Chissà se Caravaggio (1507-1610) nelle sue spericolate scorribande notturne nei vicoli della suburra della Roma papalina e corrotta dell’epoca, fra risse e coltellate, malfattori, ladri, bari e prostitute, inconsciamente in cerca di un ideale, in bilico tra luce e ombra, vita e morte, sacro e profano da tradurre nella sua pittorica visione, avrebbe immaginato che quella scandalosa ragazza senese che passava disinvolta e trionfante da squallidi giacigli popolari a profumate lenzuola altolocate, offrendo spudoratamente il suo amore mercenario, a cui aveva dato l’opportunità di regalare il suo volto ed il suo corpo ad una sconvolgente “Maddalena in estasi” avrebbe concluso la sua esistenza terrena… in odore di santità. Importanti storici dell’arte italiani e stranieri (Maurizio Calvesi, Mina Gregori, Peter Treppers) ne riconoscono l’identità in questo conturbante capolavoro che il genio maledetto dipinse, quasi a chiedere perdono, fuggendo da Roma dopo aver ucciso in duello Ranuccio Tommasoni, e dedicandolo al Cardinale Borghese (ce lo dice un bigliettino trovato dietro la cornice).

Dunque, il volto estatico, il corpo abbandonato nel mistico delirio della pentita, ma anche quello gonfio e sfatto della Vergine nella “Morte della Madonna” (Louvre) potrebbero essere quelle di una grande “peccatrice” che fece parlare di sé le cronache, i tribunali, le carceri romane, fin quando Papa Gregorio XIII (1502-1586) nel tentativo di risanare la città (1575) rispedì questo fiore del male nella sua città, Siena. Qui Caterina Vannini, in arte “piccinina”, era nata tra il 1558 e il 1562. Da qui, era partita per Roma undicenne, guidata da una intraprendente madre decisa a mettere a frutto, sul fiorente mercato capitolino del sesso, la sua giovanile, rovente femminilità. Cacciata, poi dall’editto papalino, se ne tornò a Siena carica, di soldi e gioielli, decisa a godersi il frutto di tanto sudato lavoro, nella sua contrada della Tartuca.

Cominciò però a frequentare la chiesa di S. Agostino, a due passi, da casa sua, passando con disinvoltura, dalle alcove… ai confessionali. Durante una messa, ascoltata a capo chino e compunta devozione, fu folgorata dalle parole del sacerdote che la incantò descrivendo la bellezza e la santità del pentimento, della redenzione della Maddalena. Caterina decise allora di dare una svolta radicale alla sua vita. La cortigiana disinvolta, la prostituta d’alto e basso bordo, commossa e pentita, donò i suoi averi ai poveri ed entrò nel convento delle convertite del Pignatello e divenne “terziaria domenicana”. La vita nel chiostro in cui cercò di frenare la sua indole passionale, era fatta di silenzi (per quattro anni non parlò con nessuno, ma solo bisbigliò parole di contrizione al suo confessore!), penitenza, orazioni, flagellazioni e cilizi, diventata esemplare, era rotta solo dalla fittissima corrispondenza col Cardinale Federico Borromeo (quello dei Promessi Sposi di Manzoni).

L’alto prelato incuriosito dalla figura di questa monaca molto particolare, dalla sua discutibile storia, dalla sua personalità controversa, dalla sua viva intelligenza, ne rimase affascinato tanto da volerla incontrare per ben tre volte nel convento senese che l’aveva accolta. Divenne, di fatto, il suo biografo di lusso, raccogliendo in ben tre volumi l’epistolario che si erano scambiati, per raccontarne vita e virtù. Ma le lettere rivolte al Cardinale così piene di fervore religioso, rivelavano che la natura passionale di Caterina, la sua indomita personalità non erano state fiaccate dal chiostro, ma che si esaltavano in slanci di esasperato, quasi sensuale, misticismo che qualche volta rasentava lo scabroso. Così turbato il Cardinal Borromeo, quando pubblicò in tre volumi, la storia di Caterina, monaca redenta volle “purgarla” di alcune parti per scongiurare sussulti di biasimo e morbose curiosità nell’ambito ecclesiastico, ormai “contro-riformato”.  Intanto, nella contrada della Tartuca ma anche in tutta Siena, si cominciava a favoleggiare di questa miracolosa redenzione della suora ex peccatrice.

La sua morte precoce (30 luglio 1606) per idropisia, completava il nascente mito di un’altra “Caterina” che poteva andare ad arricchire il cielo della santità senese. Intanto, in questo stesso anno (pura coincidenza?) Caravaggio dipinse la morte della “sua” Madonna, che, fuori dagli schemi dell’iconografia sacra tradizionale, diventava una povera donna qualsiasi, dal volto cianotico, dal ventre gonfio (idropisia?) dai piedi lividi e nudi, le mani abbandonate, distesa su un tavolaccio di legno, in un atmosfera di squallore e rassegnazione. Niente di mistico. Quest’opera, che oggi si trova al Louvre, fu commissionata al pittore dai padri Carmelitani della Chiesa di S. Maria della Scala in Trastevere di Roma, che sdegnosamente la rifiutarono ritenendola sconveniente, blasfema.

Anche in quest’opera gli studiosi riconoscono il corpo gonfio, corrotto dall’idropisia della peccatrice senese, Caterina Vannini, meretrice redenta. Chissà se Caterina, detta la “piccinina”… quasi santa per i suoi concittadini, avrebbe mai immaginato, con le sue sembianze e i trascorsi peccaminosi, di entrare a testa alta, come protagonista, nel Gotha dei capolavori della storia dell’arte? E se non raggiunse l’agognata “santità” fu però dichiarata “venerabile”, che nella rigorosa gerarchia della Corte celeste, è solo un gradino più sotto. Oggi, “la piccinina” che il suo altolocato biografo descrive così: “fu di statura grande e svelta nella persona, di membra delicate e di colore bianco e vivace, il viso non era grande, il sembiante fu giovanile anche in età matura, la fronte monda, i capelli perfettamente negri, le ciglia e gli occhi parimenti… ebbe piccola bocca, le labbra erano sottili… nelle guance appariva alquanto il rossore ed alcuni nei sparsi sul viso… riposa nell’oratorio di S. Antonio nella sua contrada dove è stata traslata nel 1984 dal conservatorio di S. Maria Maddalena. Requiescat in pace.

Didascalie immagini

  1. Michelangelo Merisi da Caravaggio, Maria Maddalena in estasi (fonte
  2. Michelangelo Merisi da Caravaggio, La morte della Vergine (fonte)
  3. Ritratto Caterina Vannini (fonte)
  4. Ritratto di Papa Gregorio XIII (fonte
  5. Libro del Cardinal Borromeo sulla vita di S. Caterina Vannini (fonte)

IN COPERTINA
Michelangelo Merisi da Caravaggio, Maria Maddalena in estasi (fonte)
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