Giovanni di Ser Giovanni nacque nel 1406 a Castel San Giovanni (oggi San Giovanni Valdarno), cinque anni dopo il fratello maggiore Tommaso, universalmente noto come Masaccio. Dotato per la pittura, dopo che la famiglia si fu trasferita a Firenze Giovanni fu “messo a bottega” presso Bicci di Lorenzo – che aveva numerosi aiutanti e allievi – per iniziare la propria formazione artistica.

Ben presto però si unì al fratello maggiore, che a Firenze aveva avviato una propria bottega: l’influenza di Masaccio caratterizza la pittura di Giovanni lungo tutta la sua parabola artistica e appare ancora evidente nella monumentalità delle figure che popolano gli episodi delle Storie di Sant’Antonio Abate, che Giovanni affrescò nell’oratorio di San Lorenzo presso la città natale; un’influenza che si fa ancora sentire a distanza di trenta anni dagli affreschi della fiorentina Cappella Brancacci, capolavoro lasciato incompiuto da Masaccio alla sua morte.

Quando Masaccio morì a Roma nel 1428, Giovanni fu costretto a organizzare la propria attività senza potersi più appoggiare alla bottega del fratello, che gli forniva un notevole supporto sia dal punto di vista operativo che come guida artistica. Il ventiduenne Giovanni, trovatosi senza più sostegno in una città in cui le botteghe di artisti pullulavano e la concorrenza era fortissima, dimostrò un notevole senso degli affari scegliendo di specializzarsi in un settore particolare, la decorazione di suppellettili e accessori per interni domestici, con soggetti a carattere profano o ispirati a episodi della storia antica e della mitologia.

Come il fratello maggiore, anche Giovanni ebbe un soprannome che fece dimenticare il nome originario: era infatti conosciuto come Lo Scheggia, forse in riferimento alla sua attività di “forzerinaio e dipintore” (come indicato nella sua iscrizione all’Arte dei maestri di pietra e legname), che lo avrebbe reso famoso e ricercato presso i contemporanei. Lo Scheggia si specializzò in particolare nei cassoni nuziali (che la sposa portava con sé nella sua nuova casa e dove veniva riposta la dote) e nei “deschi da parto” – vassoi rotondi dipinti da entrambe le parti sui quali venivano portati i pasti al letto della puerpera.

La sua opera più conosciuta, il Cassone Adimari (in realtà un pannello da parete), rappresenta un lussuoso corteo e una scena di nozze sullo sfondo del Battistero di Firenze: la ricchezza nella decorazione, lo splendore delle dorature, la descrizione minuziosa degli abiti da festa sfoggiati da dame e cavalieri, rendono ragione del notevole successo che lo Scheggia conseguì in questo genere di pittura, aggiudicandosi commissioni da parte delle più importanti famiglie dell’aristocrazia fiorentina e dei Medici stessi.

Nel 1449 Piero de’Medici gli affidò la realizzazione del desco da parto per la nascita del figlio Lorenzo, sul quale Giovanni raffigurò il Trionfo della Fama: un soggetto profetico, dal momento che il neonato Lorenzo era destinato a passare alla storia con l’appellativo di Magnifico. Divenuto adulto, Lorenzo stesso si rivolse allo Scheggia, ormai ultrasessantenne, per coordinare la decorazione della propria camera da letto. L’opera è andata perduta, ma gli inventari dell’epoca la descrivono dettagliatamente come un insieme di pannelli intagliati, dipinti e intarsiati che rivestivano le pareti della stanza e avevano come soggetto il torneo organizzato da Lorenzo in Piazza Santa Croce nel 1469.

L’abilità di Giovanni nella lavorazione del legno gli procurò importanti committenze: nel 1436 fu chiamato per la realizzazione degli armadi in legno intarsiato della Sagrestia delle Messe nel Duomo di Firenze, i cui disegni erano stati forniti da alcuni fra i maggiori artisti attivi in città, da Antonio del Pollaiolo ad Alesso Baldovinetti: le tarsie lignee che decorano gli arredi della Sagrestia sono un capolavoro di illusionismo prospettico e costituiscono una delle prime realizzazioni di questa raffinata tecnica, che ebbe notevole diffusione nella seconda metà del XV secolo.

Nella sua lunga attività, accanto alle opere a carattere decorativo Giovanni continuò a dipingere pale d’altare e affreschi, trovando committenti soprattutto nella città natale; sono inoltre numerosi i piccoli tabernacoli destinati alla devozione privata, che dipinse per le famiglie della nobiltà fiorentina. Lo Scheggia morì nel 1486 a Firenze e venne sepolto nella chiesa di Santa Croce; il figlio Antonfrancesco, che lo affiancava nell’attiva bottega, proseguì il mestiere di famiglia tramandandolo ai discendenti, insieme con il soprannome Scheggia, che era divenuto una sorta di marchio di qualità.

Didascalie immagini

  1. Masaccio: San Pietro risana gli infermi con la sua ombra – Firenze, Cappella Brancacci. Particolare del volto di S. Giovanni, ritenuto un ritratto del fratello di Masaccio, Giovanni detto Lo Scheggia, all’epoca ventenne
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  2. Sant’Antonio Abate e sue storie (1456-57) – San Giovanni Valdarno, Oratorio di San Lorenzo
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  3. Desco da parto con il Gioco del civettino (1450 ca) – Firenze, Museo della Casa Fiorentina Antica, Palazzo Davanzati, MIBAC 
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  4. Cassone Adimari (1445-50) – Firenze, Galleria dell’Accademia 
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  5. Desco da parto con il Trionfo della Fama (1449) – New York, Metropolitan Museum of Art 
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  6. Storie di Susanna (1450 ca) – Firenze, Museo della Casa Fiorentina Antica, Palazzo Davanzati, MIBAC 
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  7. Interno della Sagrestia delle Messe – Firenze, Cattedrale di Santa Maria del Fiore 
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in prima pagina:
Storie di Susanna (1450 ca) – Firenze, Museo della Casa Fiorentina Antica, Palazzo Davanzati, MIBAC
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