«Opera di grandi sentimenti e azioni, spesso estremi.
Già dalle prime battute della musica siamo catapultati in un’epoca di grandi cambiamenti politici
che spesso passano al di sopra dei destini umani.
Ma anche quando tutto è perso e non c’è più salvezza
rimane una cosa che non si può distruggere: l’amore».
Con queste parole, Oksana Lyniv, direttrice musicale del Teatro Comunale di Bologna, definisce il suo debutto lirico, Andrea Chénier di Umberto Giordano, nuova produzione in prima rappresentazione assoluta al Comunale di Bologna per la Stagione d’Opera 2022 in scena da venerdì 14 fino a domenica 23 ottobre e, proprio all’ultima replica, ci riferiamo in una Bologna ancora in pieno clima estivo.

Dramma di ambiente storico in quattro quadri su libretto di Luigi Illica, dedicato alla vita del poeta André Chénier – esponente del neoclassicismo e del preromanticismo del cosiddetto “ellenismo francese”, politicamente monarchico costituzionalista e giustiziato a trentunenne sulla ghigliottina a Parigi il 25 luglio 1794 – Andrea Chénier è uno dei capolavori del repertorio verista. L’opera debuttò con grande successo il 28 marzo 1896 al Teatro alla Scala e, come comunicò l’editore Sonzogno al librettista con un telegramma: «Trionfo completo primo terzo quarto atto. Piacque pure secondo. Ventina chiamate artisti maestro».

Con scene di Nicolás Boni, i costumi realizzati da Stefania Scaraggi, le luci di Daniele Naldi e le coreografie di Silvia Giordano, il nuovo allestimento è firmato dal regista Pier Francesco Maestrini, che racconta del nesso tra l’idea originale dello spettacolo, ambientato ai tempi della rivoluzione francese, e l’odierna guerra in Ucraina:

«Osservo i bozzetti del nostro Chénier e al contempo le immagini dei maggiori canali di informazione. La correlazione tra le due cose mi gela, poiché ciò che abbiamo cercato di proporre era rendere evidente come un periodo di radicale cambiamento, così determinante per lo sviluppo del genere umano, si sia trasformato in devastazione e terrore, anche se nato dal pensiero di gente illuminata. Volevamo detriti e rovine che dominassero la scena fagocitando alcuni elementi simbolo, tipo un cembalo o una scultura, che richiamassero l’arte e la bellezza, tra atti di sciacallaggio e bassezze dell’animo umano, a ricordarci come per una cosa buona che siamo in grado di creare ne produciamo altre cento nefaste. In questo panorama di angoscia e orrore – conclude il regista – si eleva un’unica voce di speranza, la stessa che nutre il cuore di Maddalena e alla quale ci aggrappiamo nell’Improvviso di Chénier: molto più che un inno all’amore, è un monito per ricordarci le conseguenze a cui porta l’indifferenza. Oggi come allora».

In un teatro affollato e in attesa di un’opera non facile, la Direttrice porta a casa un buon risultato con la complicità di Orchestra, Coro e cast di cantanti di altissimo livello il cui mattatore è il tenore Gregory Kunde, alla sua terza produzione con il teatro felsineo nella stagione 2022 tra l’altro, in questo periodo, facendo spola con il Festival Verdi a Parma nella Forza del destino.

Sin da “un dì all’azzurro spazio all’improvviso…” del primo quadro, Kunde sfodera una bellissima performance per poi continuare in “Ecco l’altare…“nel duetto con Maddalena del secondo quadro. Un crescendo costante fino al culmine, nel quarto quadro, “Come un bel dì di maggio” con la standing ovation dei presenti.

Maddalena (soprano) di Erika Grimaldi, al debutto nel ruolo, è stata una splendida sorpresa. Sempre ben calata nel personaggio, nel terzo quadro “la mamma morta” ha cantato con un’intensità veramente unica. Da segnalare anche il duetto con Kunde del quarto quadro, “Vicino a te s’acqueta“.

Gerard (baritono) interpretato da Roberto Frontali, ha raggiunto la perfezione nel monologo “Nemico della patria” del terzo quadro.
Bersi (mezzosoprano) di Cristina Melis è stata un’altra bellissima sorpresa come anche Madelon (mezzosoprano) di Manuela Custer.
Bravi tutti gli altri anche perché, i personaggi di quest’opera, sono veramente tanti.

Lo spettacolo, visivamente, ha riscosso un gran successo accontentando sicuramente il melomane più esigente in quanto classico ed elegante.
Alla fine grandissimi applausi per tutti, in particolare ai tre personaggi principali e alla direttrice Oksana Lyniv, molto applaudita anche al rientro dopo l’unico intervallo.