Al Teatro dell’Opera di Roma per la prima  de La Sonnambula, opera  semiseria in due atti su libretto di Felice Romani e messa in musica in due mesi da Vincenzo  Bellini.  Rappresentata per la prima volta al Teatro Carcano di Milano il 6 marzo 1831 (protagonisti il soprano Giuditta Pasta e il tenore Giovanni Battista Rubini due “stelle”del teatro lirico dell’epoca), insieme a Norma e I puritani è considerata tra i capolavori del maestro.

In collaborazione con il Teatro Petruzzelli di Bari (da dove proviene e dove andò in scena nel 2013 con Jessica Pratt e John Osborne nei ruoli principali) il lavoro è stato ideato in Svizzera (per la stagione 2010/11 del Teatro Sankt Gallen) dove Giorgio Barberio Corsetti e Cristian Taraborelli avevano  collaborato a uno spettacolo basato su diverse dimensioni per cercare di ricreare il passaggio dei protagonisti dall’infanzia all’età adulta, adesso, invece, la regia di Giorgio Barberio Corsetti sottolinea l’aspetto più onirico e visionario del sonnambulismo, tema amatissimo dagli artisti romantici, accesso privilegiato alle peculiarità più intime dei personaggi.

Trasportati in un particolarie universo dei sogni che rinuncia al classicismo delle montagne e dei mulini a ruota, il palcoscenico, con proiezioni video, mobili enormi e pupazzi, accoglie sapientemente il Coro sempre attento e perfettamente in linea con orchestra e cantanti. Sembra quasi di essere nel mondo di Gulliver e dei Lillipuziani. E’ come se le parole dei cantanti prendessero vita anche per gli effetti delle luci, mentre i costumi focalizzano sulla simbologia: la purezza delle vesti bianche di Amina e la gelosia e la cattiveria in quelli neri di Lisa.

Il regista spiega come i romantici vedessero nel tema del sonnambulismo “una zona mediana tra sogno e veglia, che si stacca dalla realtà e apre uno spiraglio per entrare nel profondo della psiche umana. Anche il luogo in cui la vicenda si volge non appartiene alla realtà ma è totalmente immaginario, non è veramente la Svizzera di cui si dice nel libretto. Anche il tempo è irreale, sospeso, indeterminato: io ho scelto l’Ottocento, perché volevo un tempo lontano da noi, ma non troppo lontano. La stessa Amina è un personaggio singolare, una trovatella di cui non si sa nulla, ammirata da tutti per la sua innocenza, che conserva qualcosa di infantile. A quell’età tutti gli oggetti sembrano avere dimensioni diverse dalla realtà: ho immaginato che i mobili reali siano replicati sia in scala ingigantita, diventando le montagne di questa Svizzera immaginaria, sia in scala miniaturistica, per rappresentare il mondo ideale e appunto infantile di Amina, che viene sempre guastato dalla realtà. A questo si aggiunge una dimensione onirica, determinata dai cartoni animati di Gianluigi Toccafondo.

L’orchestra del teatro dell’Opera di Roma, si lascia guidare da Speranza Scappucci, direttore principale dell’Opera Royal de Wallonie  di Liegi. La versione integrale dalla raffinata musicalità e la lirica tesa al “canto puro”, in questa casa di bambola, esalta anche i pianissimo della partitura.
La parte difficilissima di Amina è sostenuta da Jessica  Pratt che, in un crescendo, arriva alla scena finale del secondo atto “ah, non credea mirarti” dove è obbligatorio parlare di perfezione, da autentica lezione di belcanto, oltre alla recitazione che incide fortemente in quel mix di ironiia romantica.

Juan Francisco Gatell, al debutto nel ruolo, già  con “Prendi l’anel ti dono” ci fa capire che il ruolo gli appartiene e viene da interrogarsi sulla mole di studio per per arrivare a un Elvino di quel livello, sia vocalmente che scenicamente. La voce di Gatell sta crescendo e non è assolutamente da perdere a Losanna, in aprile, in una Donna del Lago con un cast stellare diretto da George Petrou.

Bravissimo il basso Riccardo Zanellato nei panni del Conte Rodolfo e a tutto tondo nella cavatina “Vi ravviso, o luoghi ameni”. Altri momenti bellissimi per le interpretazioni del soprano Valentina Varriale (Lisa) il mezzosoprano Reut Ventorero (Teresa) e il basso Timofei  Baranov (Alessio)  tutti provenienti dalla “fabbrica” Young  Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma. 
Si può affermare come il belcanto  – e che belcanto – abbia prevalso e alla fine dello spettacolo grandi applausi per tutti. Incomprensibili i forti dissensi alla parte visiva e regia – ultimamente sembra andar di moda moda fischiare alle prime – in questo caso elegante, innovativa e al tempo stesso rispettosa.

Dettagli

Didascalie immagini nel testo e in copertina
alcuni momenti dell'opera
foto © Yasuko Kageyama
courtesy Ufficio stampa Teatro dell’Opera di Roma
 

La sonnambula
Musica di Vincenzo Bellini

Melodramma in due atti
Libretto di Felice Romani tratto da La Somnambule ou L’arrivée d’un nouveau seigneur, un ballet-pantomime di Eugène Scribe e Pierre Aumer (1827), e da La Somnambule, comédie-vaudeville dello stesso Scribe e Germain Delavigne (1819). 

Prima rappresentazione
Milano, Teatro Carcano, 6 marzo 1831

Direttore Speranza Scappucci
Regia Giorgio Barberio Corsetti


Maestro del coro Roberto Gabbiani
Scene Cristian Taraborrelli
Costumi Angela Buscemi
Luci Marco Giusti
Video Gianluigi Toccafondo

Principali interpreti

  • Il Conte Rodolfo Riccardo Zanellato
    (Dario Russo 25 febbraio, 3 marzo)
  • Teresa Reut Ventorero
  • Amina Jessica Pratt
    (Jessica Nuccio 3 marzo)
  • Elvino Juan Francisco Gatell
    (Giorgio Misseri 3 marzo)
  • Lisa Valentina Varriale
  • Alessio Timofei Baranov

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma

Allestimento in collaborazione con Teatro Petruzzelli di Bari

 

Prossime repliche
- domani, domenica 25 febbraio, ore 16.30
- martedì 27 febbraio, ore 20.00
- sabato 3 marzo  ore 18.00
 

Dove e quando

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Fino al: 20180303