A Torino per l’ultima delle cinque rappresentazioni de L’incoronazione di Dario, nuovo titolo del Progetto Opera Barocca e fulcro del Festival Antonio Vivaldi che ha visto riunite, dal 5 al 23 aprile, le principali istituzioni musicali torinesi e il Museo Nazionale del Cinema in un raffinato percorso culturale che, attraverso musica, cinema, esposizioni e incontri, ha focalizzato sul genio del padre del Barocco musicale europeo.
Dopo essere caduto nell’oblio per troppo tempo, rivalutare il Barocco in Italia è doveroso che tale, incomprensibile, scelta sia stata dovuta al gusto del pubblico perché bastava varcare i confini per costatarne come le programmazioni lo intercalassero con opere popolari o tradizionali.
Quella di Torino è davvero una straordinaria programmazione, ma anche a Firenze e Milano abbiamo assistito a ottimi lavori e fa piacere osservare il crescente interesse, soprattutto, fra i giovani.  
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Torino e Antonio Vivaldi (Venezia, 4 marzo 1678 – Vienna, 28 luglio 1741) sono legati da una relazione decisamente singolare infatti, benché il compositore non abbia frequentato assiduamente la città, il destino ha voluto che la quasi totalità dei suoi manoscritti sia conservata alla Biblioteca Nazionale Universitaria ed è proprio partendo da questa collezione, unica al mondo, che è nata la kermesse barocca con la possibilità di tuffarsi nelle meraviglie di uno sterminato catalogo ancora oggi troppo spesso in ombra e il Teatro Regio ha messo in scena, per la prima volta nella sua storia, un’opera vivaldiana affidandola alla bacchetta di Ottavio Dantone (nella doppia veste di direttore e clavicembalista), sul podio dell’Orchestra del Teatro Regio, alla regia di Leo Muscato, in un nuovo allestimento su progetto dell’Accademia Albertina di Belle Arti, anch’esso al centro di una mostra.
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L’incoronazione di Dario è una vera rarità di Vivaldi, scritta e dedicata all’Altezza Serenissima Antonio Ferdinando Gonzaga debuttando a teatro di Sant’Angelo a Venezia il 23 febbraio 1717. Dramma  per musica in tre atti, rv 719, su libretto di Adriano Morselli e poi dimenticato per due secoli e mezzo in quanto la prima rappresentazione in epoca moderna avvenne al Teatro dei Rinnovati di il 27 e 28 agosto 1978. Un ulteriore plauso al  Regio per averla proposta tre secoli dopo la prima assoluta.
L’ambientazione non è in una Persia antica perché il giovane regista Leo Muscato ha immaginato un Medio Oriente attuale e ci spiega: «siamo nel deserto arabo in cui un re ha sfruttato a lungo le risorse della terra, il petrolio, e il lavoro dei sudditi. Abbiamo provato a ricostruire l’ambiente di un giacimento senza esagerare nel dettaglio iperrealista, che mal si adatterebbe allo spirito barocco dell’opera». Il regista ha seguito personalmente per un anno gli allievi delle classi di Scenografia e Costumi dell’Accademia, in un percorso di lavoro professionale e artistico che ha trovato la piena realizzazione sul palcoscenico del Regio.
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Il tema dell’opera è il potere. Alla morte di Ciro di Babilonia il trono è destinato alla sua primogenita Statira e all’uomo che lei sceglierà di sposare e qui l’amore soccombe alla lotta di tre uomini: uno è il rappresentante del popolo, il secondo il capo delle milizie e il terzo un esponente del ceto nobile.
Attualizzato al potere economico derivante dai pozzi petroliferi di un magnate arabo, si sottolinea l’indifferenza alla distruzione, alle rovine dell’ormai dimenticato impero persiano e dove i pozzi per le estrazioni petrolifere si fondono con gli interni sfavillanti e dorati della magione lussuosa di Ciro.I luoghi esterni  sono rappresentati  da un fondale che mostra un deserto immenso in contrasto con la ricchezza degli interni con il monito attualissimo della ricchezza a tutti i costi anche a discapito della natura e del  patrimonio artistico ereditato per l’incapacità di conservarli e difenderli. Il tutto ben rappresentato da scene e costumi molto belli e dalla luci di Alessandro Verazzi che hanno reso lo spettacolo suggestivo e con dei giochi di colori efficacissimi.
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Ottavio Dantone clavicembalista e fondatore del complesso Accademia Bizantina, è oggi considerato, a livello internazionale, uno degli interpreti di riferimento del repertorio barocco con strumenti d’epoca. Il Dirottore, sottolinea: «L’opera seria nel periodo barocco era privilegiata non per i soggetti in sé, ma per la possibilità di ascoltare magnifiche acrobazie vocali. Questo capolavoro di Vivaldi, presenta musica di incredibile ricchezza e bellezza, con considerevole varietà di colori e ritmi, distribuita fra molti personaggi».
Dantone ha guidato l’Orchestra con la sapienza di chi conosce alla perfezione un repertorio molto particolare e i musicisti ci hanno regalato anche momenti bellissimi negli assolo strumentali di cui è piena la partitura.
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Il cast canoro è stato affidato a esperti del Barocco ascoltati e apprezzati in tante produzioni europee. Il tenore Carlo Allemanno è stato un Dario elegante vocalmente e scenicamente esattamente come il contralto Sara  Mingardo nei panni della principessa Statira. 
Il contralto Delphine Galou – una principessa Argene perfetta anche se nell’ultima replica ha cantato ugualmente pur annunciando di non essere in perfetta.
Un plauso al baritono Riccardo  Novaro che ha interpretato il filosofo Niceno con una grande voce.
Il soprano Roberta  Mameli ci ha offerto una splendida principessa  Alinda  e il mezzosoprano Lucia Cirillo – che interpretava il nobile Oronte – non è  stata da meno.
Il soprano Veronica  Cangemi  convincente e vocalmente perfetta nei panni di  Arpago, non da meno il mezzosoprano  Romina Tommasoni che, oltre alla capacità vocale, è stata molto bravacome attrice e confidente nel ruolo di Flora la damigella delle due principesse.
Il tenore Cullen Gandy, che interpretava sia l’ombra di Ciro che e l’Oracolo ( Apollo ), anche lui bravo in un cast omogeneo dove tutte le voci erano in perfetta simbiosi.
Appena chiuso il sipario  applausi a scena aperta  per tutti  con la consapevolezza  di aver assistito  a qualcosa di veramente raro e unico.

