Molta attesa nella città estense per una prima esecuzione mondiale in epoca moderna, che ha attratto melomani della musica barocca, al Teatro Comunale Claudio Abbado, ha aperto la nuova stagione sabato 14 febbraio l’epico opéra ballet “Le Carnaval, Mascarade Royale“. A distanza di oltre tre secoli e mezzo dal trionfo alla corte di Luigi XIV del fiorentino Giovanni Battista Lulli, (che conquistò la Francia) un lavoro su testi di Benserade, Molière e Quinault che aveva debuttato al Louvre nel gennaio 1668 poi ripreso, appunto, all’Opéra il 17 ottobre del 1675. Un mosaico di entrées che celebrano il Carnevale attraverso un continuo gioco di metamorfosi, in una bizzarra antologia di spunti teatrali dove si alternano in scena personaggi legati al mondo pastorale, borghese, della commedia dell’arte, senza tralasciare gli esotismi e le “turcherie” tanto in voga all’epoca. Arlecchino e Trivellino, Pulcinella e Scaramouche, il borghese gentiluomo, i pastori dell’Arcadia, il Muftì ottomano, spagnoli, italiani, zingari, baschi ed egiziani animano le diverse entrée della Mascarade Royale, in un solenne, e allo stesso tempo divertito, omaggio al Carnevale, momento di ritrovata unità sociale che non pone alcun limite all’immaginazione. Il balletto di corte vive una stagione di straordinaria vitalità nella Francia del Re Sole, che trova in Jean-Baptiste Lully (francesizzato) il perfetto alleato per portare all’apice della perfezione quell’intrattenimento d’élite, prezioso strumento di celebrazione del potere assoluto.

Il nuovo allestimento ferrarese, coprodotto con il Teatro Comunale di Modena (in scena il 27 febbraio e il 1° marzo, da non perdere; inoltre il 7 marzo, in forma di concerto, sarà al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino) non è una semplice ricostruzione storica, ma un viaggio visionario, grazie all’edizione critica del 2025 curata da Bernardo Ticci e adattata da Federico Maria Sardelli per celebrare la vitalità del barocco capace, ancora oggi, di sorprendere e incantare. L’immaginazione scenica viene innovata con l’integrazione di elementi di danza contemporanea (NoGravity Theatre, straordinari nella creazione di corpi in volo, figure sottratte alla gravità e al tempo) creano un teatro dell’illusione ispirato alla meccanica e all’immaginario rinascimentale, trasformando il Carnevale in uno “spettacolo totale”.

Con regia e scene affidate a Emiliano Pellisari che firma le coreografie insieme a Mariana Porceddu, i costumi bianchi di Daniela Piazza. Questo articolo si riferisce alla replica della domenica precedente le Sacre Ceneri, novanta minuti senza intervallo e, all’overture – il Carnevale fa da filo conduttore e si palesa al pubblico esaltando la magnificenza della corte, specchio della prosperità del regno – fanno seguito nove episodi dove, nell’ultimo, il Carnevale si ripresenta in scena accompagnato dalla Galanteria responsabile dell’etichetta di corte invitando tutti i partecipanti allo spettacolo, appartenenti a qualsiasi stato sociale, a radunarsi per accogliere la primavera, superando ogni ideale confine.

Il pubblico è affascinato da quei danzatori che fluttuano, figure riflesse in uno specchio inclinato sul palcoscenico e corpi che creano disegni sospesi su sfondo scuro, i disegni di luce di Emiliano Pellisari e Gregory Zencher contribuiscono alla magia, mentre nei vari quadri che sembrano tableaux vivent si muovono i personaggi di un cast composto da sei cantanti solisti di altissimo livello che normalmente si esibiscono nei teatri, e nei festival di musica barocca, più importanti d’Europa: Valeria La Grotta (Première Dessus), Giuseppina Bridelli (Deuxième Dessus), Philippe Talbot (Haute-Contre), Cyril Auvity (Taille), Biagio Pizzuti (Premier Basse) e Alexandre Baldo (Deuxième Basse), molto bravi.

Sul podio Federico Maria Sardelli dirige la sua orchestra Modo Antiquo offrendo una lettura splendida, cesellando i suoni degli strumenti e il coro I Musici del Gran Principe diretto da Samuele Lastrucci.
Alla fine grandissimi applausi per tutti e un plauso alla Fondazione del Teatro Comunale di Ferrara per aver proposto questa gemma rara, caduta nell’oblio, confidando nella continua ricerca di opere poco eseguite di cui il nostro Paese è ricco.