’anno la prima esecuzione in tempi moderni dell’Agnese di Ferdinando Paer al Regio di Torino)  Diego  Fasolis, sin dall’inizio dell’ouverture, in un crescendo di emozioni trasmette all’orchestra un fluido magico e poi l’attacco del coro “Dell’ aura al sussurrar…” dove il tema della “Primavera” incalza dirompente. Direttore, Orchestra e Coro fanno squadra dando il meglio. Un plauso sia al Coro – diretto dal maestro Claudio Marino Moretti – in un crescendo di emozioni che ai ballerini di “Fattoria Vittadini” per il supporto fondamentale alla riuscita dello spettacolo.

Bene il cast dei sei cantanti: Dorilla (mezzosoprano) Manuela Custer cui indubbiamente il personaggio le va a pennello. Voce fresca, bellissimo timbro, elegantissima, una veterana in questa performanceElmiro (mezzosoprano) Lucia Cirillo con un canto impeccabile sostenuto da un timbro che disegna bene il personaggio. Nomio-Apollo (mezzosoprano) Veronique Valdes perfettamente calata nel personaggio maschile e vocalmente perfetta.

Filindo (mezzosoprano) Rosa Bove molto brava – come la ricordavamo a Jesi nel Frate ‘nnmurato di Pergolesi – in simbiosi con Eudamia (contralto) Valeria Girardello precisa e vigorosa, la cattivella della situazione. Admeto (baritono) Michele Patti un giovane bravo, da seguire.

Alla fine, dopo tre ore di musica, ancora apprezzamento dal pubblico europeo che segue il barocco. Applausi  per tutti in un Teatro Malibran gremitissimo con standing ovation per direttore. musicisti e cantanti in attesa della prossima opera del “Prete Rosso”.

Didascalie immagini 
(courtesy Fondazione teatro La Fenice)

  1. Copertina del libretto del debutto avvenuto al teatro Sant’Angelo di Venezia il 9 novembre 1726
  2. Pier Leone Ghezzi (1674-1755), Caricatura di Antonio Vivaldi («Il Prete Rosso compositor di musica che fece l’opera al Capranica del 1723»). Penna e inchiostro bruno su carta ingiallita (Roma Biblioteca Vaticana)
  3. Un momento dello spettacolo firmato da Fabio Ceresa
    foto © Michele Crosera
  4. Altra scena di Dorilla in Tempe foto © Michele Crosera
  5. Ulteriore scena di Dorilla in Tempe foto © Michele Crosera
  6. Ancora una scena di Dorilla in Tempe foto © Michele Crosera
  7. Una scena particolarmente suggestiva foto © Michele Crosera
  8. Un momento cruciale foto © Michele Crosera 
  9. Spettacolo concluso: applausi per tutti foto © Stefano Sartini
  10. Grandi applausi a fine spettacolo foto © Stefano Sartini

In copertina un momento dello spettacolo
foto © Michele Crosera

Dorilla in Tempe
melodramma eroico-pastorale in tre atti RV 709
libretto di Antonio Maria Lucchini
musica di Antonio Vivaldi
prima rappresentazione: Venezia, Teatro Sant’Angelo, 2 febbraio 1734 (questa più recente versione è l’unica la cui partitura è stata conservata ed è pervenuta fino ai nostri giorni)

maestro concertatore e direttore Diego Fasolis
regia Fabio Ceresa
scene Massimo Checchetto
costumi Giuseppe Palella
light designer Fabio Barettin
assistente alla regia e coreografo Mattia Agatiello

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
maestro del Coro Claudio Marino Moretti
maestro al cembalo e continuo Andrea Marchiol

Personaggi e interpreti

  • Dorilla  Manuela Custer
  • Elmiro  Lucia Cirillo
  • Admeto  Michele Patti
  • Nomio  Véronique Valdès
  • Eudamia  Valeria Girardello
  • Filindo  Rosa Bove

Ballerini Fattoria Vittadini
Serena Bozzo
Maura Di Vietri
Samuel Moretti
Francesca Penzo
Manolo Perazzi
Stefano Roveda
MariaGiulia Serantoni
Loredana Tarnovschi

 

Nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice
23, 27 e 30 aprile, 2 e 5 maggio 2019

la recensione si riferisce alla replica del 27 aprile 2019 

Dove e quando

Evento: Teatro Malibran – Campiello del Teatro, 5873 – Venezia
  • Fino al: – 05 May, 2019