A Roma, l’Accademia Nazionale di San Luca conserva novecentosettatasei disegni firmati dai vincitori dei Concorsi Clementini di architettura. Il “Concorso de’ Premij”, poi detto “Clementino” in onore del papa Clemente XI (nato Giovanni Francesco Albani il 23 luglio 1649 a Urbino, fu il 243º papa della Chiesa cattolica dal 1700 alla sua morte avvenuta a Roma il 19 marzo 1721) che lo istituì nel 1702 dedicandolo ai giovani aspiranti architetti provenienti da diversi contesti europei (la «studiosa Gioventù del Disegno») e si svolse, con alterne vicende, fino al 1869. I disegni catalogati vennero realizzati dai centonovantasette vincitori dei concorsi di architettura, così suddivisi: cinquecentosette di prima classe, duecentoquaranta di seconda classe e centosettantanove di terza classe. I premiati erano tenuti a lasciare i propri elaborati all’Accademia – mentre tutti gli altri venivano restituiti – per essere esposti al pubblico durante le cerimonie di premiazione; successivamente alcuni disegni vennero utilizzati anche come materiali didattici.

Curata da Laura Bertolaccini, Francesco Cellini, Tommaso Manfredi e Angelo Torricelli, è allestita nelle sale dell’Accademia fino a sabato 25 luglio la mostra «alla studiosa Gioventù del Disegno»: i Concorsi Clementini di architettura (1702–1869) che focalizza sulla varietà complessiva della sua progressione formale, a illustrare quella lunga storia improntata al disegno architettonico di rilievo e, soprattutto, di progetto. L’esposizione riunisce oltre centoquaranta disegni che riflettono la percezione e l’interpretazione accademica dello stato della cultura architettonica italiana ed europea, con le sue contraddizioni e i suoi conformismi, ma anche con la vitalità alla ricerca di nuove strade, non solo formali, alimentate dalla crescente circolazione delle idee.

Infatti, i protagonisti del Concorso, partecipavano alla competizione con livelli di formazione differenti, ma uniti dall’ambizione di ottenere quel riconoscimento il cui prestigio travalicava i confini del mondo cattolico. Il premio rappresentava infatti un passaggio decisivo per l’avvio della carriera professionale. Nelle trentacinque edizioni del concorso, le classi stabilivano anche il livello delle prove: gli allievi della terza classe (principianti) si esercitavano soprattutto nel disegno degli ordini architettonici o nel rilievo di piccole strutture; quelli della seconda classe affrontavano prove compositive più articolate, spesso collegate al tema assegnato alla prima classe; quelli della prima classe (esperti) progettavano organismi architettonici più complessi, come edifici o strutture alla scala urbana. Tra i vincitori, la maggior parte erano romani o residenti nello Stato pontificio; trentasette provenivano da altri Stati italiani; undici erano francesi (di cui sei venivano da Parigi), cinque polacchi, tre britannici, due spagnoli, un belga e uno svedese.

Fra i premiati figurano architetti destinati a svolgere un ruolo di primo piano nella cultura europea e nell’Accademia, come Filippo Juvarra (1678-1736) vincitore nel 1705 e accademico dal 1706; Carlo Marchionni (1702-1786) nel 1728, accademico dal 1740 e principe nel biennio 1775-1776; Giuseppe Valadier (1762-1839), premiato tredicenne nel 1775 e nominato accademico nel 1798. Curioso è anche il premio “separato”, in quanto fuori tema, conferito nel 1795 al brillantissimo inglese Joseph Michael Gandy (1771-1843), che poi divenne il principale collaboratore di John Soane (1753-1837). Anche alcuni vincitori stranieri, rientrati nei rispettivi Paesi, furono protagonisti di brillanti carriere, come il britannico Robert Mylne (1733-1811) o il polacco Jakub Hempel (1762-1831), vincitori del primo premio nella prima classe del concorso, rispettivamente nel 1758 e nel 1789. Diverso fu il caso di Giacomo Quarenghi (1744-1817) che nel 1771 ottenne il secondo premio di prima classe: una mancata vittoria vissuta come una delusione tale da indurlo a cancellare ogni traccia dell’esperienza romana dalla sua successiva carriera in Russia.

La mostra si propone non solo di rileggere criticamente quella lunga storia, ma, soprattutto, di cogliere i tratti di una dirompente attualità con lo scopo di offrire nuovi strumenti di indagine e prospettive di ricerca, sia dal punto di vista storico e critico che da quello operativo e progettuale. I disegni esposti testimoniano, da un lato, la vitalità della sperimentazione e la tensione verso nuove soluzioni formali e linguistiche; dall’altro documentano anche esiti più scolastici, espressione di esercizi disciplinati, ma meno innovativi. In entrambi i casi emerge con chiarezza il ruolo centrale del disegno come strumento della progettazione e come mezzo privilegiato di trasmissione del pensiero architettonico, in costante evoluzione insieme alle tecniche e agli strumenti grafici.

Particolare attenzione è dedicata anche alle tecniche del disegno: in una teca è esposta una selezione di strumenti grafici, tra cui quelli appartenuti a Giuseppe Piermarini (1734-1808), oggetti che costituivano un indispensabile corredo professionale per l’architetto e che contribuirono a influenzare modalità e pratiche della rappresentazione progettuale.
Il percorso espositivo, articolato nelle tre stanze al piano terra di Palazzo Carpegna e in due ambienti del piano nobile, segue lo sviluppo storico del concorso, caratterizzato da una cadenza inizialmente annuale (1702-1711), poi irregolare nel corso del Settecento, fino alle riforme introdotte dai pontefici Benedetto XIV (papa dal 1740 al 1758) e Pio VI (papa dal 1775 al 1799). Dopo ulteriori interruzioni, le celebrazioni ripresero nel XIX secolo, fino alle ultime cinque edizioni tra il 1844 e il 1869, quando il concorso – ora affiancato al Premio Pellegrini per la pittura, istituito grazie al lascito di Domenico Pellegrini – conobbe un progressivo declino.

La rassegna approfondisce altresì le modalità di svolgimento delle prove: articolate in tre classi (ridotte a due dal 1824), che prevedevano esercizi di difficoltà crescente e, dopo la consegna degli elaborati, anonimi, i candidati erano sottoposti a una prova estemporanea per verificarne la competenza e l’autografia.
Particolare rilievo è dedicato al momento pubblico della premiazione, che fino alla metà dell’Ottocento si svolgeva in Campidoglio, all’interno di spettacolari allestimenti effimeri. Le cerimonie, arricchite da esecuzioni musicali e orazioni solenni, vedevano la partecipazione di cardinali, aristocratici, intellettuali e artisti, confermando il ruolo centrale dell’Accademia nella vita culturale europea.

In occasione della mostra, l’Accademia ha realizzato anche un sito internet nel quale sono rese accessibili le riproduzioni digitali di tutti i disegni dei Concorsi Clementini di architettura, organizzati per edizione e corredati da approfondimenti storici e biografici sui protagonisti.