È tornato a risplendere dopo tre anni di restauri lo straordinario capolavoro in marmo, bronzo dorato e rame smaltato realizzato da Donatello, Jacopo della Quercia, Lorenzo Ghiberti e Giovanni di Turino per il duomo di Siena: il Fonte Battesimale sorge al centro della pieve di San Giovanni Battista, costruita al di sotto della cattedrale tra il secondo e il terzo decennio del XIV secolo. La pieve è affiancata sul lato sinistro dalla imponente scalinata che sale a piazza Jacopo della Quercia, dove si erge il cosiddetto “Facciatone”, parte dell’incompiuto “Duomo Nuovo” trecentesco.

L’interno, a tre navate con volta ogivale, è completamente affrescato e la sua decorazione costituisce con uno degli esempi più rappresentativi della pittura senese del Quattrocento. Nelle volte, Lorenzo di Pietro detto il “Vecchietta” raffigurò tra il 1447 e il 1450 dodici scene che illustrano gli Articoli del Credo, proseguendo poi con la decorazione dell’abside: nell’arcone soprastante dipinse l’Assunzione della Vergine in gloria di angeli; nella zona inferiore dell’abside l’Annunciazione e ai lati due scene della Passione, la Flagellazione e l’Andata al Calvario.

Alla realizzazione del Fonte battesimale concorsero più artisti, a cominciare da Jacopo della Quercia – la personalità più rappresentativa nella scultura senese dell’epoca – al quale si deve il progetto iniziale (1417 circa). L’ampia vasca in marmo di forma esagonale sorge su un basamento con due gradini; gli angoli della vasca sono ornati da edicole trilobate che ospitano sei statuette di Virtù in bronzo dorato, lo stesso materiale utilizzato per le grandi formelle con le Storie della vita di San Giovanni Battista poste su ciascuno dei sei lati.

All’interno della vasca, un fascio di colonnette sorregge il monumentale tabernacolo, in forma di tempietto, coperto da una cupola a spicchi e ornato da cinque Profeti entro nicchie, opera di Jacopo della Quercia; il sesto lato è chiuso da uno sportello in bronzo dorato su cui figura una Madonna col Bambino in rilievo, opera dell’orafo e scultore senese Giovanni di Turino (1434).

Alla base della cupola erano collocati in origine sei Spiritelli di bronzo dorato: oggi ne restano solo quattro, due di Donatello e due di Giovanni di Turino, mentre la statua marmorea di San Giovanni che sovrasta il ciborio e con la quale culmina il monumento, fu scolpita da Jacopo della Quercia (1429).

Per la realizzazione delle formelle con le Storie del Battista, agli scultori senesi impegnati nell’opera, si affiancarono due tra i massimi artisti fiorentini del tempo, Lorenzo Ghiberti e Donatello. Fra gli episodi rappresentati spicca il Battesimo di Gesù, opera di Lorenzo Ghiberti, posto sul lato che guarda il portale centrale d’ingresso al Battistero: nella scena, dagli eleganti e raffinati valori pittorici, il senso prospettico è ottenuto grazie al rilievo che mette in evidenza i vari piani in cui è articolato lo spazio. A Ghiberti si deve anche la Cattura di S. Giovanni realizzata nel 1427, lo stesso anno del Battesimo.

Nell’episodio conclusivo della vita di San Giovanni, il Banchetto di Erode, Donatello utilizza magistralmente quella tecnica dello “stiacciato” che lo rese famoso già tra i suoi contemporanei, per accentuare in senso drammatico il pathos della scena. Le architetture del palazzo dove sono ambientate la danza di Salomè e la presentazione della testa del Battista, sono descritte minuziosamente, con numerosi dettagli realistici: i singoli conci e le buche pontaie, con varie travi troncate e in aggetto, concorrono, assieme al pavimento a riquadri scorciati, ad accentuare la visione prospettica.

Un’approfondita campagna diagnostica ha preceduto e accompagnato l’intero intervento di restauro – condotto dal personale dell’Opera del Duomo di Siena e da quello, altamente specializzato, dell’ Opificio delle Pietre Dure (OPD) di Firenze – iniziando dallo smontaggio degli elementi bronzei per valutare il loro lo stato di conservazione anche nelle parti non visibili e intervenire ove necessario. Le dorature delle parti in bronzo risultavano offuscate e in alcune zone graffiate o abrase, mentre le condizioni del materiale lapideo apparivano molto più deteriorate nel registro inferiore rispetto alla parte in elevato.

Gli elementi lapidei sono stati restaurati in loco nel cantiere allestito all’interno del Battistero, mentre le varie parti bronzee via via restaurate venivano esposte nelle vetrine collocate ai lati del ponteggio montato attorno al Fonte, e rese quindi accessibili ai visitatori. Una formella e due statue di Virtù (Fede e Speranza) sono state esposte alla mostra fiorentina Donatello. Il Rinascimento, tenutasi a Palazzo Strozzi nel 2022.

“Confrontarsi con un’opera tanto complessa e significativa per la storia dell’arte è sempre arduo – dice Emanuela Daffra, Soprintendente dell’OPD – In questo caso le difficoltà erano, sono, accresciute da altri fattori: da una parte il valore d’uso del Fonte, nato come ‘strumento’ per la somministrazione di un sacramento, che questa funzione mantiene tutt’ora. Dall’altra condizioni ambientali non ideali per la conservazione, in particolare dei bronzi. Lo staff di OPD ha raccolto la sfida di mantenere per ora al monumento tanto la completezza quanto la destinazione originaria, ma proprio da ciò nasce il programma di ispezioni semestrali e l’invito al monitoraggio e al controllo scrupoloso dei parametri ambientali”.