 

Dettagli

Foto Ramella&Giannese 
© 2017 Teatro Regio di Torino

 

L’incoronazione di Dario
Dramma per musica in tre atti
Libretto di Adriano Morselli
Musica di Antonio Vivaldi
Prima esecuzione a Torino

Personaggi e Interpreti

  • Dario, che viene incoronato re dei persiani
    tenore - Carlo Allemano
  • Statira, principessa semplice, primogenita di Ciro
    contralto - Sara Mingardo
  • Argene, sorella minore di Statira
    contralto - Delphine Galou
  • Niceno, filosofo
    baritono - Riccardo Novaro
  • Alinda, principessa di Media, amante di Oronte
    soprano - Roberta Mameli
  • Oronte, nobile perfetto, pretendente di Statira
    mezzosoprano - Lucia Cirillo
  • Arpago, pretendente di Statira
    soprano - Veronica Cangemi
  • Flora, damigella di corte, confidente delle due principesse
    contralto - Romina Tomasoni
  • Ombra di Ciro e Oracolo (Apollo)
    tenore - Cullen Gandy

Direttore d'orchestra e clavicembalo: Ottavio Dantone

Regia: Leo Muscato

Scene e costumi: Accademia Albertina di Belle Arti di Torino

Movimenti coreografici e Assistente alla regia: Alessandra De Angelis

Luci: Alessandro Verazzi

Orchestra del Teatro Regio

 

Nuovo Allestimento in scenda dal 13 al 23 aprile 2017 

durata: 3h 5' - 1h 20' (Parte I), 30' (intervallo), 1h 15' (Parte II)

Una scena de « L’incoronazione di Dario» nuova produzione del Teatro Regio di Torino Una scena de « L’incoronazione di Dario» nuova produzione del Teatro Regio di Torino Una scena de « L’incoronazione di Dario» nuova produzione del Teatro Regio di Torino Una scena de « L’incoronazione di Dario» nuova produzione del Teatro Regio di Torino Una scena de « L’incoronazione di Dario» nuova produzione del Teatro Regio di Torino Una scena de « L’incoronazione di Dario» nuova produzione del Teatro Regio di Torino