“(…) questa Monaca molto coraggiosamente, per non dire audacemente, si cimentò a quelle grandi e copiose composizioni, che vogliono studio, ingegno ed arte grandissima. Quindi presso che tutti i suoi dipinti sono in vasta superficie, e popolati di assai figure. Nel refettorio di Santa Maria Novella è una gran tela colorita già da Suor Plautilla per il suo refettorio di Santa Caterina in Via Larga, nella quale fece Gesù Cristo con gli Apostoli seduti a mensa nell’ultima cena, tutte figure grandi al vero. Ragionevole è la disposizione delle figure;”

Così scriveva nel tardo ‘800 Vincenzo Fortunato Marchese a proposito di suor Plautilla Nelli e della sua Ultima cena nel suo Memorie dei più insigni pittori, scultori e architetti domenicani (1). Da qualche giorno la tela, completamente restaurata, è tornata all’interno del refettorio di Santa Maria Novella (Firenze) oggi parte del museo omonimo.

Del restauro e della tela della prima – e probabilmente ultima – Ultima cena dipinta da mano femminile avevamo scritto oltre 2 anni fa, nella primavera del 2017. All’epoca si era appena conclusa la prima parte di una campagna internazionale di raccolta fondi che in tutto è durata circa 4 anni.

Plautilla Nelli Ultima cena particolare Cristo e San Giovanni

Avevamo lasciato l’Ultima cena nel laboratorio di restauro, in attesa che generosi benefattori “adottassero” uno ad uno gli apostoli – la seconda fase della campagna – per completare il restauro. Oggi, a distanza di un biennio possiamo dire che la raccolta di finanziamenti è stata un vero successo: le donazioni sono arrivate da 19 paesi, e questo ha permesso di riportare la tela al suo stato originale e di renderla nuovamente visibile al pubblico.

Il restauro de l’ultima cena di Plautilla Nelli è stato possibile grazie ad AWA – Advanced Women Artists, l’associazione senza scopo di lucro che da 10 anni lavora per individuare e rendere fruibili le opere di artiste situate all’interno di musei, chiese o gallerie Toscane. Dal 2019 ad oggi AWA ha restituito al pubblico 65 opere create da donne, che altrimenti sarebbero state completamente invisibili. Un risultato in larga parte possibile grazie all’intuizione dell’autrice e filantropa Jane Fortune, fondatrice di AWA purtroppo scomparsa nel 2018, un anno prima del completamento del restauro. Proprio Jane Fortune aveva reso possibile la prima mostra dedicata a Plautilla Nelli (2) e a lei dobbiamo in gran parte l’avvio della riscoperta di questa pittrice.

Il restauro è stato possibile anche grazie al contributo di altre realtà: i Musei Civici Fiorentini, proprietari dell’opera, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Firenze e i Frati del Convento di Santa Maria Novella.

Come tutti i restauri, anche in questo caso non si semplicemente riparato ai danni del tempo. Si tratta di un lavoro complesso, che implica uno studio approfondito dell’opera non solo dal punto di vista artistico, ma anche tecnico e scientifico. Questo permette di scoprire dettagli prima nascosti e di ricostruire il metodo di lavoro utilizzato dall’artista. Tali scoperte sono importanti soprattutto per quegli artisti di cui sappiamo poco o nulla, come ad esempio Plautilla Nelli.

Di suor Plautilla infatti non sappiamo moltissimo: nata a Firenze nel 1524, entra nel convento domenicano di Santa Caterina da Siena a soli 14 anni, consacrando il resto della sua vita alla clausura e diventando priora del convento per ben tre volte. La sua condizione di donna, di esponente di una famiglia agiata e di suora di clausura la costringe quasi certamente a uno studio da autodidatta non potendo avere contatti con il mondo esterno e soprattutto senza poter frequentare altri pittori, all’epoca tutti uomini. Inoltre alle donne era impedito lo studio dell’anatomia, e senza poter uscire dal proprio convento Plautilla non poteva nemmeno trarre ispirazione dalla natura circostante.

Sappiamo che la sua formazione avviene sui disegni di Fra’ Bartolomeo, che le vengono lasciati alla morte di uno degli allievi del frate domenicano. Sicuramente aveva anche accesso – probabilmente tramite il vicino convento di San Marco – ad altri lavori di contemporanei, e sulla base di queste fonti di ispirazione sviluppa uno stile proprio. Non è però ancora chiaro come sia potuta entrare in contatto con altri riferimenti artistici: ad esempio in che modo le poteva essere nota l’Ultima cena di Leonardo della quale troviamo rimandi nella tela di Santa Maria Novella (ad esempio l’apostolo che alza le mani rivolgendo i palmi verso l’osservatore del tutto simile al Sant’Andrea del cenacolo leonardiano).

Quello che è certo è che in vita fu abbastanza famosa, tanto da meritarsi una menzione nelle Vite del Vasari, il quale sottolinea che non c’è casa fiorentina del suo tempo che non abbia un’opera di Plautilla. In effetti i quadri di Plautilla e della sua bottega (tutta composta da consorelle) erano il maggiore introito del convento di Santa Caterina e sicuramente questo successo le permise di firmare i suoi dipinti come “pictora”.

