La programmazione operistica dell’ 87º Festival del Maggio Musicale Fiorentino prosegue con Der junge Lord, opera in due atti di Hans Werner Henze rappresentata per la prima volta sia nelle stagioni del Maggio, sia in lingua originale in Italia. Questa recensione si riferisce alla recita del debutto (domenica 25 maggio) a cui ha fatto seguito la replica di mercoledì 28 e quella che seguirà questo pomeriggio alle ore 15:30.

Hans Werner Henze (Gütersloh, 1º luglio 1926 – Dresda, 27 ottobre 2012) è stato un poliedrico compositore che ha spaziato dal genere sinfonico alle musiche per il cinema fino all’opera lirica, di cui Der junge Lord è la sesta del suo catalogo. Composta nel 1964 su libretto di un’amica, la poetessa austriaca Ingeborg Bachmann, è ispirata alla fiaba “La scimmia come uomo” di Wilhelm Hauff, un favolista tedesco del Diciannovesimo secolo. La prima rappresentazione, alla Deutsche Oper di Berlino del 7 aprile 1965, con la direzione di Christoph von Dohnányi, fece così tanto scalpore da essere allestita nei maggiori teatri europei.

I ricordi del maestro Hans Werner Henze a teatro ci riportano al 2008, durante il 71° Maggio Musicale Fiorentino, precisamente al Teatro Goldoni, dove andò in scena la prima assoluta per l’Italia di Phaedra. In platea sedeva il compositore che più volte abbiamo visto a Firenze avendo, già dagli anni Cinquanta, scelto la Toscana come sua dimora e fondando nel 1976 il Cantiere Internazionale d”Arte a Montepulciano dove, tra l’altro fu rappresentata per la prima volta nel 1980 l’opera per bambini Pollicino.

Tornando a Der junge Lord, in un’immaginaria cittadina tedesca di provincia la vita degli abitanti viene stravolta dall’arrivo di un nobile inglese, l’enigmatico Lord Edgar con il suo improbabile seguito di personaggi bizzarri tra cui il nipote, il giovane Lord Barrat, che attrae e inquieta gli altri protagonisti con i suoi strani modi di fare. Pur di tenere il passo dei nuovi arrivati, gli abitanti cercano di compiacere in ogni modo il giovane Lord, salvo poi scoprire solo alla fine di essere stati ingannati: nei panni di Lord Barrat si cela infatti una scimmia ammaestrata di un circo.

Nonostante siano presenti elementi tipici dell’opera comica di tradizione settecentesca che le conferiscono un’apparente leggerezza, in realtà, il lavoro di Henze, è un’amara riflessione sull’ipocrisia della società benpensante e sull’emarginazione dell’individuo, tematiche tradotte in una scrittura a tratti corrosiva e tagliente anche se inserita nel rassicurante ambito della tonalità.
La regia dello spettacolo è stata affidata a Daniele Menghini – al suo debutto assoluto a Firenze – con scene di Davide Signorini, costumi di Nika Campisi e luci di Gianni Bertoli. Protagonisti, inoltre, i ballerini della Compagnia Komoco che danzano sulle basi della coreografia curata da Sofia Nappi.

Sul podio della Sala Grande del Maggio Markus Stenz (che in questo Teatro ha debuttato nell’autunno del 1990 in un concerto sinfonico dove diresse proprio una composizione di Henze, la Barcarola) alla guida dell’Orchestra, del Coro del Maggio e del Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio. Parlando di questa nuova produzione, il Maestro ha affermato: «Credo che Der junge Lord sia già definibile un classico e non una composizione contemporanea. È anche un delizioso esempio di opera buffa, creata con il prezioso contributo della librettista Ingeborg Bachmann; amo inoltre che quest’opera sia veramente puro teatro e che vada decisamente oltre a quelle che sono le nostre aspettative del mondo digitale moderno: ristabilisce il concetto del ‘fare teatro per il teatro’. Tutti gli effetti speciali sono naturali e creati dalle persone stesse e il palcoscenico è colmo: ci sono attori, il coro, i giovani del Coro delle voci bianche e i figuranti. Quest’opera è il massimo del divertimento insomma, ma al contempo è anche impressionantemente profonda. Lavorare con Daniele Menghini è stato molto stimolante, apprezzo molto la sua visione dell’opera, è sì capace di raccontare questa storia esattamente per quello che essa vuole trasmettere ma è stato anche in grado di farlo con tanta creatività: questo permette di capire l’opera senza la necessità di conoscerla prima e la storia, semplicemente, si sviluppa davanti agli occhi del pubblico».

Daniele Menghini ha poi aggiunto: «È una gioia e un onore poter debuttare in questa edizione del Festival del Maggio e lo è ancor di più poterlo fare con un’opera come Der junge Lord, che conferma lo spirito pionieristico di un Festival che ha sempre cercato di scovare titoli inediti e fuori dagli schemi classici del repertorio. In quest’occasione viene fatto con la meravigliosa opera che Henze compose […] partendo da una novella tedesca dell’Ottocento grazie alla quale ha composto un vero e proprio capolavoro dai tratti decisamente irriverenti che ci rivela tutte le nostre ipocrisie e tutte le nostre nevrosi che spesso facciamo fatica a riconoscere e ammettere. È un’opera corale, imprevedibile e a tratti scorretta che – se da un lato guarda alla tradizione – dall’altra la deforma con quel cinismo grottesco che solo i tedeschi sanno trasmettere. Il finale, inaspettato, indirettamente ci fa domandare: che cosa siamo disposti a sacrificare della nostra civilissima umanità per apparire meno bestiali e brutali di quanto siamo in realtà?»

Un’operazione veramente riuscita, uno spettacolo unico dove regia, direzione, cantati, coro e orchestra sono in sintonia perfetta.
All’entrata in sala, a sipario aperto, si vede un pupazzo in maschera che invita il pubblico a prendere posto. L’impianto è fisso con pareti che scorrono e, all’inizio dello spettacolo, come per magia, il pubblico viene trasportato in una fiaba, sembra che scorrano delle cartoline illustrate e le masse si muovono creando dei tableaux vivant, il circo, i giocolieri. Una trasposizione, oseremmo dire, molto felliniana, anche per i costumi coloratissimi e tutti gli elementi in scena non passano certo inosservati per la cura minuziosa dei dettagli. Lo spettacolo all”insegna dell’equivoco, la cui trama ricorda molto le opere buffe rossiniane e un finale che fa molto riflettere.

La direzione di Stenz, senza alcuna ombra, incanta il pubblico e il cast è veramente all’altezza sia scenicamente che vocalmente, iniziando dall’attore (ruolo muto) Giovanni Franzoni che interpreta Sir Edgar, il suo segretario e complice Levant Barkirci (baritono), Lord Barrat (tenore) Matteo Falcier, Begonia (mezzosoprano) Caterina Dallaere, il Sindaco (basso/baritono) Andreas Mattersberger, Marina Comparato (mezzosoprano) Baronessa Grunwiese. E ancora Luise (soprano) Marily Santoro e Nikoletta Hertsak (soprano) Ida. Bravissimi anche tutti gli altri personaggi che sono tanti e un plauso a mimi e acrobati della compagnia Komoko che hanno reso questo spettacolo unico.
Alla fine grandissimi applausi per tutte le maestranze, che ci hanno fatto sognare e assistere a uno spettacolo che non dimenticheremo facilmente.