Esattamente vent’anni fa, correva l’autunno del 1996, usciva in Italia il libro di un autore semisconosciuto qui da noi, ma già piuttosto famoso in Francia. Era Il campo di nessuno, di Daniel Picouly (per Feltrinelli, Daniel picouly il campo di nessuno copertinanella traduzione di Yasmina Mélaouah, poi ristampato in altre collane negli anni successivi). Dopo aver scritto quattro romanzi gialli tra il 1992 e il 1995, Picouly cambiò direzione realizzando d’emblée quello che si può definire la storia della sua vita; quel romanzo che ronza nella testa di tutti gli scrittori, ma che solo pochi riescono a mettere su carta. E non a caso lui stesso l’ha definito «autobiografico al 98,94», lasciando i suoi lettori perplessi (e incuriositi) su quale fosse quell’1,06 d’invenzione narrativa.
Il libro racconta la giornata di un bambino di dieci anni in un povero sobborgo parigino, in una famiglia con tredici figli, alle prese con i problemi quotidiani, gli amici, la scuola, le prime emozioni di cuore, mentre in sottofondo imperversa l’eco del boom economico degli anni ’50 e della guerra d’Algeria. Una Francia lontana, uscita da pochi anni dalla devastazione della Seconda guerra mondiale, povera e un po’ cialtrona, piena di speranze, di voglia di vivere, e una città quasi fatata, Parigi, lontana anni luce da quella specie di parco attrazioni per turisti con Notre Dame e il quartiere latino come massime attrattive; un luogo realistico e da favola allo stesso tempo, dove un padre operaio originario della Martinica può diventare, agli occhi del figlio, un supereroe o un agente segreto al servizio di Charles de Gaulle. E dove un bambino può diventare adulto sotterrando nei giardinetti del quartiere i suoi giochi d’infanzia.
Questo è Il campo di nessuno, una storia delicata ed emozionante, a tratti strampalata, ma mai banale, come solo poche storie sanno esserlo. Un romanzo che aveva attratto l’attenzione di un Daniel all’epoca ben più famoso, Pennac, e che ci torna oggi alla mente per i fatti che negli ultimi mesi hanno insanguinato la Francia. Perché quella di Picouly è una storia di speranza: lui, undicesimo di tredici figli, che cresce nella periferia povera della sfavillante Parigi – ma non per questo meno colorata! – in una famiglia operaia, il padre originario della Martinica e la madre francese, tra mille difficoltà economiche. Esattamente come il bambino del suo romanzo.
Un ritratto di daniel picouly
Un bambino color cappuccino – un colore che la mattina a colazione lui ama ricreare, mischiando il bianco della mamma e il color caffè del padre – che però, malgrado le difficoltà, continua a crescere, in quella periferia difficile, dove l’integrazione culturale e sociale diventa sempre più difficile; e il caso vuole che proprio nel 1995, l’anno di pubblicazione del romanzo in Francia, esca anche il pluripremiato L’odio di Mathieu Kassovitz. Una periferia sulla quale, in questi ultimi mesi, si sono riaccesi i fari a causa dei tanti fatti violenti che hanno scosso la Francia, che dall’attacco alla redazione del settimanale satirico “Charlie Hebdo” hanno provocato più di 200 morti.
Quel bambino però – Picouly – è diventato grande, si è diplomato in ragioneria, ha studiato diritto e gestione, è diventato un insegnante del liceo e poi docente in corsi post maturità, è diventato uno scrittore famoso, giornalista, addirittura attore! Insomma, un lieto fine? Questo non lo so, perché il toccante finale del romanzo è aperto. Proprio come piacciono a me.
Panorama di parigi dalla tour de montparnasse foto andrea mancaniello
Di sicuro la periferia parigina è sempre lì, piena di contraddizioni. Così com’era negli anni ’50, l’epoca in cui si svolge il romanzo, e com’era a metà degli anni Novanta, quand’è uscito il libro. E com’è ancora adesso.
Nonostante tutto, ci piace pensare che in una di quelle case, ogni mattina, ci sia un bambino di dieci anni che si mette seduto a tavola, circondato da tredici fratelli urlanti, mentre la madre bianca come il latte tenta di preparare tutti per la scuola e il padre scuro come il caffè è già uscito all’alba in direzione della fabbrica. E che quel bambino abbia un sorriso stampato sulle labbra. Sarebbe la risposta più bella a tutto quell’odio che, giorno dopo giorno, sta provando a spazzarci via. Tanto sognare non costa nulla.

Didascalie immagini

  1. Daniel Picouly, Il campo di nessuno
    copertina
  2. Un ritratto di daniel picouly (fonte)
  3. Panorama di Parigi dalla tour de Montparnasse (© 2006 Andrea Mancaniello)

In copertina:
Panorama di Parigi

Titolo originale: Le champ de personne, 1995.