Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.
GIiacomo Leopardi, L’infinito, 1819

Il celebre idillio, uno dei testi poetici più amati della lingua italiana, ha compiuto due secoli dalla stesura e, per tutto il 2019 – e anche oltre – sono tantissime l’iniziative celebrative non solo a Recanati. ma su l’intero territorio nazionale (“#200infinito”).

Composto a Recanati nel 1819 (presumibilmente tra la primavera e l’autunno) e pubblicato sul milanese «Nuovo Ricoglitore» del dicembre 1825, successivamente nwll’edizione dei Versi (Stamperia delle Muse, Bologna, 1826) e dopo nei Canti (Piatti, Firenze, 1831).

Il drammaturgo Michele Santeramo dal 21 al 24 novembre sarà in scena con la prima nazionale del lavoro “Di qua dall’infinito” che, a partire dalla “ricostruzione” della creazione, dà forma a una girandola di azioni teatrali in cui, testo e improvvisazione, si intrecciano avvalendosi delle musiche dal vivo di Sergio Altamura e Giorgio Vendola.
Michele Santeramo spiega: «Le cronache raccontano con sufficiente certezza che Giacomo Leopardi scrisse L’Infinito dalle 12 e 45 di una mattina di primavera. Questa che si racconta qui è la vera, verissima ricostruzione di quel che accadde durante quella mattina, fino alle 12 e 45 e oltre, addirittura fino a “in questo mare”.
Da dove viene l’ispirazione? Su cosa si costruisce l’abitudine alla scrittura? Dov’è che appare l’infinito, e per quale motivo, e come si trovano le parole per scriverlo?
A tutte queste domande nessuno sa rispondere, ma cercando tra le piccole storture di quella che sembrava una mattina qualunque, ecco apparire alcuni appoggi, delle ipotesi, una possibile spiegazione. Sono affezionato ad una definizione sgrammaticata e approssimativa del poeta, che non so più se ho letto o inventato: il poeta è uno che quando senti qualcosa e non sai dirla, arriva lui e te la dice. La cronaca di quella mattina contiene suggestioni, arrabbiature, litigate, sogni, paesaggi, da cui deve venir fuori qualcosa, come in ogni mattina. Perché ogni giornata porta con sé un accidente.
Quella mattina non sembrò diversa dalle altre. Giacomo si alza dal letto col passo arzillo e svelto di uno che va incontro alla vita con la speranza che la vita non lo deluda anche oggi. Con questo spirito nel cuore apre la tenda alla finestra e tra lui e il paesaggio scopre ancora un pezzo di notte velato da una tristissima nebbiolina che sembra confondere sguardo e speranze. Giacomo pensa: e anche questa l’ho in quel posto”. Poi, alle 12 e 45, arriva l’Infinito.
»

Didascaalie imamgini

  1. Primo manoscritto autografo
    de L’infinito
    di Giacomo Leopardi, 1819
    Biblioteca Nazionale di Napoli
  2. Secondo manoscritto autografo

    I due manoscritti  – quello di Napoli e quello di Visso – per un vincolo conservativo non possono essere mai nello stesso luogo allo stesso momento.
     

  3. Michele Santeramo 
    foto © Pino Montisci

In copertina una veduta esterna del
Teatro Era a Pontedera 

“Di qua dall’infinito”
di e con Michele Santeramo
musiche dal vivo di Sergio Altamura (chitarra) e
Giorgio Vendola (contrabbasso)
e la partecipazione di Fabio Facchini (iNuovi)

Prima nazionale

Orari
da giovedì 21 a sabato 23 novembre – ore 21
domenica 24 novembre ore 17.30

Dove e quando

Evento: Teatro Era – via Indipendenza, 1 – Pontedera
  • Date : 21 November, 201924 October, 2019