Il teatro dell’Opera di Roma dal 4 al 13 ottobre 2022 ha proposto un interessante titolo di Christoph Willibald Gluck, “Alceste”, in francese dall’Alceste di Euripide. Esistono infatti due versioni di questa opera, una in italiano rappresentata a Vienna al Burgtheater nel 1767 su libretto di Ranieri de’ Calzabigi ed una in francese scritta nel 1776 su libretto di Marius François Louis Gand Lebland, Bailly du Roullet rappresentata la prima volta all’ Opéra di Parigi.

L’autore è di importante rilevanza nella storia della musica perché, tra i massimi esponenti del Classicismo, nella seconda metà del XVIII secolo cambiò l’opera seria, in crisi da tempo, semplificandone la trama e cercando un sostanziale equilibrio tra musica e canto. La cosiddetta riforma gluckiana ebbe grande eco, influenzando notevolmente molti grandi compositori delle epoca successiva.
Va subito notato infatti che nell’Alceste non c’è il ruolo da castrato, anche se l’autore tornerà a utilizzare questa vocalità nell’opera successiva e riscriverà la parte di Admeto, assegnata ad un tenore, per un sopranista.
La storia di quest’opera è fondamentalmente una storia d’amore, del sacrificio a cui è disposta una moglie per salvare il proprio consorte.

Admeto, re di Fera in Tessaglia, sta morendo. La moglie Alceste è molto angosciata. Nella foresta, prega gli dei dell’Oltretomba che lascino vivere il marito. Apollo le risponde che il re morirà quello stesso giorno, a meno che qualcuno non decida di sacrificarsi al suo posto. Alceste si offre ed Apollo accetta lo scambio. Admeto è subito risanato, senza sapere il motivo della sua miracolosa guarigione. Il re cerca invano la sua sposa, ma nessuno gli sa dire dove essa sia. Non trovando risposta, intuisce che Alceste si è sacrificata per lui e, disperato, la vuole seguire nell’Ade. Interviene allora Ercole, suo vecchio amico, che promette di salvare la regina. Ercole segue Alceste nella discesa all’Ade e impedisce che Thanatos, il dio della morte, la afferri. Apollo, toccato dall’eroismo di Ercole, concede ad Alceste di tornare a riunirsi con Admeto.
Un cast di notevole livello è presente al teatro Costanzi: Alceste è il soprano Marina Viotti, una grande interpretazione di un personaggio in tutta la sua drammaticità che fa una scelta difficile senza esitare dando una grande prova d’amore, il tutto sorretto da una bellissima voce e da una tecnica di rilievo.

Admeto è il tenore Juan Francisco Gatell al suo debutto nel difficile ruolo. Ottima interpretazione di un marito che non trova pace e che non può vivere senza il suo grande amore, reso credibile da una voce che è una vera delizia per chi ascolta, un cantante con una luminosa carriera sempre in ascesa. Évandre è il tenore Patrik Reiter che ha cantato con grande professionalità il suo ruolo.
Ercole è il basso Luca Tittoto che ha riempito la scena con una giusta fisicità unita ad una voce piena con timbro di notevole spessore.
Apollo è il basso baritono Pietro Di Bianco, personaggio reso molto bene con ottima interpretazione e bella voce.
Thanatos è il basso Roberto Lorenzi che ha cantato in maniera impeccabile.
Coryphées: Carolina Varela, Angela Nicoli, Michael Alfonsi e Leo Paul Chiarot, dotati di voci di notevole bellezza sono stati perfetti nel canto e nell’interpretazione.
I ballerini della Scuola di Danza del teatro dell’Opera di Roma sono stati presenti per tutto il tempo dell’opera ed hanno avuto un ruolo fondamentale nella riuscita di questo spettacolo.

La regia e la coreografia sono di di Sidi Larbi Cherkaoui che con gli assistenti Acacia Schachte e Giulia Giammona e le scene di Henrik Ahr, è riuscito a riempire con il ballo e i giusti movimenti un palcoscenico quasi vuoto. I costumi di Jan-Jan Van Essche, semplici ma efficaci e le luci, di Michael Bauer, usate con estrema capacità. Drammaturgia di Benedikt Stampfli.
L’orchestra dell’opera di Roma è stata diretta dall’espertissimo maestro Gianluca Capuano, che con il solito garbo che lo contraddistingue ne ha esaltato la notevole bravura rendendo ancora più piacevole una musica di straordinaria dolcezza in alcuni momenti e di grande drammaticità in altri.
Il Coro dell’Opera di Roma, diretto dal maestro Roberto Gabbiani, è stato molto presente sulla scena e ha cantato con grande passione.

Un titolo raro, dove canto e balletto si sono amalgamati dando vita ad uno spettacolo che incanta, commuove e coinvolge.
Teatro pieno, pubblico entusiasta, applausi a non finire per tutti gli artisti, molto meritati per avere fatto vivere le grosse emozioni che solo una storia d’amore può trasmettere.