Nella mia famiglia l’amore per la bella e buona tavola è sempre stato ed è molto forte. Ogni occasione era ed è sempre buona per apparecchiare con tovaglia e piatti giusti, centrotavola adatto, mentre si cerca di offrire, agli ospiti, il meglio in gusto e sapore. Mi sorprende però, che, nelle epiche narrazioni che si fanno quando, golosamente, si rievocano pranzi delle feste, cene importanti, quando c’è sempre uno che dice: “ti ricordi quella volta che…” saltano fuori, quasi con sadico compiacimento, episodi disastrosi, gastronomiche debacles, di padrone di casa avvilite, sconfitte… ma pronte alla riscossa.

Si ricorda, ad esempio, di quella sposina novella alle prese… con un pollo. Bionda, dolce, di buona famiglia, aveva ricevuto l’educazione giusta per l’epoca, che prevedeva un diploma, suonare il pianoforte, saper sostenere una conversazione di buon livello e qualche cenno di cucina. Si era sposata con un abito di chiffon, nello stile di quello di Wallis Simpson per le nozze con Edoardo VIII. Tutto era stato perfetto e come aveva scritto ad una amica il caro consorte le aveva fatto trovare il loro nido pieno di fiori e di mille attenzioni: “finanche il sale nelle saliere!”. Ma, quando la novella sposa volle dare prova della sua maestria ai fornelli, si trovò di fronte un bel pollo ruspante, omaggio di un generoso contadino. E qui iniziò il dramma… per il volatile! Giallo, con il collo flaccido, la cresta rossa sul capo pendente, le zampe rigide, le unghie… un mostro. Quello che apparve agli occhi della sposina, oggi si considererebbe un bel rappresentante di allevamento biologico km zero! Decisa però, che questa era un’ottima occasione per preparare all’amato consorte, un sostanzioso, confortante brodo. Così cercò tra le pentole nuove ricevute in dono per le nozze, quella che le sembrava più adatta. Dentro vi infilò, a forza, il pollo tutto intero (dalla cresta alle zampe) affogandolo, senza pietà, nell’acqua, lasciandolo navigare, per ore, in quell’insolito mare. Si può immaginare il finale di questa storia. Tra le lacrime accolse il maritino… Il pollo con la testa fuori dalla pentola ed un’ala sul bordo sembrava guardarla con commiserazione, pietà… forse perdono. Però la sposina negli anni divenne una buona cuoca. Imparò a cucinare con perizia e un certo orgoglio, lepri, fagiani e anche il cinghiale perché lo sposo era un grande cacciatore. La sua memoria comunque, è legata in famiglia al pollo “affogato”. Un altro personaggio delle nostre gastro-storie è una certa zia. Era molto bella, capelli color bronzo fiorentino, pelle chiara spruzzata di intriganti lentiggini, portamento aristocratico, gran “savoire faire” almeno così si narra. Le sue mise en places erano famose tra le amiche e se ne parlava per giorni. Il clou del suo successo in cucina era un famoso crème caramel. Perfetto nella consistenza, nel sapore, nel caramello, veniva servito, alla fine delle sue cene, su uno stupendo vassoio d’argento, dove, l’anello di dolcezze sembrava trionfare. Così in tante occasioni: dunque un dessert di sicuro successo. Però, quella volta che, a capotavola, sedeva l’Alto Prelato appena arrivato in città, con altri maggiorenti ed i soliti scelti amici insieme all’innamoratissimo marito, capitò qualcosa di imprevedibile, misterioso, al momento, che suscitò attimi di generale imbarazzo e le più stravaganti considerazioni.

Il goloso Alto Prelato per primo assaggiò il delicato dessert e, dopo un attimo, posò l’argenteo cucchiaino sul bordo del piatto. L’amica del cuore cercò, invano, di lanciare alla padrona di casa occhiate e allarmanti segnali, mentre anche lei posava il cucchiaino. Insomma, ad uno ad uno, tutti gli ospiti fecero lo stesso, interdetti dallo strano sapore del crème caramel: retrogusto di acciuga. Drammatica suspense! Sabotaggio della domestica? No. Si cominciò ad ipotizzare, a favoleggiare sui moderni nuovi mangimi per i polli… chissà cosa contengono, perciò il sapore delle uova non è più quello di una volta. La cena finì miseramente con le scuse più sincere della mortificatissima bella padrona di casa che, con le lacrime agli occhi, vedeva così sfumare la sua fama, finora indiscussa. Ma, finalmente il giorno dopo si scoprì il mistero di tanto disastro. Un vasetto di preziose acciughe del Mar Cantabrico, non ben chiuso, in bilico sullo scomparto del frigorifero, aveva, a poco a poco, lasciato cadere il suo aromatico olio sul sottostante stampo del crème caramel! Così finì la misteriosa storia del più famoso crème caramel della città. La zia dovette dare tante spiegazioni e scuse agli ospiti… preparando intanto la rivincita!

Un’altra “drammatica” vicenda legata alle storie di cibo in famiglia è quella di un pranzo di fidanzamento che stava per mandare in fumo, un atteso matrimonio. La bella tavola era pronta, la tovaglia quella di prezioso lino di Fiandra, del corredo della madre della fidanzata, con le cifre ricamate. Le posate e l’argenteria di casa tirata a lucido per l’occasione. Il menu curato nei dettagli anche per la presenza, data l’occasione, dell’autorevole, esigente zio decano della famiglia. Così ci si preparava, dunque, a passare tutti insieme un bel momento di festa. Anche la fidanzata aveva voluto collaborare all’evento con un centrotavola realizzato con i bei fiori del giardino e un dessert, fatto con tanto amore, che avrebbe confermato al futuro sposo l’ottima scelta. Si trattava di una specie di gelato fatto con panna e fragole che avrebbe contribuito a chiudere in dolcezza questo atteso momento di gioia, tra brindisi beneauguranti.

