La nuova stagione dell’Opera di Roma si è aperta con Wagner e, dopo cinquant’anni di assenza, lo scorso 27 novembre, Lohengrin è tornato al Costanzi affrontato per la prima volta dai tre principali interpreti coinvolti: il Direttore musicale Michele Mariotti, il regista Damiano Michieletto e il tenore Dmitry Korchak in un nuovo allestimento coprodotto con il Palau de les Arts di Valencia e con il Teatro La Fenice di Venezia. Al riguardo, Mariotti, ha affermato: «Inaugurare con Lohengrin significa soprattutto valorizzare lo sforzo collettivo. È un progetto che mette cantanti, orchestra, coro e tutte le maestranze sotto i riflettori e dimostra quanto il teatro sia davvero un organismo unico, la cui forza nasce dal lavoro comune. Fin dall’inizio del mio mandato da direttore musicale ci siamo dati un percorso preciso: ogni inaugurazione ha proposto un autore diverso, con l’idea di costruire un teatro capace di parlare a un pubblico curioso e disposto a confrontarsi con linguaggi differenti. In questo quadro, Wagner rappresentava un approdo naturale. Lohengrin tiene insieme il dramma storico e la leggenda, e la partitura stessa riflette questa doppia natura: da un lato la solidità solenne che richiama il contesto politico e corale, dall’altro la scrittura sospesa e visionaria che apre a una dimensione fiabesca e trascendente».

Per Michieletto questa è la seconda inaugurazione di stagione al Costanzi, dopo La damnation de Faust di Berlioz, il regista ha recentemente ideato il Caracalla Festival 2025 dell’Opera di Roma, portando nella capitale la “nouvelle vague” della regia operistica europea. Il successo internazionale della sua regia di West Side Story di Bernstein (anche in quella occasione sul podio Michele Mariotti) è stato celebrato perfino dal New York Times. Su questa produzione Micheletto ha sottolineato come Lohengrin rappresenti «una tappa molto importante per me, perché è la prima volta che mi confronto con Wagner. La sua drammaturgia, che da sempre mi affascina e mi commuove per la sua profonda dimensione spirituale, richiede al tempo stesso un grande impegno nel gestire la lunga durata e i tempi dilatati del suo racconto. Il mio modo di avvicinarmi a quest’opera, per costruire una messa in scena che avesse calore e concretezza, è stato allora quello di restituire ai personaggi la loro umanità. Non trattarli come simboli, ma come persone – con una propria psicologia, un cuore, un conflitto interiore – e poi sviluppare questi aspetti all’interno di una dinamica più ampia. Da una parte c’è una lotta tra l’individuo e la massa, dall’altra c’è una storia d’amore, quella tra Elsa e Lohengrin».

Presenti alla seconda rappresentazione, quella della recita domenicale, in un Teatro affollatissimo dove, la prima rappresentazione, ha riscosso dieci minuti di applausi entusiastici. In effetti, Damiano Michieletto ha fatto centro anche questa volta con un grandissimo lavoro di squadra, con il suo team ben rodato negli anni con Paolo Fantin (scene), Carla Teti (costumi), Alessandro Carletti (luci) e con l’apporto drammaturgico di Mattia Palma.
All’apertura del sipario tutto è minimalista, si vede Elsa intenta a togliere da una vasca da bagno, con acqua vera, gli abiti del fratello Gottfried (legittimo erede al trono di Brabante) e a sistemare gli abiti su una sedia per asciugarli. Intorno a lei una parete curva di legno dove, dietro, si intravedono nubi, come a separare due mondi. La vasca tornerà molte volte in scena, in particolare l’acqua è sempre presente e ci accompagnerà nel viaggio.

Elsa è accusata di aver ucciso il fratello dal conte Friedrich Von Telramund che, unito alla perfida Ortrud, rivendica il trono. Qualcuno difenderà Elsa? Ebbene sì, sarà il misterioso Lohengrin che arriva – non sulla navicella trainata da un cigno – trascinando una piccola bara bianca con l’emblema di un cigno stilizzato (il simbolismo è stato molto utilizzato e non mancano le sorprese). Elsa, però, non dovrà mai chiedere al cavaliere da dove viene e chi sia. Elsa lo giura.
I costumi sono moderni, rigorosamente bianchi per Elsa e Lohengrin, ma scuri per i perfidi Ortrud e Telramund. Sapientemente usate, le luci rendono lo spettacolo unico e straordinario.
Non mancano i colpi di scena, come la discesa di una strana stalattite che distilla liquido argentato in un calice miracoloso (destinato ad armare il corpo di Lohengrin), ma anche a punire l’ingannatore Von Telramund  bruciandogli il braccio. Così finisce il primo atto con Lohengrin vincitore ed Elsa salva.

