Con l’inizio del 2017, il quartiere fiorentino di San Frediano ha guadagnato nuova visibilità grazie al restauro dei due tabernacoli di Piazza Piattellina e Piazza del Carmine. Spesso dimenticati, i tabernacoli sono delle vere e proprie opere d’arte inserite in edicole di pietra e nascondono una storia iniziata a partire dal XII secolo d. C..
Bisogna calarsi nei panni del cittadino della Firenze medievale per capire la reale funzione dei tabernacoli, collocati in tutti gli angoli delle strade e nelle principali piazze della città. Questi, se da un lato servivano come luoghi devozionali nei confronti della Madonna, dall’altro avevano una funzione ben più pratica: in una città in cui i nomi delle strade non erano ancora stati inventati, i tabernacoli erano i punti di riferimento dei fiorentini, che li usavano come luogo di ritrovo. Di notte, in particolare, quando la “gente da bene” tornava a casa e le strade si facevano pericolose, chi era costretto a uscire per un appuntamento si dava ritrovo sotto i tabernacoli, unici luoghi illuminati da un lumino posto sotto l’immagine devozionale.
Il 1348, anno della peste nera a Firenze, obbliga i preti a celebrare la messa fuori dalle chiese, all’aperto, per evitare rischi di contagio. I tabernacoli sono scelti come luoghi privilegiati per la celebrazione del culto e la loro produzione aumenta notevolmente in quegli anni. Molti di questi, ritenuti miracolosi, sono oggetto di devozione per i malati e per gli appestati. E’ il caso del tabernacolo della Madonna della Rosa, protettrice dell’Arte dei Medici e degli Speziali, posta un tempo fuori dalla Chiesa di Orsanmichele. Considerata miracolosa dal popolo, che le attribuiva il miracolo di aver predetto la peste del 1630, fu lodata e venerata per secoli, tanto che quando un cittadino osò sfregiarla in un atto d’ira, il popolo lo linciò vivo per il suo ignobile gesto. Per preservarla dalle intemperie, l’opera fu trasferita all’interno di Orsanmichele nel XIX secolo ed è tutt’oggi ammirabile nel suo splendore tardo-gotico.
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Purtroppo, alla maggior parte dei tabernacoli di Firenze non è toccata la stessa sorte. Affreschi, tavole, sculture inseriti nelle edicole delle strade di Firenze sono stati spesso dimenticati, lasciati in uno stato di degrado non degno del loro valore artistico. Fra questi, due opere sono state recentemente salvate dal Comitato per il restauro e il decoro dei tabernacoli degli Amici dei Musei Fiorentini che, grazie al contributo della Fondazione Friends off Florence, ha potuto riportare alla luce due tabernacoli di epoche e stili diversi, ma di uguale dignità artistica.
Il primo, un Madonna con Bambino e San Giovannino, è un olio su tavola conservato in un’edicola in pietra serena in Piazza Piattellina. Il dipinto è stato realizzato intorno alla prima metà del XVI secolo da un artista a noi sconosciuto, ma sicuramente vicino alla scuola di Filippino Lippi. Ritoccato più volte nel corso del XIX e XX secolo, il dipinto non è più contemplabile nella sua versione originale, ma ha recuperato una piena leggibilità grazie al restauro fatto dall’Atelier Restauro snc e Giuseppe Bartoli srl. La Madonna, in un abito azzurro dalle pieghe movimentate, tiene in braccio il bambino, che a sua volta cerca il contatto con la madre. I due personaggi sono legati da uno sguardo complice in cui si intrecciano speranza e tristezza, e sono sorvegliati dallo sguardo ben più serio di San Giovanni Battista, in disparte sul lato destro. L’uso della linea, forte ma sinuosa, e la solida volumetria della composizione sono tipici della tradizione fiorentina, mentre l’utilizzo dell’oro nei dettagli e dell’azzurro per il vestito ci danno un’idea della ricchezza dell’opera.
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Per quanto riguarda il tabernacolo di Piazza del Carmine, il tipo di intervento operato dal Comitato per il restauro e il decoro dei tabernacoli degli Amici dei Musei Fiorentini, con l’aiuto della ditta di restauro Bartolomeo Ciccone, è stato differente rispetto a quello di Piazza Piattellina. Già restaurato 25 anni fa, questo tabernacolo è stato sottoposto a un’opera di manutenzione e a un’accurata verifica sul suo stato di manutenzione. L’opera, costituita da un affresco murale rappresentante una Madonna col Bambino, quattro Santi e donatori, è attribuita al Maestro di San Martino a Mensola, pittore vicino all’Orcagna, e databile alla fine del XIV secolo. La Madonna, in trono col bambino in braccio, ha dei lineamenti cortesi e un atteggiamento severo, mentre sul bambino è sperimentato un accenno di realismo, dato dalla tentata resa dell’anatomia umana del corpo nudo. Ai lati, i santi sono disposti in modo simmetrico e si staccano dal fondo grazie al volume dei panneggi delle vesti. Interessanti sono le parti di affresco perdute che hanno riportato alla luce la sinopia, ovvero il disegno preparatorio fatto sull’arriccio (strato sottostante all’intonaco). Nella parte inferiore, sulla destra, si potranno notare infine due figure di devote in ginocchio che, dallo stile e dagli abiti, sono attribuibili a un’aggiunta più tarda fatta intorno alla fine del XV secolo.

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Un particolare del Tabernacolo piazza Piattellina a Firenze (dopo il restauro) Tabernacolo piazza Piattellina a Firenze (dopo il restauro) Tabernacolo piazza del Carmine a Firenze (dopo il restauro)