Purtroppo per i misteri della chimica e forse, la sfortuna che qualche volta ci mette la coda, avvenne l’imprevisto, la panna, nel frigorifero, aveva mantenuto la sua giusta consistenza, le fragole invece, erano diventate… di marmo, rendendo tutto immangiabile. La fidanzata in lacrime si scusava e si scusava… ma, la madre, la futura suocera, brandendo una salvifica bottiglia di vin santo ben invecchiato e ben accompagnato da un vassoio di croccanti cantuccini, salvò in corner il pranzo di fidanzamento. I due fidanzati, comunque, nonostante le fragole “di marmo”, si sposarono e vissero felici, insieme per quasi cinquanta anni. Un’altra di queste storie-disavventure a tavola è quella della minestra di ceci che di colpo si trasformò in pappa col pomodoro! I “professore”, come ogni anno, anche quell’estate, aveva invitato i suoi colleghi, gli allievi, gli amici per la consueta cena nella sua casa nella campagna toscana. Era una rimpatriata in allegria, lontani dallo stress della sala operatoria, e dalle beghe burocratiche dell’ospedale per rigenerare lo spirito davanti ad una bella tavola imbandita all’aperto, con il meglio dei sapori e delle golosità della cucina locale. Per questa occasione si era parlato della minestra di ceci, dopo che “i pici”, “le tagliatelle su cinghiale”, la storica “ribollita” avevano commosso i cuori dei partecipanti nelle estati precedenti.

Una minestra di ceci fatta secondo l’antica ricetta di casa, promessa nel menu scritto a mano, ingolosiva gli ospiti che venivano dal nord Italia. La “signora del professore” nota per la sua passione per la cucina, aveva apparecchiato una lunga tavola all’ombra dei lecci, con rustiche tovaglie a quadretti, piatti di terracotta, suggestive candele, confortanti bottiglie di Chianti Gallo Nero. Ci si preparava così ad una piacevole serata, che tutti, durante l’inverno, avrebbero ricordato rinsaldando legami di amicizia. La zelate “signora del professore”, aveva, come da ricetta familiare, messo “a bagno per una notte” i ceci locali. Al mattino presto li aveva cotti e passati preparando un’ottima minestra profumata del rosmarino dell’orto. Il grande pentolone, che conteneva tanta bontà, era stato poi riposto, ben coperto, nel luogo più fresco della casa, perché si prevedeva una giornata particolarmente calda. E li rimase chiotto chiotto fino a sera quando, mentre stavano arrivando gli ospiti e incominciavano i convenevoli dei saluti di benvenuto, la fida Flora chiamò allarmata la “signora del professore”: il prezioso pentolone scoperchiato rivelava non l’attesa squisita minestra ma un’orrida poltiglia fermentata… schiumosa, degna solo di essere gettata nel… wc. Si immagini lo sconforto che doveva essere celato da cordialità e accoglienza. Panico. Come salvare la serata che si era ormai popolata di ospiti che non nascondevano un certo appetito. La “signora del professore”, ebbe un vero e proprio colpo di genio. In un sacchetto, ricavato da vecchi canovacci di lino di una volta, quelli con la riga colorata sui bordi, si conservavano gli avanzi del pane, da regalare agli amici che avevano il pollaio. Fortunatamente era pieno. Ebbene, il sacchetto di pane secco si trasformò, con pomodori appena colti, basilico fresco, un pizzico di fortuna, di magia e disperazione, in una straordinaria squisita “pappa col pomodoro”, che con la benedizione dell’olio del frantoio trionfò nonostante tutto sulla tavola degli affamati commensali. Quando il “professore” sorpreso, vide arrivare in tavola le zuppiere di “pappa col pomodoro” e non la minestra di ceci di cui aveva “tanto parlato”, ebbe un attimo di smarrimento. Ma la “signora del professore” con un sorriso disarmante che nascondeva lo scoramento di mezz’ora prima, disse candidamente: “c’è stato un cambio in cucina. Buon appetito a tutti”. La cena iniziata drammaticamente vide il trionfo della più povera delle zuppe, e la “pappa col pomodoro” divenne la regina della serata.

Nonostante questo brillante finale, questa cena viene ricordata come “quella della minestra di ceci andata a male”. Potrei continuare con queste buffe storie di famiglia. Mi fermo qui per raccontarvi dei protagonisti di queste golose vicende: la tenera sposina alle prese col pollo era la mia cara nonna Elena, la signora del crème caramel era la bella zia Olga, la fidanzatina in lacrime per le fragole “di marmo” è la mia mamma, la stessa che, anni dopo, con un colpo di genio e fantasia trasformò la “minestra di ceci” in “pappa col pomodoro”.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Tavola apparecchiata (La Desserte, Henri Matisse, 1896-1897)
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  2. Pollo bollito
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  3. Crème caramel
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  4. Fragole con panna
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  5. Minestra di ceci
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  6. Pappa al pomodoro
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IN COPERTINA

Tavola apparecchiata (La Desserte, Henri Matisse, 1896-1897)
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