Nel secondo si intravede un uovo chiuso in una teca che verrà ricoperto di liquido argenteo. Ortrud e Friedrich tramano per riappropriarsi del potere. Seppure la scena sia veramente minimale, riesce a tenere il pubblico attento e incollato alle poltrone. Alla fine dell’atto dall’alto vengono calate moltissime uova su Elsa, mentre il Coro crea una una suggestione visiva che non ha eguali.

Il terzo atto si apre con la calata di quattro anelli di luce che subiscono diverse inclinazioni, si vede al centro un bimbo che indossa gli abiti che Elsa aveva precedentemente tolto dall’acqua e, in seguito, unita a Lohengrin nel sacro rito delle nozze. Purtroppo, finirà quando la donna spezza il giuramento aprendo un grande uovo – posto in una teca – che causa la fuoriuscita  di un liquido scuro che la rende cieca. Il cavaliere è così costretto a rivelare tutto a tutti, riappare il bambino che verrà incoronato re in quanto Gottfried. Ortrud non ci crede ed Elsa cade esanime fra le braccia del fratellino. Tutto ciò in estrema sintesi il contenuto delle quasi cinque ore di spettacolo, volate via leggere.

La parte musicale, che reputiamo in simbiosi con quella visiva, ha permesso al maestro Michele Mariotti di offrire una lettura calibrata e un grande dettaglio nel fraseggio. Fin dall’inizio, sempre in crescendo, alla guida dell’Orchestra e Coro del Teatro, davvero un’eccellente esecuzione (va sottolineato come il maestro Ciro Visco abbia preparato il Coro in modo ineccepibile e la Marcia nuziale del terzo atto sia stata un’esecuzione da manuale).

Un buon cast la compagnia di cantanti, iniziando dal tenore Dmitry Korchak grande interprete belcantista che ha brillantemente superato la sfida del debutto nel ruolo di Lohengrin. La sua voce ha un’emissione solida, intensa, elegante e, soprattutto, morbida.
Svetta su tutti Ortrud del mezzosoprano Ekaterina Gubanova, timbro rotondo, incarna perfettamente la donna malefica con grande stile.
Elsa del soprano Jennifer Holloway – al debutto al Costanzi – ha un timbro morbido, un personaggio in bilico tra lucidità e follia, ingenua e ben presto sopraffatta dal male.
Il basso baritono Tomas Tomasson è Friedrich Von Telramund, interprete wagneriano di riferimento. Bene anche il basso Clive Bayley che interpreta Heinrich Der Vogler.
Grande sorpresa del baritono Andrei Bondarenko (Araldo) il suo timbro è perfetto: bravissimo. 
Infine i quattro nobili Brabantini selezionati dalla quinta edizione del progetto  “Fabbrica Young artist programm” del Teatro dell’Opera di Roma: Edle Alejo Álvarez Castillo, Dayu Xu, Guangwei Yao e Jiacheng Fan.

Una vasta sinergia tra le maestranze, direttore e regista, hanno creato uno spettacolo di rara bellezza dove tutto funziona.
Naturalmente, alla fine, grandissimi applausi per tutti e standing ovation per il direttore Michele Mariotti. 

Dettagli

Lohengrin
Musica di Richard Wagner
Opera romantica in tre atti su libretto proprio

Direttore Michele Mariotti

Regia Damiano Michieletto

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma

Maestro del Coro Ciro Visco
Scene Paolo Fantin
Costumi  Carla Teti
Luci Alessandro Carletti
Drammaturgo Mattia Palma

Personaggi e interpreti

  • Heinrich der Vogler Clive Bayley
  • Lohengrin Dmitry Korchak
  • Elsa von Brabant Jennifer Holloway
  • Friedrich von Telramund  Tómas Tómasson
  • Ortrud  Ekaterina Gubanova
  • Der Heerrufer des Königs Andrei Bondarenko
  • Vier Brabantische Edle Alejo Álvarez Castillo *, Dayu Xu *, Guangwei Yao *, Jiacheng Fan *
  • Vier Edelknaben Mariko Iizuka, Cristina Tarantino, Silvia Pasini, Caterina D’Angelo*dal progetto “Fabbrica” – Young Artist Program del Teatro dell’Opera di RomaNuovo allestimento Teatro dell’Opera di Roma
    in coproduzione con Palau de les Arts Reina Sofía di Valencia
    e Teatro La Fenice di Venezia

Didascalia immagini

alcuni momenti di “Lohengrin”
foto © Fabrizio Sansoni-Opera di Roma 2025
(courtesy Ufficio stampa Teatro dell’Opera di Roma)

Dove e quando

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Fino al: 07 Dicembre, 2025