Il Teatro dell’Opera di Roma, in questo autunno caratterizzato da incertezze legate al Covid-19, al posto del previsto The Rake’s Progress di Igor  Stravinskij ha messo in scena un’autentica gemma rara, Zaide (K 344) Singspiel incompiuto al secondo atto in lingua tedesca di Wolfgang Amadeus Mozart, parole di Johann Andreas Schachtner e nuovo testo di Italo Calvino. La genesi di questo lavoro è decisamente ingarbugliata e ve la sintetizziamo. A cavallo fra il 1779 e il 1780 il ventiquattrenne musicista inizia un nuovo lavoro: non sappiamo se l’opera fu pensata in due o tre atti, disponendo soltanto di quindici brani musicali, di cui due monologhi (gli unici che abbia mai scritto). In molti sostengono che l’abbandonò perché pressato dal principe elettore di Baviera Karl Theodor (gli aveva commissionato Idomeneo). Mozart cercherà più volte di riprendere il lavoro, ma Zaide verrà dimenticata.

Solo dopo la morte, nel 1799 il manoscritto della partitura venne consegnato dalla moglie Constanze all’editore Johann Anton André. Il libretto era andato perduto e mancavano le parti recitate che avrebbero dovuto collegare i numeri musicali. Oblio fino al 27 gennaio del 1866 quando, per la prima volta, Zaide fu messa in scena all’Opernhaus di Francoforte. Successivamente, le rare volte che è stata eseguita, si è tentato di ovviare integrandola con recitativi per completare il libretto e con altre partiture mozartiane per rimediare alla mancanza sia dell’ouverture che del finale.

Con un salto temporale arriviamo in Maremma, più esattamente a Batignano dove, ogni estate, un gruppo di inglesi organizza nel convento “Musica nel Chiostro” proponendo spettacoli d’opera del Seicento e del Settecento (dopo trent’anni di prime teatrali mondiali, l’ultima edizione di “Musica nel Chiostro” è stata nel 2004).
Nel 1981 Italo Calvino, su richiesta di Adam Pollack, compone un testo a carattere combinatorio e con funzione di cornice per l’incompiuta. Lo scrittore, invece di ricreare l’illusione di un’opera completa, ha cercato di “mettere in valore quello stato d’animo di sospensione che ogni opera incompiuta comunica” e, come l’Araba Fenice, Zaide risorge. Nell’agosto dello stesso anno gli artisti inglesi la mettono in scena con la regia del giovane Graham Vick con successive tappe al Carnevale di Venezia nel cortile di Palazzo Grassi, all’Old Vic di Londra, al Festival Mozart a la Coruna e infine al Teatro della Fenice.

Un ulteriore oblio di quasi quarant’anni e Vick lo ripropone in questo allestimento del Teatro dell’Opera di Roma in collaborazione con i Teatri di Opera Lombardia (Teatro Sociale di Como/Aslico, Teatro Ponchielli di Cremona, Teatro Fraschini di Pavia e Teatro Grande di Brescia). Partendo da Il ratto del serraglio viene da ipotizzare che se Mozart avesse concluso Zaide, probabilmente, ci avrebbe ancora stupito e Calvino, per non snaturarne l’impianto originario, immaginando i possibili sviluppi della trama, ne ha mantenuto aperto il finale con l’inserimento del ruolo del narratore-sceneggiatore e delegando a lui il compito di sovrapporre soluzioni plausibili e diverse.

Interpretato da un bravissimo Remo Girone che dirige tutto lo spettacolo e i cantanti/attori eseguono daccapo le scene secondo i vari finali per un pubblico compiaciuto. Come ripetiamo spesso, è la grande idea a fare davvero grande il teatro. Qui, tra un pezzo e l’altro cantati nel tedesco dei versi originali di Schachtner, il testo di Calvino, recitato da Remo Girone, si inserisce per raccontare la vicenda contenuta nel libretto, o più precisamente, le supposizioni su questa vicenda.

