Esattamente cento anni fa – o un secolo fa, se preferite – nasceva a Manchester, in una famiglia cattolica della media borghesia, John Anthony Burgess Wilson, uno dei più grandi scrittori britannici del ’900. Amato, odiato, idolatrato, copiato, dimenticato, riscoperto, studia musica fin da giovanissimo – e per molto tempo sogna di diventare un grande compositore – ma poi si iscrive alla facoltà di Lettere, Anthony burgess il seme inquieto 01scoprendo di riuscire anche nella scrittura.
Partecipa alla Seconda guerra mondiale lavorando come docente per il Central Advisory Council for Forces Education, poi nel dopoguerra è in Malesia come ufficiale istruttore, soggiorno dal quale nascerà la Trilogia Malese, capolavoro ispirato agli ultimi giorni dell’Impero Britannico. Finché intorno al 1960 un’improvvisa notizia cambierà per sempre la sua vita. È una diagnosi terribile, tumore al cervello.
Anthony comincia a scrivere, sapendo che di lì a poco morirà. Sono ben undici i romanzi che porta a compimento tra il 1960 e il 1964, scrive continuamente, rilegge le bozze, apporta correzioni, è un lavoro febbrile da cui nasceranno Arancia meccanica e il futuristico Seme inquieto, usciti entrambi nel 1962. La diagnosi poi si rivelerà errata, ma mai la medicina è stata più utile al genere umano come in questo caso. Ed è proprio del Seme inquieto che parleremo per ricordare i cento anni di Burgess, a mio giudizio uno dei suoi romanzi più significativi insieme a Notizie dalla fine del mondo, per ribadire – se mai a distanza di tanti anni ce ne fosse ancora bisogno – che oltre all’Arancia c’è di più.
Lo scenario è l’Inghilterra del prossimo futuro, siamo nel XXI secolo, dove la tentacolare Londra ha ormai inglobato i paesi e la campagna circostante, per trasformarsi in un’immensa distesa di edifici, mentre la società mondiale è alle prese con due grandi problemi – quanto mai attuali anche per la nostra società – l’aumento della popolazione e la scarsità di cibo. Il governo autoritario, per combattere la fame e l’aumento della demografia, ha deciso di scoraggiare il matrimonio e la procreazione – è valida la legge del figlio unico – incoraggiando l’omosessualità. Ma il vero tocco di genio è ben tenuto nascosto dalla Pubblica Amministrazione, e Tristam Foxe, il maestro di scuola protagonista di questa storia, lo scoprirà a sue spese.
Privato del lavoro e tradito dalla moglie, che intanto ha partorito illegalmente due gemelli, Tristam lascia Londra e parte alla sua ricerca verso le Midlands, per finire senza volerlo arruolato sotto le armi. L’esercito inglese sta infatti combattendo una lunga ed estenuante lotta contro il nemico. In realtà a Anthony burgess il seme inquieto 02nessuno è molto chiaro contro chi si stia combattendo veramente, forse i nemici sono gli orientali, si dice. Ma come spiega un soldato a Tristam, la guerra dev’esserci per forza visto che c’è un esercito.
Ecco che però questa guerra, pagina dopo pagina, mette sempre più in luce il suo vero volto, nonché il suo oscuro scopo: risolvere il problema demografico. La guerra in cui si ritrova coinvolto Tristam Foxe, infatti, appare subito bizzarramente vintage, sembra scaturita dall’immaginazione di uno storico. Non ci sono bombe di distruzione di massa né incredibili diavolerie chimiche né corpi militari ultraspecializzati. L’esercito britannico è composto da semplice fanteria, con l’ausilio di pochi reparti speciali, e le varie parti del fucile – che il signor Dollimore sciorina alle truppe – sono chiamate con vocaboli che sembrano usciti da un vecchio documentario. Insomma, sotto gli occhi sbigottiti di Tristam, niente sembra distinguere questa guerra dalla Grande Guerra, la terribile carneficina combattuta nelle trincee all’inizio del ’900.
Arriva poi il giorno in cui i soldati vengono imbarcati, per avvicinarsi al campo di battaglia, e una volta giunti in una terra ignota – in Irlanda? – avvicinandosi al campo base, Tristam si accorge di trovarsi in una specie di grande location per film. Ci sono sagome sceniche con alberi smembrati, amplificatori da cui esce il fragore dell’artiglieria, il grande spettacolo è pronto. Il plotone raggiunge così la trincea, camminando tra gli elementi scenici, c’è il tempo per gridare ‘Inghilterra!’ e mettere le baionette sui fucili, poi i soldati escono fuori guidati da Dollimore, mentre Tristam rimane in fondo, nascosto in trincea.
Ecco la guerra! I fucili crepitano, dappertutto risuonano urla agghiaccianti, bestemmie, è una carneficina, nessuno si salva, i corpi cadono a terra l’uno sull’altro, perché nessuno può vincere una guerra del genere. Come nessuno ha vinto tante guerre che si sono combattute in questo modo, se non dopo, a tavolino.
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Tristam è incredulo, ben nascosto in trincea, allora un nemico c’è davvero, si dice. Finché alzando la testa si accorge che i nemici non sono gli orientali, ma le donne, donne portate lì, a morire sul campo di battaglia, insieme agli uomini. E che quello a cui lui ha preso parte è solo un SS, cioè una sessione sterminio.
Al di là dell’orrore e delle paure collettive, della percezione di genere e di tutto ciò che potrà rappresentare la procreazione in un futuro prossimo, Il seme inquieto ha il merito di evidenziare la guerra come mito attuale; una visione originale e tristemente vera, quella di Anthony Burgess, che ci nasconde l’oscuro futuro che ci attende coprendolo con una semplice visione proveniente dal passato, la Grande Guerra. Sì, oltre all’Arancia c’è di più. Molto di più.

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI
1. Anthony Burgess (fonte)
2. La copertina del libro.

IN COPERTINA:
Anthony Burgess

Titolo: Il seme inquieto
Autore: Anthony Burgess
Titolo originale: The Wanting Seed
Traduzione: Roldano Romanelli
Editore: Fanucci
Collana: Immaginario
Anno prima edizione: 2002
Pagine: 298

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