Al Teatro Carlo Felice di Genova è andata in scena in prima rappresentazione italiana, nella versione originale con complessi artistici del nostro Paese, Die Liebe der Danae penultima opera di Richard Strauss, una mitologia gaia in tre atti.
Nel 1920 il poeta e drammaturgo Hugo von Hofmannsthal aveva proposto a Strauss – che in passato si era ispirato all’Antica Grecia in Elektra e Die ägyptische Helena – un canovaccio dal titolo Danae, o il matrimonio di convenienza che venne accantonato in favore di altri progetti. Poi, quando decise di realizzarla, affidò la bozza di Hofmannsthal al librettista Joseph Gregor. Se resta controversa la posizione del compositore durante il Nazionalsocialismo – anche se non diresse l’inno durante l’Olimpiade di Berlino del 1936 – l’ascesa del nazismo lo sconvolse, quindi, stupisce, in quel momento storico, la scelta del genere comico.

Con una scrittura raffinata ed elegante, fatta di frasi morbide, suadenti e di timbri travolgenti, Strauss creò un racconto musicale vibrante di tensione che avrebbe dovuto debuttare al Festival di Salisburgo nell’agosto del 1944, ma, a seguito del tentato omicidio di Hitler, Joseph Goebbels ordinò la chiusura dei teatri ed eccezionalmente fu concessa la prova generale privata con pochissimi, selezionati ospiti diretta da Clemens Krauss. Al termine, Strauss augurò a musicisti e interpreti di poter portare in scena Danae in momenti diversi, ma non avvenne in quanto il compositore si spense a Garmisch l’8 settembre 1949 e l’opera verrà presentata al pubblico il 14 agosto 1952 al Festival di Salisburgo sempre diretta da Krauss. La trama ha come protagonisti Danae, Mida e Giove in un intreccio di inganni, amore e desiderio. Anche se inizialmente Danae cerca solo di sfuggire alla condizione di povertà (il padre, Re Polluce, ha dilapidato il patrimonio di famiglia), si innamora di Mida e, nonostante l’ira di Giove riesce a far trionfare il proprio sentimento. L’espressività dell’opera è varia e si mantiene efficace nei momenti leggeri quanto nei momenti di maggiore pathos, l’unità dell’insieme è resa grazie al saggio uso di motivi tematici ricorrenti.

Maestro concertatore e direttore Michael Zlabinger in sostituzione di Fabio Luisi che avrebbe dovuto dirigere l’opera e a cui esprimiamo vicinanza. Luisi ha infatti dichiarato: «Con grande dispiacere devo rinunciare per improvvisi e gravi motivi familiari all’impegno della direzione musicale dell’opera Die Liebe der Danae in programma al mio amato Teatro Carlo Felice di Genova. Questa decisione, riguardante un prestigioso progetto di cui mi ero fatto forte testimone, e per il quale avevo trovato completo consenso e coraggioso appoggio da parte del Teatro, mi addolora, ma è purtroppo necessario». In precedenza, durante la presentazione del progetto aveva sottolineato «Sono felicissimo di presentare per la prima volta in Italia l’ultima opera di Richard Strauss, L’amore di Danae, che rappresenta in un certo senso un testamento spirituale e drammaturgico del compositore bavarese. Sempre oscillando, come nei suoi capolavori Arianna a Nasso e La donna senz’ombra fra mitologia e mito, fra commedia e rappresentazione sacra, fra buffo e tragico, Strauss dipinge un poliedrico ed a tratti spietato ritratto delle passioni e delle debolezze umane, con un linguaggio musicale complesso e maturo. Ringrazio l’Opera Carlo Felice per il coraggio nel voler produrre questo progetto». Una lettura veramente all’altezza delle aspettative e una direzione ineccepibile di una partitura complessa, che abbiamo avuto la posibilità di apprezzare in tutta la sua bellezza.

La regia è firmata da Laurence Dale (apprezzatissimo lo scorso anno con quella di A Midsummer Night’s Dream di Benjamin Britten), ha spiegato che «per questa produzione molto complessa sul piano vocale abbiamo gli interpreti più adatti. Die Liebe der Danae è una commedia, caso raro per Strauss, è quindi una bella opportunità per realizzare una commedia con una musica di grande ricchezza e invenzione. La protagonista dell’opera è la principessa Danae, della quale Giove è sinceramente innamorato. Danae adora l’oro, così Giove finge di essere Mida, che può trasformare tutto in oro. Danae dovrà scegliere tra il vero amore e la ricchezza, e alla fine troverà l’amore.»
Una domenica funestata dal maltempo che non ha certo scoraggiato il folto gruppo di melomani alla ricerca delle opere raramente rappresentate, comprensibile la curiosità del pubblico all’apertura del sipario: immagini video in cui spicca la data 1944 e poi filmati che documentano i bombardamenti e, in scena, lo stesso Strauss con i familiari che si aggirano fra le macerie dei teatri bombardati, messa in scena voluta dal regista coadiuvato da Gary McCann (che ha realizzato bellissimi costumi e scene) e da John Bishop (luci che fanno la differenza). In contrapposizione due mondi: quello aureo ed etereo dell’Olimpo con le divinità che lo abitavano, e quello della tragedia, la guerra. Durante tutto lo spettacolo si passa sempre da l’uno all’altro. Nell’universo divino appaiono sempre quattro danzatori seminudi ricoperti d’oro che si muovono sinuosamente.
Nel cast del canto, tre sono i personaggi principali. Danae interpretata dal soprano statunitense Angela Meade – oramai di casa al teatro genovese e solo la sua presenza, vale il biglietto – sempre in crescendo, fino a un finale straordinario con una voce dalla grande estensione che non si risparmia mai.

Nella parte di Mida, il tenore John Matthew Myers, ha affrontato ottimamente un ruolo impervio e funambolico, del resto tutte le parti che Richard Strauss ha scritto per voce tenorile sono piene di ostacoli.
Scott Hendricks scenicamente perfetto nel ruolo di Jupiter. Ottimi i due tenori Timothy Oliver e Tuomas Katajala, non da meno Valentina Farcas (Xanthe). Molto bravi anche tutti gli altri personaggi che sono tanti e, alla fine dello spettacolo durato più di tre ore, grandissimi applausi per tutti e standing ovation per Angela Meade e il direttore, molto applaudito anche dopo il rientro a ogni intervallo.
Concludendo, una giornata all’insegna della musica rara e un plauso al Teatro Carlo Felice che ha centrato pienamente l’obiettivo di proporre questa rarità.