​Grande successo, al Teatro Carlo Felice, del titolo più atteso e impegnativo della stagione, la nuova produzione del Tristano e Isotta di Richard Wagner, capolavoro fondamentale del teatro musicale di metà Ottocento; venne composto tra il 1857 e il 1859 costituendo un’esperienza musicale senza precedenti, capace di dissolvere il tempo e di avvolgere l’ascoltatore in un flusso sonoro continuo mai provato. Wagner scrisse la partitura più radicale del suo tempo, mettendo in scena l’amore come abisso, mistero e destino con il risultato di un’opera che non solo emoziona e coinvolge, ma insegna ad ascoltare in modo nuovo. Inaugurando così una nuova concezione del dramma musicale, la prima rappresentazione avvenne al Königliches Hof- und Nationaltheater di Monaco di Baviera il 10 giugno 1865.

La storia di Tristano e Isotta attraversa secoli di riscritture trovando in Wagner una delle interpretazioni più estreme perché, dal poema cavalleresco di Gottfried von Strassburg, si arriva a un libretto che provoca le consuetudini sociali fino a trattare l’amore come desiderio latente e inconfessabile. Nell’opera è forte e simbolica anche la dimensione marina che fa del Tristan und Isolde il titolo centrale della stagione “naviganti” del teatro genovese che si rispecchia in una trama fatta anche di mare, di viaggio e di orizzonti instabili, di polarità come quella tra giorno (la realtà e le convenzioni) e notte (l’autenticità, l’unione in un amore assoluto che non trova compimento nella vita).

A questa visione drammaturgica corrisponde una partitura rivoluzionaria, densa di cromatismo, dilaniata dall’assenza di risoluzioni armoniche: dal Preludio alla Trasfigurazione, lungo un arco musicale di oltre quattro ore, si dipana un flusso interiore che culmina nell’estasi, mostrando Tristano e Isotta come figure senza tempo: naviganti dell’amore, del pensiero e dell’oltre, portatori di domande sul rapporto tra individuo e società, libertà e norma.

Firmato da Laurence Dale – che conosce molto bene il teatro dell’opera e tutti i suoi meccanismi in quanto ha cantato come tenore – e in scena dal 13 al 22 febbraio, questo articolo si riferisce alla replica di venerdì 20, una giornata di sole quasi primaverile per questa maratona wagneriana di quasi cinque ore. Inizio (ore 18,30) in un teatro molto affollato: il pubblico è seduto, si spengono le luci e inizia la musica, il direttore è già sul podio, ma non lo vedremo mai fino a fine spettacolo perché non si presenterà, come avviene di solito nelle rappresentazioni in perfetto stile Bayreuth.

Il Preludio inizia e, all’apertura del sipario ci troviamo di fronte una pedana circolare al centro del palcoscenico, sopra  la quale è sovrapposto una sorta di coperchio che riflette e proietta immagini che scorrono anche in fondo al palcoscenico. Tutto è minimale, ma estremamente efficace e, durante gli atti, via via si trasforma. Nel primo atto domina il mare e la piattaforma è una nave, nel secondo diventa la foresta con alberi dove predomina il colore rosso del fuoco; nel terzo è il giaciglio di Tristan nel segno del gelo e del ghiaccio.

Tutti i movimenti dei personaggi sono ridotti all’indispensabile e le proiezioni catapultano in un mondo stupendamente illusorio.
Costumi e scene, con dettagli accurati, sono stati affidati a Gary McCann. Straordinarie le luci di Jhon Bishop, lo stesso vale per i video design di Leandro Summo. Stupisce l’idea del finale dove, Isolde disperata, viene abbracciata da Tristan che, oramai già morto, si alza forse per portarla in un mondo migliore dall’ambientazione scura e cupa, ma con la luce che riesce comunque a emergere.

Il podio, seppur affidato a una bacchetta al debutto wagneriano, resta uno dei direttori che ha sempre osato e non si è mai sottratto a nuove esperienze musicali. Diciamo pure che il maestro Donato Renzetti ha trionfato nella partitura distinguendosi sin dal Preludio per flusso musicale, eleganza e attenzione ai colori, ma, soprattutto, ha cesellato il suono dei singoli strumenti. Una direzione potente in cui Orchestra e Coro del teatro genovese hanno dato il meglio.

Molto bene il cast dei cantanti solisti partendo dal soprano Marjorie Owens, Isolde (alla prima è stata sostituita dal soprano  Soonjn Moon-Sebastian causa indisposizione): ottimo volume considerata anche la parte impervia irta di difficoltà.
Il tenore Tilman Unger (apprezzzato a Bologna nel Gotterdammerung diretto da Oksana Lyniv), nel ruolo di Tristan offre un’ottima presenza scenica. Nel monologo dell’atto finale, a volte, la voce è stata un po’ coperta dall’orchestra, comunque  convincente.

Straordinaria la prova del mezzosoprano Daniela Barcellona, una Brangane di grande spessore, scenicamente inappuntabile, emissione morbida, tecnica perfetta, se è vero che la perfezione non esite, verrebbe voglia di definirla tale.
Il basso Evgeny Stavinsky è un autorevole Koning Marke. Stupisce la bravura del baritono Nicolo Ceriani che canta la parte del fido scudiero Kurwenal con timbro e squillante e una tecnica da manuale.
Molto bene anche il perfido Melot del tenore Saverio Fiore e tutti gli altri.

Lo spettacolo è stato veramente straordinario e il pubblico ha tributato calorosi applausi per tutti, in primis al direttore Donato Renzetti grande artefice di questo successo. 



Dettagli

Tristan und Isolde
dramma musicale di Richard Wagner
(azione in tre atti)
libretto e musica di Richard Wagner

Direttore Donato Renzetti

Regia Laurence Dale

Personaggi e interpreti

  • Tristan Tilmann Unger
  • König Marke Evgeny Stavinsky
  • Isolde Soonjin Moon-Sebastian (17)
    Marjorie Owens
  • Kurwenal Nicolò Ceriani
  • Melot Saverio Fiore
  • Brangäne Daniela Barcellona
  • Ein Seemann/Ein Hirt Andrea Schifaudo
  • Ein Steuermann Matteo Peirone

Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova

Scene e costumi Gary McCann
Luci John Bishop
Video design Leandro Summo

Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova

Alcuni scatti durante “Tristan und Isolde
(courtesy Floriana Tessitore Ufficio stampa Fondazione Teatro Carlo Felice Genova)

  1. foto © Marcello Orselli
  2. foto © Marcello Orselli
  3. foto © Marcello Orselli
  4. foto © Marcello Orselli
  5. foto © Marilena Imbrescia
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