Per il terzo anno consecutivo, in maggio, il Teatro dell’Opera di Roma dedica uno spettacolo a un titolo raro del Novecento. Dopo Lulu di Alban Berg e Billy Budd di Benjamin Britten, quest’anno la scelta è caduta su l’Angelo di Fuoco di Sergej Sergeevič Prokof’ev, capolavoro del compositore russo in cinque atti e sette quadri, su libretto dello stesso, che trae le sue fonti dal famoso romanzo di Valerij Brjusov. Una volta è stato in scena al Costanzi, nel lontano 1966 con la regia di Virginio Puecher e diretto da una bacchetta che ha sempre osato spingersi e sperimentare partiture rare e difficili, il maestro Bruno Bartoletti.
Quello che arde nelle note di Prokof’ev è un mondo cupo e sconvolto in cui si aggirano una suora devota, una strega isterica, Faust e Mefistofele, un inquisitore. È la storia di una tragica ossessione ambientata nella oscura e inquietante Germania del Cinquecento tra duelli, premonizioni e stregonerie. Protagonista è Renata, giovane che fin da bambina veniva guidata dal suo angelo custode Madiel’ per essere avviata a una vita casta e di santità, ma che poi si invaghisce dello stesso che, furente, si trasforma in una colonna di fuoco. La vicenda della protagonista avanza tra le solitudini di un convento, e visioni demoniache, fino alla condanna al rogo da parte dell’Inquisizione per essersi congiunta carnalmente con il Demonio.
Prokof’ev compose questa visione musicale sulle Alpi, tra il 1922 e il 1927 senza però riuscire a vederla in scena per la lunga e travagliata stesura della partitura. Inoltre, alla trama ritenuta blasfema e simbolista, fa da contraltare il fervore allucinato della musica. Fu così che L’angelo di fuoco ebbe la prima rappresentazione in forma di concerto a Parigi, al Theatre des Champes-Elisees, solo il 25 novembre 1954 a distanza di ben trent’anni dal suo completamento e a due dalla morte del compositore. Si narra perché il testo venne tenuto ben chiuso in un cassetto dal suo editore e riscoperto solo nel 1952. Il debutto in forma scenica avvenne al Teatro la Fenice di Venezia nel 1955 diretto da Nino Sanzogno e la regia di Giorgio Strehler.
Questa nuova produzione è stata affidata alla regista Emma Dante, che spiega, “ne L’angelo di fuoco, opera esoterica, magica, emerge il conflitto tra superstizione e razionalità. Un incubo spettacolare e visionario che mi ha permesso di esplorare il mondo parallelo dei sogni, il mondo oscuro della mente infestato dai fantasmi”. Con il suo team – Carmine Maringola (scene), Vanessa Sannino (costumi), Manuela Lo Sicco (movimenti coreografici), Cristian Zucaro (luci), Sandro Maria Campagna (Maestro d’armi) e un gruppo di mimi attori in scene pertinenti e anche durante nei vari cambi, il risultato è un’opera visionaria e immersa nel clima di mistico esoterismo così diffuso nell’avanguardia russa del primo Novecento per tradurre il compositore in un linguaggio a volte grottesco, altre allucinato. 
Tutto ruota intorno alla protagonista Renata, ma la differenza è stata usare il ballerino di break dance Alis Bianca per impersonare l’Angelo ha sorpreso. Bravo anche per la forza essendo stato in scena dall’inizio alla fine. 
La parte musicale è stata affidata ad Alejo Perez che a Roma ha già diretto La Cenerentola, Lulu e Il naso. Nonostante una  partitura non semplice trattandosi degli esiti più alti della  produzione teatrale di Prokof’ev, il direttore  argentino non si sottrae alle difficoltà e l’Orchestra lo segue bene. Da segnalare l’apporto del Coro che, nell’ultimo atto, ha regalato bellissimi  momenti.
Ewa Vesin (soprano) nei panni di Renata è stata grandiosa sia scenicamente che vocalmente e in simbiosi con Leight Melrose (baritono) il cavalliere Ruprecht anche lui molto bravo come tutti gli altri interpreti.
Alla fine il teatro ha tributato calorosi applausi soprattutto a Renata e all’Angelo  di fuoco al Coro e al Direttore.

In copertina un particolare locandina dell’opera

 

L’angelo di fuoco

Musica Sergej Prokof’ev

Opera in cinque atti e sette quadri
Libretto del compositore
da un romanzo di Valerij Brjusov

DIRETTORE Alejo Pérez
REGIA Emma Dante

MAESTRO DEL CORO Roberto Gabbiani
SCENE Carmine Maringola
COSTUMI Vanessa Sannino
MOVIMENTI COREOGRAFICI Manuela Lo Sicco
LUCI Cristian Zucaro
MAESTRO D’ARMI Sandro Maria Campagna

PRINCIPALI INTERPRETI

  • RUPRECHT Leigh Melrose
  • RENATA Ewa Vesin / Elena Popovskaya 1 giugno
  • PADRONA DELLA LOCANDA Anna Victorova
  • INDOVINA Mairam Sokolova
  • AGRIPPA DI NETTESHEIM Sergey Radchenko
  • JOHANN FAUST Andrii Ganchuk *
  • MEFISTOFELE Maxim Paster
  • MADRE SUPERIORA Mairam Sokolova
  • INQUISITORE Goran Jurić
  • JAKOB GLOCK Domingo Pellicola *
  • MATHIAS WISSMAN Petr Sokolov
  • MEDICO Murat Can Guvem *
  • SERVO Andrii Ganchuk*
  • PADRONE DELLA TAVERNA Timofei Baranov *
  • I GIOVANE MONACA Arianna Morelli / Carolina Varela 30 maggio, 1 giugno
  • II GIOVANE MONACA Emanuela Luchetti / Silvia Pasini 30 maggio, 1 giugno

 * dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma

Nuovo allestimento
in lingua originale con sovratitoli in italiano e inglese

dal 25 maggio al 1° giugno 2019
la recensione si riferisce alla replica del 26 maggio

Dove e quando

Evento: Teatro Domenico Costanzi – piazza BeniamIno GIgli, 1 – Roma