Molte pagine mancano – scriveva Calvino – forse sono state mangiate dai topi, o forse non sono mai state scritte. Ma da quello che resta, affiora una storia d’amore e d’avventura sullo sfondo dell’Oriente raffinato e crudele, come veniva rappresentato nei teatri del Settecento europeo”.
Ambientato in un cantiere con tanto di tubi metallici e ponteggi – alludendo che Zaide è un cantiere musicale sempre aperto – lo spettacolo visto al Costanzi si avvale della collaborazione di Italo Grassi (scene e costumi), Giuseppe di Iorio (luci) e di Ron Howell (movimenti mimici).

L’orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, diretta da Daniele Gatti, regala momenti intensi, particolarmente attenta durante i flashback con i daccapo musicali ogni volta che il narratore propone una diversa situazione.
“Il testo di Calvino – ha sottolineato il maestro Daniele Gatti – non cambia la successione delle arie né i sentimenti che esse esprimono: semplicemente li ‘incornicia’ dentro un racconto teatrale che poi si sublima e si coagula nella musica” e il regista ha precisato “Non è una ricostruzione, non è un pastiche, è un nuovo pezzo di teatro ristrutturato da Calvino nella sua maniera geniale di cantastorie sui meravigliosi pezzi musicali di un Mozart maturo”.

Innegabile la perfetta sintonia fra regista e direttore con il cast del canto perfetto non solo vocalmente, ma anche nel recitato a partire dalla protagonista, il soprano Chen Reiss.
Gomatz del tenore Juan Francisco Gatel in perfetto stato di grazia vocale e scenicamente da manuale. Allazim (basso) di Markus Werba si è confermato una solida garanzia, Molto bravi Soliman (tenore) di Paul Nilon e Osmin (basso – baritono) di  Davide Giangregorio.
Alla fine dello spettacolo grandi applausi da parte del pubblico presente in un teatro che rispettava il distanziamento e, sinceramente, faceva tristezza vedere quei posti vuoti pensando a tutti quelli che sarebbero stati ben lieti di poter assistere a uno spettacolo unico nel suo genere.

Didascalie immagini

foto 1 locandina Zaide
foto © Stefano Sartini in esclusiva per questo articolo

foto da 2 a 7 alcune scene di Zaide
foto © Yasuko Kageyama-Opera di Roma 2020

In copertina Remo Girone al centro della scena
Foto © Yasuko Kageyama-Opera di Roma 2020
 

Zaide

Musica Wolfgang Amadeus Mozart

Singspiel incompiuto
Parole di Johann Andreas Schachtner
Nuovo testo di Italo Calvino

Prima rappresentazione assoluta, Opernhaus di Francoforte, 27 gennaio 1866

DIRETTORE Daniele Gatti
REGIA Graham Vick

SCENE E COSTUMI Italo Grassi
LUCI Giuseppe Di Iorio
MOVIMENTI MIMICI Ron Howell

CON LA PARTECIPAZIONE DI Remo Girone

Personaggi e interpreti

PRINCIPALI INTERPRETI

  • ZAIDE Chen Reiss
  • GOMATZ  Juan Francisco Gatell
  • ALLAZIM Markus Werba
  • SOLIMAN Paul Nilon
  • OSMIN Davide Giangregorio
  • I SCHIAVO Raffaele Feo
  • II SCHIAVO Luca Cervoni
  • III SCHIAVO Domingo Pellicola*
  • IV SCHIAVO Rodrigo Ortiz*

*dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma

Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma

 

Nuovo allestimento Teatro dell’Opera di Roma
in collaborazione con i Teatri di OperaLombardia  (Teatro Sociale di Como/Aslico, Teatro Ponchielli di Cremona, Teatro Fraschini di Pavia e Teatro Grande di Brescia)

in lingua originale con sovratitoli in italiano e inglese

 

Teatro Costanzi di Roma
dal 18 al 25 ottobre 2020
(replica del 26 ottobre cancellata causa D.P.C.M)

La recensione si riferisce allo spettacolo andato in scena sabato 24 ottobre 2020