Quando si fa il nome di questo generoso santo, il primo non martire della storia della Chiesa, uno dei più venerati in Europa, si è travolti da ricordi scolastici di carducciane memorie in cui la nebbia sale agli irti colli e lo spiedo di uccelletti scoppietta sul fuoco, mentre, sull’uscio, il cacciatore studia meditabondo il cielo e il mosto, che sta diventando vino, ribolle e borbotta nel tino.
Insomma, si è trascinati in una fantasmagoria di pensieri, colori, sapori, profumi che ci allontanano dalla storia di San Martino immortalato nell’immaginario collettivo nell’epico emblematico gesto del cavaliere che in una gelida notte d’inverno, taglia a metà il suo caldo impellicciato mantello, offrendolo come conforto, ad un infreddolito derelitto. Martino era nato in Pannonia, oggi Ungheria, avamposto dell’impero romano, in una famiglia di forte tradizione militare, trasferita poi nelle Gallie, a cui dovette il suo nome “Piccolo Marte” e che aveva disegnato per lui una brillante belligerante carriera. Questa però fu bruscamente interrotta da quel colpo di vera carità cristiana, scoppiato all’improvviso, come una luce, nel suo cuore, nel buio e nel freddo. Inevitabile dopo il battesimo, fu la scelta della vita religiosa che lo vide impegnato nel proselitismo e nella diffusione di quella nuova fede che aveva scoperto all’improvviso in quella fatale occasione. Il suo apostolato, così fervido e attivo, lo portò ad Amiens poi Tiers e Tours, sempre circondato dall’affetto e dall’ammirazione dei cittadini, tanto che, ben presto, quelli di Tours decisero di eleggerlo loro vescovo.
Martino, schivo per natura, cercò di sfuggire a questo, pur santo plebiscito, nascondendosi in campagna in un recinto delle oche. Se ne stava lì zitto zitto accuattato, sperando che, non trovandolo, i fedeli si scoraggiassero e rinunciassero alla sua elezione. Ma….a furor di oche che cominciarono a starnazzare, rivelando il suo rurale rifugio, fu costretto ad accettare l’alto incarico che, tuttavia, portò avanti con tanto impegno e cuore da essere considerato santo, ancora in vita. Morì durante una visita pastorale l’8 novembre 394.

Ma i suoi funerali avvennero solo tre giorni dopo perché le sue spoglie, contese tra gli abitanti di Poitiers e Tours, furono trafugate e ritrovate l’11 novembre! Allora finalmente, si celebrarono solennemente le sue esequie che sanzionarono che quello sarebbe stato il giorno a lui dedicato nel calendario liturgico.
Quel giorno, guarda caso, coincideva col Capodanno celtico “Samuin”, una specie di festa contadina, una celebrazione pagana, ancora vivissima, come tante altre, nel Medioevo, nella quale si mangiava e si beveva, si faceva baldoria, tracannando il vino nuovo in grande ingorda letizia, celebrando la conclusione dell’attività agricola dell’anno. I tempi in cui avviene la leggendaria storia di San Martino sono quelli in cui la Chiesa stava cercando di diffondere il suo verbo tentando anche di sostituirsi alle tradizioni pagane ancora molto radicate nella vita quotidiana della comunità.

Proprio San Martino diverrà una specie di ponte per la loro cristianizzazione. San Martino, non solo per la sua mistica storia del taglio del mantello, è asceso al cielo della grande iconografia, in cui si sono cimentati i maestri della pittura, da Giotto, Simone Martini, Carpaccio, Cima da Conegliano….fino a El Greco, ma anche per aver saputo scendere di nuovo a terra, entrando col suo messaggio di generosità, nella quotidianità della gente, tanto da poter scambiare con loro proverbi, modi di dire, battute, tradizioni, feste paesane……ricette. insomma San Martino, santo veneratissimo, invocatissimo, a cui sono state dedicate  chiese, abbazie, conventi, monasteri, cattedrali (come quella bellissima di Lucca) è anche considerato un pò casalingo tanto da essere coinvolto in gastronomiche celebrazioni in suo onore, proprio l’11 novembre.

Così, mentre il  mosto diventa vino, da spillare dalla botte e da gustare con le caldarroste, in Lombardia e in Veneto ci si prepara a celebrarlo invitandolo a tavola ad assaporare quelle pettegole delle sue oche, santificate in mille gustose ricette, con le verze, in pignata, col vin rosso, on onto, fedeli al proverbio che canta:” chi no magna l’oca a San Martino nol fa el bec de un quatrin” (chi non mangia l’oca  a San Martino non fa il becco di un quattrino). Intanto in Spagna la devozione per questo santo si manifesta con “la mattanza dei maiali” proprio nel giorno della sua festa. Questi, in sua gloria, diventeranno gustosi chorizos, tocinos e hamones, rispettando il detto:” a cada cerdo llega su San Martin” (ad ogni maiale arriva il suo San Martino). E mentre in Francia si brinda a San Martino stappando il Beaujolais Nouveau, vino rosso novello spedito a partire dal terzo giovedì di Novembre in tutto il mondo, a Venezia la tradizione vuole che i bambini lo ricordino sgranocchiando profumati biscotti guarniti di mille chicchi colorati a forma di cavaliere con tanto di spada e mantello, rivolgendo candidi, dolci pensieri a questo santo che tanti tanti secoli fa dette significato vero alla parola “carità”. 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. San Martino e l’oca (Immaginetta) [fonte]
  2. San Martino dona il mantello al mendicante (Simone Martini) [fonte]
  3. Festa di San Martino (Peter Brueghel Il Vecchio) [fonte]
  4. San Martino e il mendicante (El Greco) [fonte]

IN COPERTINA
un particolare di:
Festa di San Martino (Peter Brueghel Il Vecchio) [fonte]