Oggi è ben visibile anche ne l’ultima cena una firma e un’invocazione:

“S. Plautilla. Orate pro pictora” 

Una firma a grandi dimensioni – non piccola e in un angolo come molti pittori avrebbero fatto – con un’identificazione ben precisa per mestiere e per genere. Un gesto che non molti artisti – e sicuramente nessuna donna – avrebbero potuto permettersi a quel tempo e probabilmente anche nei secoli successivi. Interessante, da questo punto di vista, che la storiografia successiva l’abbia dimenticata.

L’asimmetria di trattamento delle opere di artiste rispetto a quelle dei colleghi uomini è un campo di studio affascinante e in larga parte ancora inesplorato, ma che piano piano permette oggi di colmare alcune lacune della storiografia dell’arte. In questo senso è anche interessante notare come la campagna di raccolta fondi per il restauro de L’ultima cena abbia svelato un altro tipo di asimmetria: dopo una prima fase di raccolta fondi basata su un meccanismo di crowdfunding, la seconda fase prevedeva iniziative rivolte a una base più ristretta di donatori. In questa seconda fase si proponeva di “adottare un apostolo”, scegliendo una tra le figure raffigurate nel dipinto e donando una cifra sufficiente a coprire i costi del restauro. A questo punto si è posto il problema del restauro di Giuda: chi avrebbe voluto “adottare” questa figura tanto controversa? Per permettere il restauro del personaggio di Giuda fu creata una raccolta fondi all’interno della raccolta fondi; così due donatori Canadesi hanno creato un Art Defense Fund tramite il quale raccogliere fondi da destinare al restauro del personaggio meno popolare dell’ultima cena, avviando di fatto un dibattito sull’imparzialità delle decisioni che riguardano il restauro delle opere d’arte: chi decide quali opere meritino di essere salvate e quali dimenticate?

Se per la ricostruzione della vita di Plautilla restano ancora delle lacune, grazie al restauro è stato invece possibile conoscere meglio la sua tecnica pittorica, della quale poco sapevamo. Ad esempio è stato possibile ricostruire in parte la sua palette di colori e la relativa composizione; oppure abbiamo potuto capire che volumi e chiaroscuri non sono realizzati con velature successive, ma con pennellate abbastanza energiche e cariche di colore. Grazie alla pulitura delle ridipinture che si sono succedute negli anni è oggi possibile osservare anche la precisione anatomica della costruzione delle mani, che prima non era visibile. Dettagli che in futuro permetteranno agli storici dell’arte di ricostruire il peculiare percorso artistico di Plautilla Nelli.

Nel frattempo tutti noi possiamo finalmente ammirare la meravigliosa tela oggi esposta a Santa Maria Novella, magari dedicando se non una preghiera – come richiesto da Plautilla nella sua firma – almeno un pensiero a tutte le altre “pictore” e artiste che ancora non sono ancora state (ri)scoperte.

 

Didascalie immagini

  1. Plautilla Nelli, Ultima cena – particolare del Cristo e San Giovanni prima del restauro (foto: Rabatti&Domingie)
  2. Particolare del Cristo e San Giovanni dopo il restauro (foto: Rabatti&Domingie)
  3. Particolare: Cristo passa il pane a Giuda, di fatto indicandolo come colui che lo tradirà (foto: Rabatti&Domingie)
  4. Particolare: dettaglio dei cibi e dei bicchieri con vino. L’attenzione ai cibi e all’apparecchiatura è stato fonte di interesse per gli esperti, come evidenziato anche nel catalogo. (foto: Rabatti&Domingie)
  5. Particolare: la posa di Sant’andrea ricorda quella dello stesso apostolo nel cenacolo di Leonardo da Vinci, facendo pensare che suor Plautilla avesse accesso almeno a descrizioni del dipinto di Leonardo. (foto: Rabatti&Domingie)
  6. Leonardo, Ultima cena, 1494-98 tempera su gesso, Santa Maria delle Grazie, Milano; particolare di Sant’Andrea. (fonte: Wikimedia)

Note

  1. Vincenzo Fortunato Marchese, Memorie dei più insigni pittori, scultori e architetti domenicani – Volume 2, 1869. Il libro è nel pubblico dominio e consultabile in rete.
  2. “”Plautilla Nelli. Arte e devozione in convento sulle orme di Savonarola” (Uffizi, dal 9 Marzo – 4 Giugno 2017) di cui avevamo scritto in un articolo precedente.

Approfondimenti

Al restauro è stato dedicato il catalogo Visible: Plautilla Nelli and her Last Supper restored / Plautilla Nelli e la sua Ultima Cena restaurata. La pubblicazione in doppia lingua (italiano-inglese) è edita da The Florentine Press e comprende contributi sugli interventi di restauro e sulla figura artistica di Plautilla.

Inoltre alle ore 17 del 12 Novembre, si terrà una conferenza con gli autori a Santa Maria Novella (Visitor Center dell’Infopoint, piazza della Stazione 5, Firenze) e, nella primavera 2020 a Firenze, per gli appassionati d’arte sarà visibile in anteprima mondiale un documentario con lo stesso titolo, prodotto per la televisione americana da Bunker Film e WFYI Productions.