L’importanza di una partitura come Risurrezione risiede nella ostinata e consapevole ricerca di un linguaggio che, pur affondando le proprie radici nel passato, si sviluppa attraverso nuovi percorsi, nei quali orchestrazione, armonia e rapporto testo-linea vocale schiudono le porte di un secolo colmo di inedite e differenti estetiche: il Novecento”. Questa frase del maestro Francesco Lanzillotta è la chiave di accesso all’opera che rivelò Franco Alfano (Napoli, 8 marzo 1875 – Sanremo, 27 ottobre 1954) balzato poi alla ribalta planetaria per le due versioni del finale di Turandot, conclusione affidatagli dalla casa editrice Ricordi e Arturo Toscanini, in accordo con Antonio Puccini figlio del Maestro.

“Risurrezione” è un’opera nata dalle esperienze internazionali del musicista partenopeo che, dopo gli studi al Conservatorio di Napoli, sentì il bisogno di viaggiare: prima a Lipsia, centro vitale della musica europea, poi nella Parigi di inizio Novecento, capitale indiscussa di gusti e tendenze dove lavorò qualche anno come autore di balletti per le Folies Bergères. Nel 1902 si innamorò del romanzo “Resurrezione” di Lev Tolstòj e, avendo già due prove in campo operistico – una su testo di Fogazzaro mai rappresentata (Miranda) e La fonte d’Enscir, una favola araba su libretto di Luigi Illica rappresentata a Breslavia nel 1898 – per il nuovo progetto si avvalse della collaborazione del commediografo Camillo Antona Traversi e del giornalista Cesare Hanau che firmerà il libretto, il primo in prosa della storia dell’opera italiana.

Dal romanzo di Tolstòj era stata ricavata una riduzione teatrale da Henri Bataille e “Risurrezione” segue in gran parte tale versione a eccezione dell’episodio dell’attesa del treno alla stazione, marginale nel romanzo e su cui, invece, Alfano costruirà tutto il secondo atto. Anche l’elemento di critica sociale, al centro della fonte letteraria, risulta attenuato in favore dell’elemento sentimentale. 
“Risurrezione” debuttò a Torino il 30 novembre 1904 al Teatro Vittorio Emanuele con molti ingredienti a supporto di un successo ininterrotto fino alla metà del secolo scorso (oltre un migliaio di recite prima di venire di fatto accantonata negli ultimi trent’anni): il ruolo di grande impegno vocale di Katiusha, eroina appassionata e sofferente, l’ambientazione nella pittoresca cornice russa (in gran voga a inizio Novecento), una scrittura orchestrale ricca di suggestioni di stampo francese (ben presente la lezione di Massenet e Debussy, assorbita da Alfano nei suoi anni parigini), il moderno periodare libero e lontano dal numero chiuso, che sostanzia un declamato quasi continuo, interrotto solo da brevi momenti di acceso lirismo.

In tale contesto, doveroso ricordare come Alfano – insieme ad Alfredo Casella, Gian Francesco Malipiero, Ildebrando Pizzetti e Ottorino Respighi – facesse parte della cosiddetta «generazione dell’Ottanta». I cinque musicisti, nati intorno al 1880, furono i principali artefici del rinnovamento musicale italiano successivo a quello di Giovanni Sgambati e Giuseppe Martucci. Per la «generazione dell’Ottanta» divenne essenziale l’aggiornamento con ogni nuovo linguaggio contemporaneo sviluppandolo, altresì, individualmente.

Premessa dovuta in quanto si tende un po’ semplicisticamente a etichettare “Risurrezione” verista quando, invece, sarebbe più corretto parlare di espressionismo come ha sottolineato il Maestro Francesco Lanzillotta in conferenza stampa e, ieri sera, il Direttore, consapevole di poter fare affidamento sulle potenzialità di una grande Orchestra – come lo è quella del Maggio – ha regalato, a un pubblico attento quanto stupito, sonorità che potrebbero appartenere al ventennio successivo alla data di scrittura. Con questo non vogliamo certo affermare come la prima di un’opera sconosciuta, e mai rappresentata a Firenze dal Dopoguerra, abbia rivelato un compositore, no, però idee innovative e grandi professionalità sono in grado di sopperire a una partitura non eccelsa. Otto minuti di applausi lo dimostrano.

Proveniente dal Wexford Festival Opera, specializzato nella restituzione a nuova vita di titoli dimenticati, con lo straordinario allestimento firmato da Rosetta Cucchi (anche per come ha inserito Fedia), i quattro atti di “Risurrezione” raccontano le sfortunate vicende della protagonista Caterina Mikaïlowna (Katiusha) e del suo infelice amore per il principe Dimitri, uomo che la seduce e l’abbandona condannandola a una vita di sacrifici e scelte drammatiche. Dopo essersi conosciuti da ragazzini, i due si ritrovano la sera di Pasqua nella casa di Sofia Ivanovna, zia di Dimitri per la quale Katiusha lavora come dama di compagnia. Il suo sentimento, sbocciato in adolescenza, rinasce più forte così cede alle lusinghe di Dimitri che, dopo la notte d’amore, parte per il fronte lasciandole cento rubli.

