La nuova stagione operistica bolognese è stata inaugurata con Tristan und Isolde (Tristano e Isotta) di Richard Wagner rappresentato in Italia per la prima volta proprio al Teatro Comunale il 2 giugno 1888. Considerato pilastro evolutivo del linguaggio musicale moderno e pietra miliare della civiltà occidentale, il dramma musicale è proposto – dopo oltre vent’anni di assenza dal capoluogo emiliano – nella produzione firmata dal regista tedesco Ralf Pleger e dallo scenografo e artista visivo suo connazionale Alexander Polzin.

Tristan und Isolde inaugura inoltre un ciclo dedicato alle cinque opere di Wagner che videro la loro prima esecuzione italiana proprio a Bologna dove venne “sdoganata” la Gesamtkunstwerk (Opera d’arte totale) nel 1871 con Lohengrin, divenendo una sorta di tempio sacro del wagnerismo dopo Bayreuth. Cinque diverse opere, una all’anno per cinque stagioni consecutive. Quindi, nel 2021, in occasione dei centocinquanta anni dalla prima assoluta italiana, toccherà proprio a “Lohengrin”. Nel 2022 “Parsifal” co-prodotto con il Teatro Massimo di Palermo e con la regia di Graham Vick (al debutto di domenica scorsa, il tripudio con undici minuti di applausi). A seguire “Der fliegende Holländer” nel 2023 e “Tannhäuser” nel 2024.

Lo spettacolo – realizzato in coproduzione con il Théâtre Royal de la Monnaie di Bruxelles dove è andato in scena lo scorso maggio – è di forte impatto visivo, intessuto di citazioni concettuali che sconfinano nell’arte contemporanea tra installazioni, pareti mobili e un’enorme foresta apparentemente inerte che prende vita nei corpi dei danzatori nella scena d’amore dei due protagonisti nel secondo atto (costumi di Wojciech Dziedzic, luci di John Torres e coreografia di Fernando Melo).

Al riguardo, il regista, spiega: «Tristan è un lavoro incredibilmente moderno. Per me e Alexander l’idea di partenza è stata l’amore per quest’opera: abbiamo voluto presentarla come qualcosa al di fuori del tempo e di qualsiasi realtà. Abbiamo insistito sulla proiezione di immagini e forme: è uno spettacolo giocato sul piano visuale, perché ritenevamo che la storia fosse già ben nota a tutti».

Ancora, Ralf Pleger «Wagner gioca con i diversi livelli dell’inconscio e anticipa molto di ciò che la psicologia classica descriverà in seguito. Sembra che, sotto l’effetto della pozione magica, Tristano e Isotta penetrino sempre più a fondo nel loro subconscio e si avvicinino a un livello di coscienza esterno all’io. Il viaggio di Tristano nel subconscio lo riporta ai ricordi dell’infanzia, poi della prima infanzia, fino addirittura a quelli antecedenti la sua nascita. In un’audace interpretazione, Nike Wagner vede in ciò il simbolo della filogenesi della specie umana: il subconscio come fonte di tutte le esperienze che noi, i nostri progenitori e i nostri antenati evolutivi abbiamo vissuto, dall’organismo unicellulare all’Uomo. E se spingessimo ancora più in là il ragionamento? Non potremmo estendere questo simbolo alla genesi dell’intero cosmo?

Passato e futuro non si confondono allora misteriosamente? Al culmine dell’estasi, Tristano e Isotta pongono finalmente le grandi domande relative alle nostre origini e alla nostra meta finale. Nell’allargamento della loro coscienza, Tristano e Isotta sono in grado di vedere quest’altra verità, forse più profonda? È la loro ebbrezza la fonte di questa “chiaroveggenza universale”, come verrà definita in seguito da Wagner in Parsifal? Cosa succede loro quando, durante il loro grande duetto, dichiarano di essere il mondo? E soprattutto, la risposta è l’amore?
»

Non capita spesso che la parte visiva e quella musicale siano in perfetta sintonia. Emozioni forti e autentiche per l’attesissimo ritorno del direttore, Juraj Valcuha, che a Bologna aveva iniziato la sua brillante carriera italiana dirigendo Boheme e lo scorso anno aveva incorniciato una Salome da ricordare (segnaliamo le prossime direzioni: L’Amore delle Tre Melarance il prossimo maggio e La Rondine a luglio al Teatro di San Carlo oltre alla ripresa di Turandot al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino in giugno).
In Tristan und Isolde, sin dal preludio abbiamo potuto ascoltare momenti musicali in un crescendo dell’Orchestra del teatro felsineo che lo ha seguito assecondando ogni suo gesto. La magia sublime del suono dove tutto è  magia di suoni per il silenzio assoluto di un pubblico rapito dalla perfezione. Ovazioni a ogni rientro dopo le due pause e alla fine, dopo quasi cinque ore di spettacolo, è stata standing ovation.

Il cast di cantanti, selezionato per garantire il meglio per le opere di Richard Wagner, aveva solisti che portano la musica del maestro di Lipsia  in tutti i più grandi teatri del mondo. La Isolde (soprano) di Catherine Foster è un personaggio di spessore capace di fare la differenza. Molto bene Tristan (tenore) Bryan Register e che ricorderemo per la perfezione del duetto con Isolde nel secondo atto. Il Re Marke (basso) di Albert Dohmen elegante e potente. Bellissima voce per Kurwenal (baritono) di Martin Gantner. Bragane (mezzosoprano) Ekaterina Gubanova bravissima nel ruolo. Bene anche gli altri.

Alla fine dello spettacolo grandi applausi per tutti. In sala la convinzione che Wagner avrebbe apprezzato questa esecuzione indimenticabile, da manuale ed esaurita per tutte e cinque le recite. I melomani non si sbilanciano spesso, ma questo è stato uno dei rari casi che fanno dire orgogliosamente “ero presente” con un ringraziamento al Teatro  Comunale di Bologna  per aver avviato questo progetto wagneriano. 

 

Didascalie immagini nel testo e in copertina
alcunu momenti di Tristan und Isolde
in scena a Bologna
foto © 2020 Rocco Casaluci

TRISTAN UND ISOLDE
Dramma musicale in tre atti
Musica e libretto di Richard Wagner

Direttore Juraj Valčuha

Ideazione artistica Ralf Pleger & Alexander Polzin
Regia Ralf Pleger

Personaggi e interpreti

  • Tristan Stefan Vinke /
    Bryan Register (26 e 29 gennaio)
  • Re Marke Albert Dohmen
  • Isolde Ann Petersen /
    Catherine Foster (26 e 29 gennaio)
  • Kurwenal Martin Gantner
  • Brangäne Ekaterina Gubanova
  • Melot / Un pilota Tommaso Caramia
  • Un pastore / Un giovane marinaio Klodjan Kaçani

Maestro del Coro Alberto Malazzi

Scene Alexander Polzin
Costumi Wojciech Dziedzic
Luci John Torres
Luci riprese da Kate Bashore
Coreografia Fernando Melo
Assistente regia Emilie Rault
Assistente coreografo Sonoko Kamimura

Orchestra, Coro e Tecnici del
Teatro Comunale di Bologna

Nuova produzione del Teatro Comunale di Bologna
con Théâtre Royal de la Monnaie / De Munt

dal 24 al 31 gennaio 2020

(la recensione si riferisce alla replica di 
domenica 26 gennaio)