Il cardinale Gianfranco Ravasi nell’introduzione di ‘Qohélet’ Il libro più originale e “scandaloso” dell’Antico Testamento (Edizioni San Paolo, 1988), nell’Enigma dell’autore, scrive: “Per ben ottantacinque volte Qohélet introduce le sue riflessioni alla prima persona, rivelando un apparente autobiografismo superiore a quello di Geremia, noto per le sue amare «Confessioni ». Eppure si può senza esitazione parlare di un « Kohelet-Rätsel », di un « enigma Qohélet», come titolava un suo piccolo saggio A. S. Kamenetszky nel 1909.

È un po’ la costante di questo straordinario autore e del suo testo: egli, senza essere l’oracolo di Delfi, non sempre dice ma piuttosto ammicca, allude, rimanda. Nelle sue pagine ci si incontra sempre in un alone che le avvolge e che sembra riportare ad un grande extratesto, qualcosa che è da cercare tra le righe e oltre le righe. Anche quando usa le sue formule modulari, ripetitive, ossificate (il celebre « vanità della vanità » o « sotto il sole » o « niente di nuovo » entrati ormai nel linguaggio comune), Qohélet lascia sempre sospettare qualcosa di inafferrabile e di fluido. È per questo che parliamo di « enigmi » in tutta questa introduzione. E gli enigmi, come è ovvio, ammettono spesso equivoci o margini indecifrabili. Cominciamo con l’enigma più esteriore, quello del nome.
L’enigma del nome « Qohélet » Questo strano pseudonimo, apparentemente femminile in ebraico, risuona nel libro sette volte, di  solito per intervento redazionale, una volta in maniera diretta (1,12)….


Qohélet è un testo scritto in ebraico con diversi aramaicismi e contenuto nella Bibbia ebraica (Tanakh) e cristiana. Redatto in Giudea nel IV o III secolo a.C. ad opera di un autore ignoto che afferma di essere il Re Salomone, perché in quel periodo si era soliti attribuire opere a personaggi storici considerati sapienti (stesso artificio è stato adoperato dal Libro della Sapienza scritto nel I secolo a.C) ed è composto di dodici capitoli contenenti varie meditazioni sapienziali sulla vita, molte delle quali caratterizzate da un tenore pessimistico o di accettazione.

Riguardo l’enigma della biografia di Qohélet, il Cardinale Ravasi prosegue: “Il volto di questo « divino filosofo », come l’ha chiamato R. L. Harris, oltre che celarsi sotto quello di Salomone, l’archetipo e il patrono di tutti i sapienti d’Israele, vissuto molti secoli prima di lui, è nascosto anche dietro l’elogio un po’ oleografico che l’editore finale del libro ci ha lasciato in appendice (12,9-14). Da quelle righe, che a suo tempo ampiamente commenteremo, non riusciamo a ricavare nulla di personale e di suggestivo. La stessa presentazione del messaggio di Qohélet è sospetta, semplificata e riveduta, per non dire faziosa (in senso apologetico). Ci si dice che Qohélet fu un sapiente di professione, in pratica uno scriba sul modello di quello descritto entusiasticamente dal Siracide (59,1-11), votato all’insegnamento e allo studio, autore di « moltissimi proverbi »   e attento a coniugare verità e bellezza, cioè contenuto e stile (12,9-11).

Dal libro vero e proprio riusciamo a intravedere solo qualche lineamento interiore: il suo ironico distacco, la serena malinconia, l’ansia compressa, il vuoto che lo attanaglia, lo sconcerto freddo nei confronti della stupidità e dell’ingiustizia, il rifiuto delle facili soluzioni sapienziali, una sottile disperazione che diventa virtù teologica, una certa nausea della vita (2,17; 6, 3-5)  pur nel reiterato appello a raccogliere i frammenti casuali di piacere e di ebbrezza in cui si inciampa…
Un intellettuale aristocratico e conservatore proprio perché non c’è nulla di nuovo da attendersi dal popolo e dall’« intellighenzia », anzi proprio perché « non c’è nulla di nuovo sotto il sole ». Fermamente convinto, però, che anche gli « antichi » teoremi teologici e sapienziali sono « vecchi » e non resistono alla critica, al sospetto e all’ironia….


Qohélet è veramente un testo da ascoltare o da leggere almeno una volta nella vita e, se lo si fa con attenzione, poi diviene impossibile non portarlo con noi per sempre.
Al Teatro Franco Parenti di Milano, fino al 20 febbraio, la voce di Elia Schilton, accompagnata da musica di Irina Solinas e danza di Sebastien Halnaut, Gianmaria Girotto e Alessandra Cozzi, racconta il mondo, l’essere umano, la sua fragilità, la disperazione, la gioia, il rapporto con il presente e con l’infinito in tempi in cui sembrano ritornare le oscurità di ieri e una riflessione sull’uomo appare indispensabile.

Nel 1912 George Aaron Barton scriveva; “Chiunque si accosti al Qohélet non può rinunciarvi né ignorarlo, e non gli occorre, eccetto qualche buon dizionario, altro; la sua completezza ammirevole è unica“.
In scena le pagine acuminate e illuminanti di “Qohélet. Colui che prende la parola, versione e commenti” edita da Adelphi nel 2002, opera di Guido Ceronetti (Torino, 24 agosto 1927 – Cetona, 13 settembre 2018), intellettuale, scrittore, giornalista, uomo di teatro e studioso che dal 1955, ha continuato instancabilmente a confrontarsi con il «tumulto verbale» e la «disperata lucidità» di questo «libro assoluto», di questo grande «poema ebraico». Grazie a lui la parola risuona nelle nostre orecchie in tutta la sua imperiosa, dolorosa violenza.

Didascalie immagini nel testo e in copertina
alcuni momenti dello spettacolo Qohelet 
PhotoCredit © Francesco Bozzo
 

 

Qohelet
con Elia Schilton
al violoncello Irina Solinas
danzatori:
– Sebastien Halnaut
– Gianmaria Girotto
– Alessandra Cozzi

regia Federica Santambrogio
coreografia Emanuela Tagliavia
musiche originali Irina Solinas
luci Francesco Vitali
costumi Micaela Sollecito

produzione Teatro Franco Parenti
tratta da “Qohelet. Colui che prende la parola”
nell’ultima versione di Guido Ceronetti, terminata nel 2001
edita da Adelphi 

 

Prossime repliche:
martedì 12 Febbraio ore 19:30
mercoledì 13 Febbraio ore 20:15
giovedì 14 Febbraio ore 20:30
venerdì 15 Febbraio ore 21:00
sabato 16 Febbraio ore 20:00
domenica 17 Febbraio ore 16:45
martedì 19 Febbraio ore 19:30
mercoledì 20 Febbraio ore 20:15

Dove e quando

Evento: Teatro Franco Parenti, via Pier Lombardo, 14 – Milano
  • Fino al: – 20 February, 2019