Sicuramente Gioacchino Rossini (Pesaro 1792-Parigi 1868), uno dei più importanti creatori e innovatori del bel canto, uno dei più grandi geni musicali di tutti i tempi, che ha lasciato indelebile impronta di sè nella storia della lirica e di cui quest’anno si solennizza il bicentenario della scomparsa, fu anche uno dei più raffinati gourmand e amanti della buona e bella tavola della sua epoca. Gioviale, dotato di buon appetito, uomo di mondo, il compositore pesarese (Italiana in Algeri, Tancredi, Barbiere di Siviglia, Cenerentola, Gazza ladra, Semiramide, Guglielmo Tell) era un sensibile esteta dell’arte culinaria, ma anche un estroso ed entusiasta manipolatore di ricette.

Trascorse gli ultimi anni della sua vita nella sua bella ed ospitale casa di Passy (vicino a Parigi), diventata un vero punto d’incontro per gli amici, della sua tavola sempre elegantemente e generosamente imbandita. Ne godevano artisti come Liszt, Gounod, il giovane Verdi, Dumas, ma anche personaggi dell’alta finanza quale il Barone di Rothschild: tutti intorno alla sua grande musica ma anche alle sue ghiotte “composizioni conviviali”. Infatti, Rossini si gloriava, compiaciuto di aver creato 7 ricette fondamentali per la sua arte gastronomica, così come 7 è il numero delle note musicali. Il suo pentagramma… “goloso” si articolava in:

  1. Maccheroni alla Rossini, riempiti di purea di tartufo iniettata con una speciale siringa d’argento appositamente studiata per lui;
  2. Minestra di baccalà;
  3. Spuma di pollo e prosciutto;
  4. Cotoletta di castrato o di agnello alla Rossini;
  5. Noce di vitella alla Rossini con salsa demiglace, fois gras a tartufi
  6. Tournedos (medaglioni di filetto di manzo su crostini fritti guarniti di una fettina di fois gras ed una bella lamella di tartufo) che presentò, con la regia del più grande cuoco dell’epoca Antoine Carême, suo carissimo amico, conosciuto in casa Rothschild, al Cafè Anglais di Parig
  7. Per la 7° nota, inventò il “famoso condimento del ghiottone” per l’insalata Rossini, ideata dopo il trionfale successo del Barbiere di Siviglia il 20 febbraio 1816 al teatro Argentina di Roma (la prima era stata solennemente fischiata!). Così Rossini scrive alla soprano Isabella Colbran (che nel 1822 diventò sua moglie) sorvolando sul grandioso successo della sua opera, ma concentrandosi sulla descrizione dettagliatissima della sua nuova idea “gastronomica”: “ma ciò che mi interessa altrimenti che la musica è la scoperta di una nuova insalata della quale vi offro la ricetta.


Il Cardinal di Stato mi ha dato per questa scoperta la benedizione apostolica: prendete l’olio di Provenza, senape inglese, aceto francese, un po’ di limone, del pepe e del sale, sbattete tutto per bene, poi aggiungete alcuni tartufi tagliati a pezzi! Il tartufo dà a questo condimento una sorta di aurea che porta il buongustaio all’estasi. Il tartufo è il Mozart dei funghi”. Questa dunque era l’anima del personaggio Rossini che ascoltava il cibo… e mangiava le note. E che, candidamente, affermava: “mangiare, come amare, suonare, dirigere, sono i 4 tempi dell’opera buffa che è la vita, destinata a svanire come la schiuma di un bicchiere di champagne. Chi se la lascia sfuggire è un pazzo”. Questa era, dunque, la sua filosofia di vita. Per lui il cibo, la buona tavola, vissuta a pieno, ebbero lo stesso valore che la passione per le belle donne e l’impegno artistico ed anche, forse lieve balsamo, per la depressione che lo colpì dopo il Guglielmo Tell (1829) e che lo vide abbandonare la composizione di opere.

Ma non rimase inoperoso… E per rallegrare gli amici scriveva piccoli brani per pianoforte, spensierati e allegri che avevano come titoli argomenti a lui cari: Les quattre hours d’ouvres (I quattro antipasti); Les radis, Les anchois, Les cornichons, Le beurre (I ravanelli, Le acciughe, I cetriolini, Il burro), Les quattre mendiants; Les figues seches; Les Amandes; Les noisettes; Les raisins (I quattro mendicanti, I fichi secchi, Le mandorle, Le nocciole, L’uva secca). Piccoli gioielli fra le sue opere-capolavoro. Nella biografia che, mentre egli era ancora in vita, volle dedicargli Stendhal, si parla della sua passione per i tartufi e il fois gras, ed anche per i risotti. Secondo lo scrittore francese, Rossini, mentre si trovava in un ristorante di Venezia, in fervida attesa che nelle cucine terminassero la cottura del suo risotto preferito, ebbe l’improvvisa, felice, musicale ispirazione per l’incomparabile melodia “di tanti palpiti” dell’opera di Tancredi. L’aria divenne subito famosissima e appetitosamente denominata L’aria dei risi.

Stessa saporita intuizione si dice avvenuta per la sinfonia della Gazza ladra composta mentre sul fuoco della sua cucina covava uno dei suoi risotti e nell’aria si spargeva un accattivante profumino che preannunciava il piacere dolce dell’assaggio e del seguente momento musicale! Le sue tante biografie golose amano soffermarsi su questo suo aspetto d’artista sempre animato dal pensiero del buon cibo anche nei momenti più alti della sua creazione musicale. Si racconta infatti che, mentre a Bologna stava componendo lo Stabat Mater, seduto al pianoforte intento a creare dicendo note solenni per il tema da misurare, esordì dicendo: “Sto cercando motivi… ma mi vengono in mente solo pasticci… tartufi e cose del genere”. Gli amici che lo ascoltavano sorrisero e apprezzarono la sua schietta, genuina, golosa vitalità! Così chiudiamo questo ritratto di un grande goloso, con una curiosa affermazione di Waverly Root, giornalista gastronomico americano, molto interessato alla cucina italiana ed alla sua storia che sostiene, convinto, che Gioacchino Rossini avrebbe potuto diventare un gourmand, un buongustatio di fama e livello mondiali se il suo genio musicale non avesse eclissato il suo grande vero talento!

Didascalie immagini

  1. Gioacchino Rossini (fonte
  2. Maccheroni alla Rossini (fonte
  3. Tournedos alla Rossini (fonte) http://www.e-rabba.it/site/lagaiacucina/tournedos-alla-rossini/
  4. Foie gras (fonte
  5. Antoine Carême (fonte

IN COPERTINA
Gioacchino Rossini fotografato da Nadar (fonte)
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