Non erano ancora le cinque, quando è arrivata la conferma ufficiale della notizia che aleggiava da tempo, ma è noto quanto siano superstiziosi i napoletani e nessuno desiderava ipotizzare al riguardo. L’arte del pizzaiuolo napoletano fa ora parte dell’Unesco tra i beni immateriali dell’umanità e il sindaco partenopeo Luigi De Magistris ha commentato: «La pizza di Napoli, l’arte del pizzaiuolo napoletano finalmente bene immateriale del patrimonio dell’umanità Unesco. Un riconoscimento storico: grazie ai pizzaioli napoletani, che vivono ed operano a Napoli e in tutto il mondo, grazie a tutti quelli che hanno firmato per questa petizione. È il segno della potenza di Napoli attraverso la sua arte, la sua cultura, le sue tradizioni, le sue radici,la sua creatività, la sua fantasia. Una grande vittoria per Napoli e per la pizza napoletana».
Fermo restando come i gusti non si debbano discutere, auspichiamo che i consumatori di pizza sottile e croccante, si facciano coraggio e assaggino questa eccellenza del Patrimonio Unesco. Una vera pizza napoletana non è mai pesante  La vera pizza napoletana è una delizia la cui lievitazione la rende una nuvola e, se creasse problemi digestivi, i casi sono due: non è una vera pizza napoletana oppure occorre il medico. 
«’Orre» meglio noto come il Re lazzarone (a seconda degli anni assunse il titolo Ferdinando I di Borbone, Ferdinando IV di Napoli, Ferdinando III di Sicilia) l’adorava e andava di nascosto nelle osterie dopo aver cercato, inutilmente, di inserirla nel menù di corte. Il monarca non si arrese e, per farla assaggiare alla regina – l’austriaca Maria Carolina – fece costruire un forno al Casamento Torre nel Real Bosco di Capodimonte affidandolo al migliore pizzaiolo di Napoli. Proprio lì, nell’estate del 1889, il pizzaiolo Raffaele Esposito della pizzeria Brandi, preparò le diverse pizze per la Regina Margherita di Savoia: Mastu Nicola bianca con strutto, basilico, pecorino e pepe; pomodoro, alici, aglio, origano e olio; pomodoro, mozzarella, basilico, olio e pecorino; calzone fritto con ricotta e cicoli secondo la tradizione dell’Ottocento. La regina preferì quella con la mozzarella e il pomodoro che, in suo onore, fu chiamata Margherita. Il forno è ancora attivo, un sito storico da valorizzare e, come ha annunciato il direttore del Museo di Capodimonte, Sylvain Bellenger, entro un mese aprirà le porte del Giardino Torre del Bosco e coinvolgerà, a rotazione, i pizzaioli napoletani.

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Didascalie immagini

  1. Pizza con le patate, provola e pepe
    (secondo l'antica ricetta popolare di "pasta e patate" ma con la variante della base di pizza napoletana al posto della pasta)
    foto © Franca Spiezia
  2. Pizza con salame, funghi orecchioni, spolverata di tartufo, mozzarella e olio a crudo
    foto © Franca Spiezia

IN COPERTINA
Un particolare della Pizza con salame, funghi orecchioni, spolverata di tartufo, mozzarella e olio a crudo
foto © Franca Spiezia