Nei mesi seguenti la ragazza scopre di essere incinta. Cacciata dalla casa di Sofia Ivanovna per le sue condizioni, si reca alla stazione in attesa del convoglio su cui sta viaggiando il principe per rivederlo, ma all’arrivo dell’amato in compagnia di una donna, Katiusha, disperata, desiste dal proposito di parlargli e, da quel momento, la sua esistenza verrà segnata da una tragica parabola discendente: morto il suo bambino, per sopravvivere si prostituisce e, in seguito, per la morte di un cliente, condannata ingiustamente alla detenzione in carcere e ai lavori forzati.

Dopo averla trovata, Dmitri le chiede di sposarlo anche per rimediare al male procuratole, ma Katiusha, donna ormai perduta e stravolta dalla sofferenza e dalla degradazione morale, lo allontana. Pur amandolo ancora profondamente, sceglie di sposare un detenuto politico e di condividere con lui i lavori forzati in Siberia.

Rinunciando all’amore potrà finalmente riscattarsi moralmente e “risorgere” e la regista, Rosetta Cucchi, spiega: “Un binario interminabile attraversa l’intera esistenza di Dimitri e Katjusha, i due protagonisti dell’ultimo e forse più grande romanzo di Lev Tolstòj, reinterpretato magistralmente nell’opera da Franco Alfano e Cesare Hanau. A ogni stazione corrisponde un momento diverso delle vite di queste due anime. Esse si sfiorano per un attimo e quell’atto d’amore, quasi rubato, diventa per lei l’inizio di un viaggio attraverso il dolore, l’umiliazione e la rinascita. Ed è lungo le rotaie di un treno di cui non vediamo né inizio né fine che i due ritrovano le loro vite. Non è una risurrezione in senso religioso, bensì una rinascita di quegli spiriti, vessati dalle vicende della vita, che riescono a ritrovare la propria purezza”.

Se Dimitri è il protagonista del romanzo di Tolstòj, ieri sera c’è stata invece una prima donna interpretata con grande perizia dalla parigina Anne Sophie Duprels. Difficile dire se sia stata più brava l’attrice o il soprano così calata nelle involuzioni del personaggio.

Ancora una volta protagonista il Coro del Maggio Musicale Fiorentino con anche alcuni artisti impegnati in ruoli minori dell’opera.

Bravi e successo per tutti, peccato per i posti vuoti in platea suggerendo, a chi ama ascoltare sempre le stesse cose, come questa volta possa davvero valere la pena assistere a una delle prossime repliche.

Didascalie immagini (in aggiornamento)
alcune scene di “Risurrezione” in scena a Firenze
foto © Michele Monasta
courtesy Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

In copertina
una delle scene più intense del terzo atto
Anne Sophie Duprels (Katiusha) e
Matthew Vickers (Dimitri)
foto © Michele Monasta

 

Risurrezione
Musica di Franco Alfano
Dramma in quattro atti (dal romanzo di LevTolstòj)
Parole di Cesare Hanau
Edizione: Casa Ricordi, Milano

Allestimento del Wexford Festival Opera

Direttore Francesco Lanzillotta

Regia Rosetta Cucchi

Scene Tiziano Santi
Costumi Claudia Pernigotti
Luci Ginevra Lombardo su progetto di D.M. Wood

Personaggi e interpreti

  • Caterina Mikaïlowna (Katiusha) Anne Sophie Duprels
  • Principe Dimitri IvanovitchNekludoff Matthew Vickers
  • Simonson Leon Kim
  • Sofia Ivanowna Francesca Di Sauro**
  • MatrenaPavlovna / Anna Romina Tomasoni
  • Una vecchia serva Nadia Pirazzini*
  • Vera / La Korableva Ana Victoria Pitts
  • Fenitchka Barbara Marcacci*
  • La Gobba Filomena Pericoli*
  • La Rossa Nadia Sturlese*
  • Una donna Silvia Capra*
  • Kritzloff / Secondo contadino Lisandro Guinis*
  • Capo Guardiano Gabriele Spina*
  • Guardiano Giovanni Mazzei*
  • Un impiegato della stazione Nicolò Ayroldi*
  • Un ufficiale / Primo contadino Nicola Lisanti*
  • Un mujich Egidio Massimo Naccarato*
  • Un cosacco Antonio Montesi*
  • Fedia Giulia Bruni ***
  • Prima detenuta Delia Palmieri*
  • Seconda detenuta Monica Marzini*
  • Terza detenuta Giovanna Costa*
  • Altre detenute Livia Sponton*, Sabina Beani*, Katja De Sarlo*, Nadia Pirazzini*

*artisti del Coro del Teatro del Maggio
**artisti dell’Accademia del Maggio
***Coro di voci bianche

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

la recensione si riferiscce alla prima di ieri
prossime repliche 19-21-23 gennaio 2020

Dove e quando

Evento: Teatro del Maggio Musicale Fiorentino – piazza Vittorio Gui, 1 – Firenze
  • Fino al: – 23 January, 2020