La libertà, nelle sue multiformi dimensioni, è il motivo ispiratore della 69ª edizione del Festival di Aix-en-Provence. Libertà di pensiero. Libertà dei comportamenti. Libertà dai pregiudizi. E il teatro d’opera ha da sempre intessuto un legame stretto con la libertà. Don Giovanni e Carmen, due figure che sfidano la morale comune e l’ordine costituito, ne sono la personificazione più celebrata. Due nuove produzioni del Festival portano in scena le vicende del libertino impenitente e della fiera gitana.

Si possono dare tante letture di Don Giovanni. E tantissime ne sono state date. Politiche, filosofiche, religiose, esistenziali. Jean-François Sivadier, regista e attore francese, non prende invece posizione e lascia che sia il teatro a parlare. Una troupe molto giovane si muove su una scena fissa. Al centro un grande assito rettangolare su cui si svolge l’azione. Ambiente volutamente spoglio e attrezzatura teatrale ridotta al minimo: qualche sipario mobile, parrucche, tavolini ai bordi della scena. A tratti si ha l’impressione di assistere a una performance di teatro di strada. Impressione rafforzata dalla fisicità estrema (per uno spettacolo lirico) dei protagonisti.
Don Giovanni nell'edizione 2017 del Festival di Aix-en-Provence
Più che dalle immagini e dai cambi di scena lo sviluppo del dramma giocoso è portato avanti dai movimenti e dalle espressioni dei cantanti. Il baritono canadese Philippe Sly, ancora non trentenne, sfoggia movenze da ballerino e un gioco di gambe da peso medio. Un gran lavoro di recitazione, mobile ed espressiva, innerva tutta la rappresentazione. Pregevole anche la dizione. Le luci di Philippe Berthomé sono un altro elemento chiave di questa rappresentazione. Faretti, circoli di luce, bolle di luce colorata che calano dall’alto e accompagnano i passaggi della recita. Ne esce uno spettacolo fresco e dinamico che coinvolge e diverte lo spettatore, senza le forzature a volte perfino caricaturali di certi altri allestimenti, e che ben evidenzia l’unione di farsa e tragedia proprio di Don Giovanni.
Una compagnia d’interpreti belli e impetuosi, anche se non stratosferici per mezzi vocali, anima la serata. Funziona alla perfezione la coppia Don Giovanni – Leporello, due giovinastri che ben uniscono la voglia di infinito del primo e il senso comune del secondo. Philippe Sly restituisce una raffinata interpretazione vocale del libertino mentre il basso argentino Nahuel di Pierro infonde grande energia, nel canto e nei gesti, al suo Leporello. Straordinaria per espressività l’aria del Catalogo, recitata senza alcun supporto di maniera (libriccino, diario, tacche tracciate su un sipario …) ma affidata alle sole doti recitative. Eleonora Buratto veste con nobiltà i panni di Donna Anna, sfoggiando voce piena di colori drammatici e registro ampio e solido. Intenso il Don Ottavio di Pavol Breslik; impeccabile la sua “Dalla sua pace”. Il mezzo-soprano statunitense Isabel Leonard veste con proprietà i panni di Donna Elvira, insieme a Don Giovanni il personaggio più complesso del dramma giocoso mozartiano, anche se mancano i fuochi di artificio vocali di altre interpretazioni. Julie Fuchs restituisce voce e gesto a una Zerlina arguta e un po’ coquette. Solido il Masetto di Krzysztof Baczyk.
Don Giovanni: Eleonora Buratto (Donna Anna), Philippe Sly (Don Giovanni), David Leigh (Il Commendatore)
L’orchestra Le Cercle de l’Harmonie, con i suoi strumenti d’epoca e diretta dal fondatore Jérémie Rhorer, ricrea l’immensa ricchezza del linguaggio musicale mozartiano. Rhorer mantiene con maestria l’equilibrio fra cantanti e orchestra, anche se a volte certi tempi sembrano mancare di un po’ del brio mozartiano.
La recita è salutata alla fine da un vivo successo di pubblico.

Dopo una domenica passata fra le belle architetture di Aix e la splendida mostra dedicata dal centro d’arte “Hôtel de Caumont” alla pittura di Alfred Sisley, si torna idealmente a Siviglia.

