Si fa presto a dire “soffritto”!
Invece, intorno a questo commovente bulbo del genere “Allium” (dal celtico All=bruciante) che di solito inizia, da protagonista, tante ricette della nostra cucina (…soffriggere la cipolla in buon olio d’oliva…), si intrecciano miti, leggende, storie curiose, ma anche ispirate poesie e sentimental-appetitose visioni di pittori di tutti i tempi (dagli affreschi di Pompei in poi!).
Insomma, questa ortofrutticola Salomè dai mille trasparenti conturbanti veli, sembra svolazzare, danzando leggiadra, da un mondo all’altro, dall’intingolo della pentola, all’arte, con una fatale disinvoltura degna di una primadonna, non solo della cucina.
Presente nella mitologia greca, in tante leggende, poi, viene consacrata a Latona, madre di Apollo e Artemide, figli di Giove, per aver saputo stimolarne il languente appetito, mentre ne attendeva la nascita, tra le ire furibonde della gelosissima Era, legittima consorte!
Gli Egiziani che ne scrivevano il nome sulla piramide di Cheope, la consideravano talmente sacra, addirittura degna di accompagnare, come viatico per l’aldilà, il faraone di cui, si sapeva, notoriamente goloso. Intanto, gli schiavi che gli stavano costruendo questo immortale, grandioso monumento funebre, si nutrivano di pane e… come companatico, corroboranti, energetiche cipolle.

Fin dal XIV secolo ebbe inizio l’interesse, dal punto di vista scientifico-nutrizionale, di questo ortaggio dall’afrore e il sapore tanto intrigante. Lo studioso Pietro Crescenzi (1233-1320) seguendo certe intuizioni del medico arabo Avicenna (980-1037), nel suo saggio concludeva (malizioso) che “Se si prendono (mangiano) cipolle crude, esse accrescono la lussuria”. Ma fu il medico bolognese Baldassarre Pisanelli (XVI sec.) che, nel suo trattato “Della natura dei cibi e del bere” pubblicato nel 1583, ne rivelò, secondo lui, l’altissimo potere afrodisiaco, dovuto al gusto penetrante e all’odore acutissimo.
Insomma, dalle sue considerazioni, la cipolla risultava una specie di vero e proprio “viagra” ante litteram, da cogliere all’uopo, nell’orticello di casa. Sentenziava galeotto il bolognese dalle dotte pagine del suo testo: “La cipolla aiuta il coito, genera sperma e provoca appetito”. Intanto le ragazze da marito (di un tempo) seguendo antiche pratiche divinatorie un po’ stregonesche attribuite alla cipolla, come quella di favorire i sogni profetici, mettendone una sotto il cuscino, incidevano sugli afrodisiaci bulbi le iniziali degli innamorati. La cipolla che per prima germinava indicava, con certezza, il nome di quello giusto da condurre, quanto prima, all’altare, tra lacrime di gioia e di cipolla. 

Ben presto questo prodigioso dono della natura approdava, come cibo popolare e povero, nelle mille fantasie dell’arte e della storia della gastronomia.
Fin dal ‘500 un antico ricettario fiorentino, ne esalta le eccezionali virtù espresse in una zuppa chiamata “dalle 7 virtù”. Infatti “leva la fame e la sete, fa dormire, fa digerire, fa buon dente e buon talento e guance rosse”. Insomma una vera e propria panacea per la salute del corpo e dello spirito.
Il passaggio della cipolla così saporita, salubre, ma anche un po’ arcana e misteriosa al mondo della poesia non è poi così sorprendente. Ecco come Pablo Neruda (1904-1973) premio Nobel per la letteratura (1971), la introduce con una vera e propria ode nel suo universo popolar-poetico, offrendocene un’aulica fiorita visione in cui i contorni dell’amato vegetale si disfano (quasi come nel soffritto!) in una diafana elegia della sua bellezza e del suo contenuto che, diventando cibo, è un inno alla vita.

Luminosa ampolla
Petalo su petalo
S’è formata la tua bellezza
Squami di cristallo t’hanno cresciuta
E nel segreto della terra buia
S’è arrotondato il tuo ventre di rugiada
Sotto la terra è avvenuto il miracolo
Quando appare il tuo lento germoglio verde.

Un altro Premio Nobel (1996) la poetessa polacca Wislava Szymborka (1923-2012), intona un altrettanto intenso canto dedicato alla cipolla e alla sua trasparente natura:

La cipolla è un’altra cosa
Interno non ha
Completamente cipolla fino alla cipollosità
Cipolluta di fuori
Cipollosa fino al cuore
Potrebbe guardarsi dentro senza provare timore.

Quindi cipolla come sincera identità di cuore, di sapore, essenza di verità di essere se stessa fino all’ultimo velo del suo fascinoso bulbo, del suo conturbante rotondeggiante corpo.

La cipolla, dunque, non poteva non offrirsi con altrettanto appeal all’occhio e al pennello dei pittori! Dagli affreschi di Pompei, alla conturbante umanizzante ratatouille dei ritratti di grandi personaggi di Arcimboldo (1526-1593) fino alla tenerezza impressionista delle cipolle con il loro cestino di Alfred Sisley (1839-1899) con cui entriamo, quasi ospiti graditi, nell’atmosfera intima della sua cucina di casa. Ma ci turbano invece, le corrusche cipolle che Vincent Van Gogh (1853-1890) dipinge, appena dimesso dall’ospedale per via del taglio all’orecchio (1880). Qui le cipolle diventano un tutt’uno con consueti oggetti autobiografici: sacchetto di tabacco, pipa, brocca d’acqua, ceralacca, bottiglia di vino vuota, lettera intestata, libro di medicina, candela accesa…. cerino spento.
Come in un tentativo di voler riprendersi la vita quotidiana nella “casa gialla”. In questa eterogenea composizione si mescola un aspirazione all’ordine alla convulsa ansia interiore di cui le cipolle scontrose protagoniste con la loro natura agrodolce, il violento odore-sapore, sembrano farci presagire che l’ultimo “velo della sua vita sarà bruciante come una lacrima”.

Ma è nell’emotivamente estremamente struggente performance dell’artista Marina Abramović (1946), intitolata The Onion (1955)  che questo bulbo si disvela. Stretta, spremuta dalle sue mani, diventa portatrice di messaggi di umana vita e di umano dolore. Travalicando la sua natura vegetale, la cipolla si innalza a cifra di meditazione e lacrimosa riflessione sull’essenza, sul valore liberatorio e forse positivo del pianto. La Abramović diventa così lacrima tra le lacrime, quasi annullando in esse la propria presenza. E tra queste sue lacrime noi potremo riconoscere le nostre. Forza delle lacrime, forza dell’arte.

Eppure avevamo cominciato arlando di cipolle e soffritto…

DIDASCALIE IMMAGINI

  1. Arcimboldo (fonte)
  2. Alfred Sisley (1839-1899), Natura morta con cipolle
    non datato (1860-1899),  olio su tela, cm24,9 x 38 (fonte)
  3. Vincent Van Gogh (fonte)
  4. Marina Abramović, The Onion 1995,
    video (colore, sonoro), 20’03’’,
    Amsterdam, LIMA Foundation.
    Courtesy of Marina Abramović Archives e LIMA, MAC/2017/073

In copertina un particolare di:
Vincent Van Gogh (fonte)