Unterleuten è un paese che dista circa cento chilometri da Berlino, anche se potrebbe stare dall’altra parte della Terra. È qui che Gerhard e Jule si sono trasferiti, insieme alla piccola Sophie. Lui, vent’anni più grande, l’aveva conosciuta cinque anni prima durante un suo seminario alla Humboldt Universitat; “benvenuta” le aveva subito detto, mentre Jule, capelli rossi e lunghi, si era seduta. E adesso, cinque anni dopo, avevano scelto quel piccolo angolo di paradiso per vivere e crescere Sophie. Perché qui tutto sembrava perfetto, natura incontaminata, aria pulita, boschi e prati, un lago, la vita che segue i tempi della natura.

Ma in questa valle non solo la natura è libera. Qui le persone vivono in uno stato di anarchia, dimenticati dalla civiltà, lontani, trascurati dalla politica e dalla società, si direbbe liberi, forse sovversivi. E le loro esistenze ammantano la valle di un’aria cupa e irrespirabile. Irrespirabile e grigia come il fumo provocato dagli incendi di Shaller, il meccanico, che ogni giorno dà fuoco agli pneumatici e ai rottami della sua officina, intossicando così tutti i vicini e distruggendo la tranquillità di Gerhard e Jule. E niente può fermarlo, si rammarica Gerhard, perché qui “nella DDR, non c’erano movimenti ambientalisti. Tutti bruciano i rifiuti come gli gira […] Tutti si scavano il pozzo dietro casa, pescano l’acqua dalla falda, tirano su casotti dove gli pare”. Ma Shaller – che ha avuto un brutto incidente e non ricorda più niente, ed è felice solo quando la figlia diciottenne viene a trovarlo – non è il solo a vivere così. Ci sono l’esperto di videogiochi Frederick e Linda, amante dei cavalli, e gli odiati Gombrowski e Kron, un’ostilità radicata nella terra, che risale al periodo delle collettivizzazioni forzate di stampo socialista.
Un giorno però una minaccia ancora più grande si abbatte sul piccolo paese: una ditta vuole impiantare delle turbine eoliche. E lo scontro divampa come la peste, tirando in ballo l’esistenza di tutti e trasformandosi in una lotta tra generazioni, tra natura e civiltà, tra progresso e tradizioni. Uno scontro che si trasforma in una nevrosi collettiva, che non lascia scampo a nessuno.
È difficilmente inquadrabile Turbine, l’ultimo libro di Juli Zeh, un vero e proprio caso letterario in Germania. Una lettura coinvolgente, che parla di società e natura, di istinti e tecnologia. Di rabbia e difetti. Un romanzo senza veli, ben scritto da Juli Zeh, figlia dell’ex direttore del Bundestag e oggi una delle scrittrici più note nel panorama tedesco, abituata a stupirci e a trattare argomenti di un certo rilievo, come il traffico di droga, la giustizia, la guerra, fino al bizzarro futuro distopico di Corpus delicti, dove la società è ossessionata dall’igienismo.

Didascalie immagini

  1. Juli Zeh (fonte)
  2. La copertina del libro

IN COPERTINA:
Particolate della copertina del libro e l’autrice (fonte)

SCHEDA

Titolo: Turbine
Autore: Juli Zeh
Editore: Fazi
Collana: Le Strade
Titolo originale: Unterleuten
Traduzione: Roberta Gado, Riccardo Cravero
Anno edizione: 2018
Pagine: 600