Sessant’anni dopo l’unica Carmen rappresentata ad Aix, l’iconoclasta Dmitri Tcherniakov raccoglie la sfida di portare di nuovo in scena il capolavoro di Bizet e la riuscita è pari alle attese. Il regista russo, già protagonista di altri exploit teatrali, con un colpo di genio cambia la prospettiva, traspone la storia e la racconta dal punto di vista di Don Josè.
Una coppia borghese in crisi. Lui ha perso il desiderio e lei decide di provare un nuovo approccio terapeutico. La partecipazione alla vicenda di Carmen sarà il modo per rinfrescare la perduta libido. Lui impersona Don Josè. Lei Micaela. Tutti gli altri personaggi sono interpretati dal personale del centro specializzato a cui la coppia si rivolge. Ancora prima dell’attacco dell’ouverture arrivano alla clinica. Lobby di un centro congressi anni settanta, divani squadrati di pelle nera e marmo beige alle pareti. Lui consegna telefonino e portafoglio alla reception e il gioco di ruolo inizia. Sembra quasi un team building aziendale, ognuno con la sua brava targhetta sulla giacca con sopra il nome del personaggio da impersonare. La dipendente/Carmen arriva addirittura un attimo in ritardo. All’inizio Don Josè è svogliato, molto riluttante a prestarsi al gioco, poi ne viene sempre più coinvolto, finché non scoppia una passione ossessiva per l’interprete di Carmen. Diviene perfino aggressivo. La cura potrebbe essere interrotta, visto l’apparente successo ma lui, ormai succube delle sue brame, non vuole tornare a casa nonostante gli inviti della moglie. La stessa Carmen vorrebbe sospendere la terapia, ma non si può e la cura deve continuare. Fino alla fine, fino alla morte di Carmen. Morte che è ovviamente una finzione e Don Josè viene ricompensato dallo staff medico con un bel mazzo di fiori. Resta il dubbio se sia davvero guarito oppure si sia trasformato in qualcosa di peggio del borghese annoiato che era entrato in clinica. Mogli, non portate il marito alla Carmen-terapia!
Carmen: Elsa Dreisig (Micaëla) sullo sfondo, Michael Fabiano (Don José) a destra, e Chœur Aedes
Teatro nel teatro, che nel caso di Tcherniakov funziona alla perfezione. Nella prima parte dello spettacolo si ride, ci sono situazioni francamente esilaranti, sospese fra la terapia e la trama della Carmen. Ma via via che lo spettacolo si sviluppa prevale lo sgomento per quello che succede in scena. Per rendere lo spettacolo ancora più efficace Tcherniakov ha anche riscritto i dialoghi che vanno a sostituire i recitativi introdotti da Ernest Guiraud per la prima viennese dell’opera e che sono diventati la versione standard della Carmen. Il regista ha il merito di rinnovare l’opera senza snaturarla. I personaggi non sono esattamene quelli originali, ma Tcherniakov resuscita la carica passionale dell’opera, difficile da percepire per noi contemporanei se calata in un folklore andaluso di maniera. Operazione riuscita in pieno.
Quanto ai cantanti, Stéphanie d’Oustrac e Michael Fabiano sono i veri mattatori della serata.
Il mezzo-soprano, alla sua terza Carmen, padroneggia il ruolo con maestria tutta francese e con superbi mezzi vocali. Via via che la recita va avanti la sua voce cresce d’intensità e si arricchisce di colori. Stéphanie d’Oustrac dimostra anche ottime capacità sceniche come terapeuta alle prese con il baldo Don Josè prima in crisi di desiderio e poi acceso da insana passione. Una splendida Carmen. Debutto folgorante nel ruolo di Don Josè per Michael Fabiano, un astro nascente fra i tenori. Molto virile nel gesto e con grande potenza del mezzo vocale, porta il personaggio al limite, facendo anche leva sulle passioni sdoppiate fra il militare dello spettacolo originale e il marito in crisi. Una prestazione da incorniciare. I comprimari assolvono il compito con bravura. Elsa Dreisig, voce argentata e gesto sicuro, ci mostra una Micaela di tutto rispetto, che in questa messinscena non è più la spaurita ragazzina di campagna, ma una solida borghese piuttosto control freak. Potente e molto macho Michael Todd Simpson nei panni di Escamillo. Accattivanti le Frasquita e Mercedes di Gabrielle Philiponet e Virginie Verrez.
Carmen: Stéphanie d'Oustrac (Carmen), Michael Fabiano (Don José) e Elsa Dreisig (Micaëla)
La Orchestre de Paris, diretta da Pablo Heras-Casado, ricrea con piglio deciso la brillantezza e il dramma dello spartito di Bizet. Precisi e potenti gli innesti del Chœur Aedes, guidato da Mathieu Romano.
Applausi fragorosi e meritati per tutti i protagonisti della serata e standing ovation per Stéphanie d’Oustrac e Michael Fabiano. Una Carmen di cui non ci scorderemo.

Anche questa edizione del festival di Aix non delude gli appassionati.

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Don Giovanni al Festival di Aix-en-Provence (© Pascal Victor) Don Giovanni nell'edizione 2017 del Festival di Aix-en-Provence (© Pascal Victor) Don Giovanni: Eleonora Buratto (Donna Anna), Philippe Sly (Don Giovanni), David Leigh (Il Commendatore) (© Pascal Victor) Carmen: Elsa Dreisig (Micaëla) sullo sfondo, Michael Fabiano (Don José) a destra, e Chœur Aedes (© Patrick Berger) Carmen: Stéphanie d'Oustrac (Carmen), Michael Fabiano (Don José) e Elsa Dreisig (Micaëla) (© Patrick Berger)