Se qualcuno nell’autunno del 1979 passeggiando per le strade di Buxton, un tipico villaggio del Norfolk, si fosse fortunosamente imbattuto nel giovane Kazuo Ishiguro – futuro premio Nobel per la letteratura nel 2017, forse uno dei pochi capaci di mettere d’accordo critica e lettori – si sarebbe ritrovato davanti un personaggio molto difficile da decodificare. Ventiquattro anni, tratti somatici nipponici, lunghi capelli scuri fino alle spalle e baffoni spioventi, tipo gangster, ammette lui. E naturalmente l’inconfondibile accento di un ragazzo cresciuto nel sud dell’Inghilterra, perché era lì che era arrivato all’età di cinque anni da un Giappone lontano, dalla sua vita e dalle sue storie.

È così che comincia il nuovo breve saggio di Kazuo Ishiguro, La mia sera del ventesimo secolo e altre piccole svolte, la lezione – pubblicata in Italia da Einaudi – che ha tenuto presso l’Accademia di Svezia quando gli è stato conferito il Nobel. Un testo delicato, emozionante, una lucida riflessione sull’educazione che lo scrittore ha ricevuto, un racconto sui tanti punti di svolta che hanno modificato in parte o in maniera importante la sua esistenza, “eventi marginali” li definisce lui, scintille. La storia (certo, parziale) di tutto quello che l’ha reso lo scrittore che tutti oggi conoscono, autore di sette romanzi e una raccolta di racconti, tra cui lo straordinario Quel che resta del giorno, vincitore del Booker Prize, il più importante premio britannico, scritto sotto forma di diario dal maggiordomo Stevens, che ha ormai per tutti i tratti somatici di Anthony Hopkins, nel celebre film che James Ivory ha tratto dal romanzo. Scrittore tradotto in tutto il mondo, Ishiguro, che pur non essendo di madrelingua inglese, ha lasciato la sua impronta sulla letteratura britannica; un po’ come Joseph Conrad, ci viene in mente, al secolo Józef Teodor Nałęcz Konrad Korzeniowski, seppure l’inglese fosse la sua terza lingua dopo il polacco e il francese.
La mia sera del ventesimo secolo però, con la consueta forza emotiva della sua scrittura, va oltre la figura di Ishiguro; diventa una riflessione sulla letteratura, sulla sua valenza nel mondo contemporaneo, e conseguentemente sui nuovi autori. E, se vogliamo, può essere anche uno spunto per fare chiarezza sull’esistenza di ognuno di noi, sulle scintille che ci conducono dal passato verso il futuro. Perché è proprio da lì che viene il Kazuo Ishiguro di oggi, il pluripremiato scrittore di sessantatré anni; dal passato, da quel ragazzo con i capelli scuri che osserva smarrito la distesa di terreni agricoli intorno al villaggio di Buxton, giunto fin là per seguire un corso annuale di scrittura creativa presso l’Università dell’East Anglia, e che ha preso in affitto una stanza nella villetta di un uomo che vive da solo. Una casa forse piena di fantasmi, dice Ishiguro, totalmente diversa dalla frenesia di Londra, un luogo desolato in cui per la prima volta si ritrovò a fare i conti con il silenzio e la solitudine. Quel silenzio e quella solitudine che avrebbero fatto di lui uno degli scrittori più affermati del Novecento. Anche se ancora, quel ragazzo di ventiquattro anni, non lo sa.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Kazuo Ishiguro (fonte)
  2. La copertina del libro.

IN COPERTINA:
Kazuo Ishiguro e la copertina del libro (fonte)

SCHEDA

Titolo: La mia sera del ventesimo secolo e altre piccole svolte
Autore: Kazuo Ishiguro
Editore: Einaudi
Traduzione: Susanna Basso
Collana: Vele
Anno edizione: 2018
Pagine: 36