Il Re Sole, Luigi XIV (1638-1715) era nato, dopo quasi 23 anni di disperati tentativi, da un Luigi XIII acciaccato da mille mali e da una sfiduciata Anna D’Austria che già si sentiva pronta ad essere rispedita al mittente o peggio ancora, di veder aprire davanti a se le porte di un convento. Alla fine, il piccolo arrivò e fu accolto come un miracolo, come un dono di Dio. Infatti, al suo nome di battesimo fu aggiunto quello di “Adeodato”. Intanto tutte le campane di Francia suonavano a gran festa, mentre, per “grazia ricevuta” si iniziava la costruzione di un grande monastero. Il pargoletto nacque robusto e forte…con già due dentini, pronti ad azzannare il seno della madre, ma anche il grande potere che gli sarebbe toccato in sorte, facendo subito intendere che “L’etat se moi”. Bambino vigoroso e pieno di appetito, dimostrò che avrebbe amato la buona tavola e il “grande e nobile, dilettevole mestiere della regalità” con la stessa intensità, facendo spesso dell’una lo specchio dell’altra. Infatti, durante il suo regno, il rapporto col cibo fu improntato ad una straordinaria ostentazione e abbondanza, ricchezza, grandiosità e potenza.

Sicuramente Luigi XIV, Re Sole, illuminò con i suoi raggi dorati parte della storia della Francia ma anche dell’Europa del XVII e XVIII secolo, facendo brillare le arti del suo Paese e, tra queste anche quella della tavola che, nella sua epoca, in Francia raggiunse livelli mai più superati per fastosità della mise en place, la spettacolarità e la ricercatezza del cibo. Ma, tra i numerosi meriti di Luigi XIV nell’ambito della storia della gastronomia, bisogna ricordare che, proprio a lui, si deve la benemerita diffusione del cioccolato in Europa. Le chicchere di finissima porcellana con gli effluvi caldi di una buona cioccolata calda diventa un po’ anche il simbolo della sua galante vita privata. Fu la sua consorte, l’Infanta di Spagna Maria Teresa a lanciare una vera e propria moda di questo prezioso dono delle terre del Nuovo Mondo. Si era portata da casa, da Madrid, la fedele Molina, la sua personale cameriera “specializzata” nella preparazione perfetta della sua quotidiana tazza di cioccolata. Si bisbigliava, a Corte, che il Re e la cioccolata erano le due debolezze della Sovrana….anzi si spettegolava che nella dolcezza della cioccolata affogasse il dispiacere per le troppe scappatelle galanti del vispo consorte. Luigi XIV aveva sicuramente apprezzato quello che si diceva essere l’alto potere afrodisiaco della cioccolata, legato al mito degli Aztechi.

Nel tepore dell’accogliente alcova di Madame de Montespan, una delle sue amanti preferite, infatti apprezzava moltissimo quella vellutata, calda e profumata che lei “dopo” gli offriva con le sua candide manine. Ad un certo punto, in Francia, per essere à la page bisognava gustare cioccolata a tutte le ore. Anche durante le funzioni religiose, durante la messa, era tutto un tintinnar di chicchere… mentre il profumo conturbante della cioccolata si innalzava nelle volte delle chiese… insieme a quello sacro dell’incenso. A questo punto l’alto clero decise di intervenire. Vescovi e monsignori si riunirono, analizzarono il problema… ed alla fine decisero che…. siccome era liquida… e non rompeva il digiuno… si poteva continuare a gioire di questo bene di Dio… salvando pure l’anima. Ma anche la classe medica, visto il dilagare di questa moda, volle dire la sua, concludendo che la cioccolata faceva bene nei casi di febbre, disturbi renali, mal di stomaco, debolezza…. ed a chi si era troppo attardato tra le braccia di Venere. Si spalancava così un mondo “dolcissimo” con il bene placito della Chiesa e della medicina. Ma il Re Sole non solo fu un grande estimatore della cioccolata ed un suo ghiotto fruitore ma cercò anche di mettere ordine nel commercio di questa preziosa golosità che ormai era tanto diffusa nel suo regno. Fu, infatti, il primo, in Europa a regolarne l’importazione, il commercio all’ingrosso e al dettaglio, con un vero e proprio editto con tanto di sigillo reale.

Il primo venditore che ebbe il privilegio per la vendita all’ingrosso e al dettaglio della cioccolata fu nel 1663, certo David Caillon che si impegnava a rispettare il prezzo imposto di 4 franchi alla libbra. La cioccolata diventava così anche business, entrando a far parte di quei sontuosi banchetti detti “Feste d’amore” che si tenevano nei giardini di Versailles e che, per il loro splendore, le straordinarie esibizioni di cibi rari e della loro scenografia incantata, dimostravano al mondo la potenza economica e politica della Francia del Re Sole, ma anche la sua raffinatezza. Così attraverso la sua tavola i primissimi servizi di finissima porcellana, insieme all’assaggio di frutta e ortaggi esotici e fuori stagione, frutto delle mirabili serre e delle sperimentazioni degli agronomi di corte. Nel bel mezzo del banchetto, in scenografie teatrali, ispirate alle fiabe o al mito, apparivano il Re e la Regina circonfusi di luci e splendore. Tutti applaudivano estasiati e ammirati di questo messaggio di potenza. In questo tripudio di eccellenze gastronomiche si arrivava al momento del brindisi con quello che si può considerare l’ultimo merito goloso, illuminato dai raggi del Re Sole.

Proprio negli anni di Luigi XIV, un monaco benedettino creò il vino della festa, anzi dell’allegria della festa: lo Champagne. Dom Perignon, era un fraticello, forse addirittura astemio, nato nello stesso anno del Re Sole, che pare non fosse tanto portato per la meditazione e per lo studio dei sacri testi, quindi il superiore del convento di Hautervillers, nella regione dello Champagne, lo aveva scelto per curare le vigne, il vino e la cantina. Cosa che lui faceva con tanto pio meritevole zelo. Si era accorto, Dom Perignon, che i vini dell’uva di pinot, il cui mosto separato dalle vinacce, fermentava una seconda volta, sprigionava una gradevole effervescenza con un piacevole bouquet. Si mise allora a studiare, osservare, controllare, questa sua sorprendente scoperta. Col fiuto dell’enologo, tra una preghiera e l’altra, arrivò a compiere quel miracolo di bollicine che ben presto uscì dalle ombrose cantine del convento per prendere la via del mondo. Prima tappa Versailles, la corte del Re Sole. Qui il medico, entusiasta lo consigliò al Sovrano come vera panacea per la sua salute, poi alla Regina… ed a tutti i cortigiani per un brindisi… che non è ancora finito.
Dettagli
Didascalie immagini
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Re Luigi XIV, dipinto di Hyacinthe Rigaud realizzato nel 1701. (fonte)
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Ritratto di Françoise de Rochechouart (Madame de Montespan) autore sconosciuto (fonte)
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Infanta di Spagna (Diego Rodriguez de Silva y Velázquez - Infanta Margarita Teresa in a Blue Dress) (fonte)
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La bella cioccolataia di Jeanne Etienne Liotard (fonte)
IN COPERTINA
Hyacinthe Rigaud, Ritratto di Luigi XIV, 1701
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