Al Teatro Carlo Felice, per il Don Pasquale, opera comica in tre atti su libretto di Giovanni Ruffini e Gaetano Donizetti, musicata dallo stesso compositore. La prima rappresentazione si tenne a Parigi il 3 gennaio 1843, nella Salle Ventadour del Théâtre des Italiens, e fu un grandissimo successo al culmine della celebrità di Donizetti, avendo già composto le sue opere più famose.

Il maestro decise di lavorare al Don Pasquale in seguito alla lettura casuale del libretto di Angelo Anelli, il Ser Marcantonio, musicato da Stefano Pavesi nel 1810. Dopo i successi di opere buffe come il Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini o il Matrimonio Segreto di Domenico Cimarosa, il genere era in declino in anni in cui il pubblico prediligeva quello serio, ma il Don Pasquale conquistò i parigini consacrando Gaetano Donizetti come l’operista più ricercato in Europa (ricordiamo che nel 1835 era scomparso prematuramente un altro talentuoso musicista italiano, Vincenzo Bellini, amatissimo a Parigi).

Don Pasquale è uno di quei titoli del teatro comico che hanno contribuito a trasformare maschere fisse e stereotipate in esseri umani vivi e contraddittori, dalla personalità non necessariamente nobile, anzi, tutt’altro. Questa, probabilmente, la ragione del grande successo della partitura (che la leggenda vuole composta in appena undici giorni) fin dalla prima rappresentazione. 

Il genere buffo, in presenza di una valida idea, si presta bene al cambio di ambientazione come nell’allestimento della Scottish Opera, ideato dal team franco-canadese Barbe & Doucet, che rispettivamente firmano la regia (Renaud Doucet) e le scene e costumi (André Barbe), mentre le luci sono state realizzate da Guy Simard.

L’azione è calata nella frenetica e coloratissima Roma degli anni Sessanta, una trasposizione temporale (e sociale) ideale per gag ed equivoci. Il ritmo da sitcom anima Don Pasquale, il vecchio avaro e libidinoso, la servetta furba, il giovane innamorato e il factotum intrigante. Tutte le maschere tipiche del teatro comico come anche il suo eterno motore, il denaro, attorno a cui ruota l’intero l’intrigo. 

La novità dell’opera è che i personaggi non sono solo marionette manovrate dal compositore-burattinaio: sono persone dai tratti riconoscibili, individui caratterizzati dai propri comportamenti. Incentrata sul conflitto generazionale, Don Pasquale è il proprietario di un fatiscente alberghetto con tre personaggi grotteschi (mimi): una cameriera ostinata fumatrice, un cuoco decisamente grasso e un facchino decrepito, oltre a frotte di turisti che vanno e vengono (Coro). All’apertura del sipario, per preparare il pubblico, durante l’overture, viene videoproiettato un fotoromanzo, “Don Pasquale 1965”, in cui le vignette raccontano la storia.

Tutto è coloratissimo e statico, ma funzionale, e non servono cambi di scena. Grande attenzione ai particolari, anche a quelli minimi. I gatti sono ricorrenti perché il protagonista li adora e, seppur allergico, negli anni si è circondato di felini per cercare di riempire la solitudine. Esilarante Norina che da gattina, dopo le nozze, si trasforma in pantera per poi, alla fine, tornare dal suo amato Ernesto.

La direzione è affidata ad Alvise Casellati che guida Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice e i quattro cantanti protagonisti sono veramente bravi sia scenicamente che vocalmente. 
Alla replica a cui abbiamo assistito, come anche alla prima, il ruolo di Don Pasquale (basso buffo) inizialmente affidato a Erwin Schrott, è stato sostenuto da Giovanni Romeo: un  debutto supportato da un’ottima performance, con la speranza di riascoltarlo presto.

Bravo il dottor Malatesta (baritono) di Elia Fabbian.
Il tenore Juan Francisco Gatell (reduce da Venezia e già ascoltato nella parte, giovanissimo, diretto dal maestro Riccardo Muti nel 2006 a Ravenna) disegna un Ernesto molto credibile. Norina (soprano) di Desirée Rancatore ha offerto una interpretazione da capogiro.
Uno spettacolo all’insegna di briosità, divertimento e buona musica e infatti, alla fine, applausi per tutti.

Didascalie immagini nel testo e in copertina
alcuni momenti del Don Pasquale firmato Renaud Doucet in scena al Teatro Carlo Felice
© Marcello Orselli

 

 

Don Pasquale
Opera comica in tre atti
su libretto di Giovanni Ruffini e Gaetano Donizetti
Musica di Gaetano Donizetti

Direttore Alvise Casellati

Regia Renaud Doucet

Scene e costumi André Barbe

Luci Guy Simard

Personaggi e interpreti principali:

  • Don Pasquale Giovanni Romeo
    Kristopher Irmiter (9, 13, 14)
  • Ernesto Juan Francisco Gatell
    Matteo Macchioni (9, 13)
  • Dottor Malatesta Elia Fabbian
    Michele Patti (9, 13)
  • Norina Desirée Rancatore
    Barbara Bargnesi (9, 13)

Allestimento Scottish Opera

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice
Maestro del Coro Francesco Aliberti

Teatro Carlo Felice 8-9-10-12-13-14 marzo 2019

(la recensione si riferisce alla replica del 10 marzo)