Quando penso a Napoleone subito mi viene in mente il poderoso trionfante ritratto che ne fa Jacques David (1801), poi la Sinfonia n. 3 (L’Eroica) di Ludwig van Beethoven e, naturalmente il 5 maggio di Alessandro Manzoni, insieme a tutto quel contorno di epos, di immaginifiche suggestioni che libri di storia, film, romanzi, hanno costruito intorno alla sua gigantesca figura. Mai, però, avrei immaginato che, in questo glorioso panorama, si dovesse inserire anche, con un certo peso sentimental-storico…un timido fiore dal color intenso e il profumo delicato: la violetta. A quanto pare fu arma vincente nelle sue schermaglie d’amore.

Scopro, dunque che, non solo Maria Luisa d’Asburgo (1791-1847) figlia dell’Imperatore d’Austria, giovanissima sposa (diciotto anni appena compiuti) impalmata (dopo una lunga e spregiudicata trattativa diplomatica) per garantire al trono di Francia un erede di sangue blu, fu conquistata da Napoleone con innamoratissime, quasi adolescenziali, letterine d’amore, regali sontuosi, fagiani vittime della imperiale doppietta, cioccolatini (la fanciulla era perdutamente golosa) delle migliori pasticcerie di Parigi ma anche da tanti quotidiani mazzolini di viole mammole. Tanto che, dopo il Congresso di Vienna (1915) tramontato il sogno napoleonico, diventata Duchessa di Parma, trasferì qui la passione per questo fiore. Lo fece piantare nel suo giardino e anche nelle serre della sua Reggia di Colorno. Volle che il “viola” diventasse il suo colore e quello dei valletti di corte. Intanto, per farla felice, i frati di un convento cittadino, estraevano dal fiorellino un essenza delicata ma intensa che divenne il “suo” profumo; anche oggi si può trovare nelle profumerie di Parma dov’è vivissimo il ricordo della buona Duchessa, grazie ad un astuto barbiere che, alla fine dell’Ottocento ritrovò “la ricetta” scartabellando tra le carte dei fraticelli. Non solo profumo, ma spesso, Maria Luisa, firmava le sue lettere… con una violetta.

Anche la prima sposa di Napoleone, Josephine Beauharnais (1769-1814) la bella navigata affascinante creola, ebbe, nella violetta, che offrì per prima al giovane brillante ufficiale corso in carriera, un valido alleato per conquistarne il cuore. Il suo vestito da sposa era tutto ricamato col motivo delle violette. Le damigelle che la accompagnavano, durante la cerimonia nunziale, ne stringevano tra le mani olezzanti mazzolini. Quest’armonia finì… non per mancanza di violette, ma per pressanti ragioni politiche e dinastiche (si racconta però, che Napoleone fece piantare violette sulla tomba di Josephine e che, alcune di queste, raccolte in un medaglione lo accompagnarono fino a Sant’Elena). Ma, la più tenera di queste floreali storie d’amore, è quella che lega Napoleone a Maria Walevska, la nobildonna polacca che gli fu idealmente accanto, fino all’ora triste del destino che lo portava a Sant’Elena.

Si incontrarono il primo giugno 1807 a Varsavia ad un ballo organizzato dalla nobiltà locale. Qui l’imperatore aveva stabilito il suo quartier generale in attesa di attaccare la Russia di Alessandro I. La Polonia, vittima di tante crudeli spartizioni tra stati potenti, sembrava quasi ormai scomparsa dalla carta geografica europea, ma i patrioti, fieri della loro identità, desiderosi dell’indipendenza, videro, nell’eroe francese il “liberatore”, l’uomo capace di ricostruire la loro sovranità. Folgorato dalla bellezza di Maria, dai suoi occhi azzurro cielo, dall’eleganza, dal portamento aristocratico, subito cercò di rivederla. La buona società favorì i loro incontri, per amor patrio, nella speranza di legare così l’imperatore al loro sogno di libertà. Napoleone, ohimè, li deluse, ma invece nacque un vero grande amore che durò, per i due protagonisti tutta la vita. E qui entra ancora una volta,  in scena il fatale mazzolino di violette, con cui Cupido centrò il cuore della bella Maria.

Così un Napoleone tenerissimo e innamorato le scriveva nell’aprile 1807: “Maria dolce Maria, accetta questo mazzolino di violette che possa diventare un misterioso legame fra noi, un vincolo segreto nel mezzo alla folla che ci circonda. Esposti agli sguardi altrui potremo così capirci: quando porrò la mano sul cuore, saprai che esso è tutto pieno di te e per rispondere tu premerai al seno i tuoi fiori. Amami dolce Maria e che la tua mano non si stacchi mai più da queste violette”. Maria Walevska lo andò a trovare durante l’esilio all’isola d’Elba. Arrivò con un vascello inglese in incognito, col bambino nato dal loro amore. Intanto l’imperatore aveva fatto piantare…violette dappertutto. Ma fu l’ultimo giardino, quello amaro dell’esilio all’isola di Sant’Elena, dove Napoleone vinse la sua battaglia contro un terreno ostile ed un clima impossibile, facendo nascere un parto fiorito e profumato delle amate violette….forse nostalgica memoria di perduti amori.

Si narra che nella notte della sua morte (il 5 maggio 1821) un terrbile uragano, una furiosa tempesta di vento e pioggia si scatenò sull’isola devastando tutto, distruggendo il suo giardino. Si salvarono però solo l’amata quercia e….il prato di violette. Sembra incredibile che la vita di questo leggendario protagonista della storia europea trascorsa sui campi di battaglia tra il ruggito dei cannoni e l’acre odore della polvere da sparo, alla fine sia stata profumata…..di viola mammola.

Didascalie immagini

  1. Ritratto di Napoleone dipinto da Jacques-Louis David
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  2. Ritratto di Maria Luisa d’Asburgo
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  3. François Gérard, Ritratto di Josephine Beauharnais imperatrice dei francesi, 1808
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  4. Ritratto di Maria Walevska
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  5. Mazzolino di violette
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IN COPERTINA
Jacques-Louis David, Ritratto di Napoleone, 1801, olio su tela, cm 260×221, Castello della Malmaison, Rueil-Malmaison
(fonte)
[particolare con violette]