Il sifone bluL’avventura del signor W. – lo chiameremo così perché ci piace pensare che sia l’alter ego dello scrittore – comincia con un’immagine onirica, nient’altro che un sogno innocente. È una bottiglia blu, un sifone dal vetro sfavillante, all’interno del quale s’intravedono guizzi iridescenti. Nient’altro che una visione innocua, si direbbe, un semplice sifone blu come se ne vedono tanti. Ma non è così. Quel sifone – che ha l’ardire di apparire nella mente del signor W. con la forza di un prodigio – non appartiene al presente ma al passato, è un oggetto che se ne stava nella casa della sua infanzia, lontana cinquant’anni. Sì, perché si può essere lontani in tanti modi, nello spazio e nel tempo.
Quell’apparizione però non è che l’inizio. Il venerdì successivo – o era un lunedì? – il cinema in cui è seduto il signor W. si trasforma in una macchina del tempo e lui si ritrova proiettato – adulto e consapevole – in un lontano passato. Passato lo sbigottimento, il signor W. fa tutto quello che si potrebbe fare in una simile situazione. Corre a rivedere i luoghi dove ha giocato e vissuto quand’era bambino, va a conoscere i suoi genitori – che sono ben più giovani di lui! – gioca col suo vecchio cane, va a scambiare due parole con la bambina che diventerà sua moglie, fa una passeggiata con la sua amata tata, il suo primo vero amore, si rimette perfino a lavorare nel campo di patate davanti casa. E naturalmente rivede il sifone blu.
È un miracolo, quello che avviene al signor W., così come lo è questo romanzo breve, delicato ed emozionante, che ha la forza di farci conoscere l’infanzia del protagonista e di invogliare anche noi – in qualche modo – alla ricerca del nostro passato. Il sifone blu è una favola sospesa tra realismo e sogno, dove tutto può accadere, dove si ride e ci si commuove. Dove si rimane con il fiato sospeso, come quando il protagonista, uscito frastornato dal cinema, comincia a percorrere al buio la Rämistrasse, lungo la quale non ci sono auto né tram né passanti, dove non c’è illuminazione, finché dalle tenebre vede sbucare un’auto d’epoca coi fari azzurrini che avanza roboante. O come quando, nella sua casa di cinquant’anni fa, i suoi genitori non riescono a trovare più lui da piccolo, perché il tempo può anche giocare scherzi brutti e belli, e il signor W. lo capirà presto.
Urs Widmer
Urs Widrmer, scrittore e traduttore, drammaturgo e professore universitario, nel corso della sua vita ha lasciato la sua Basilea per viaggiare e lavorare in tante città in giro per l’Europa, a Parigi e Montpellier, a Londra e Francoforte, a Zurigo. Ma è come se con questo romanzo avesse voluto omaggiare la sua città natale. E, seppur indirettamente, ha fatto un piacere a tutti noi. Perché ci ha ricordato che chiunque conserva nella memoria – e nel cuore – un vecchio oggetto all’apparenza insignificante, come il sifone blu, un oggetto semplice ma che ha la capacità, ogni volta che ci pensiamo, di trasportarci indietro nel tempo. Magia? Sì, perché la letteratura serve proprio a questo.

Dettagli

Titolo: Il sifone blu
Autore: Urs Widmer
Titolo originale: Der blaue Siphon
Traduzione: Roberta Gado
Editore: Keller
Collana: Vie
Nuova edizione: 2015
Pagine: 112

Il sifone blu (copertina del libro) Urs Widmer (fonte) Il sifone blu (un particolare della copertina del libro)