Per il sole e contro il sole è lo slogan ideato da Ernesto Michaelles, in arte Thayaht, per la Campagna Nazionale del cappello di paglia.

Nasce a Firenze nel 1893, artista poliedrico, pittore, scultore, studioso di esoterismo, ma soprattutto innovativo e originale stilista di moda. Interessante il suo impegno per la nascita di una “Moda Italiana”, con la “Campagna Nazionale del cappello di paglia”.
E’ un vero e proprio genio delle arti applicate, oltre che disegnatore e creatore di moda, realizza costumi e scenografie teatrali.
Nel 1919, assieme al fratello Ram (Ruggero Alfredo Michahelles) inventa la “TuTa”, indumento che diverrà successivamente abito da lavoro ma anche capo d’abbigliamento quotidiano.
Nelle avvertenze al volantino propagandistico lo stesso artista spiega il significato etimologico di “TuTa” derivante da “tutta”, alla quale viene tolta la doppia consonante “T” sostituita dalla forma grafica stilizzata dell’indumento, e stante a significare, “tuta” di un pezzo, “tuta” la persona e alla portata delle masse, quindi per “tutti”.
Realizzata in un unico pezzo di stoffa, tela d’Africa o cotone, a forma di “T”, nata per le masse, ma adottata inizialmente dagli ambienti snob fiorentini. E’ attraverso il quotidiano “La Nazione” che i due fratelli lanciano il vestito universale.
La tuta segue le linee naturali del corpo e permette un movimento perfetto. In questo concetto possiamo ritrovare quanto pensato da Balla nel suo Vestito antineutrale (settembre 1914), dove l’abito è pensato per rompere la monotonia del paesaggio urbano che permette all’uomo di muoversi liberamente nell’ambiente.
In un intervista del 1958, Thayaht racconta : “Era di giugno e faceva già caldo a Firenze. I tessuti costavano cari ed il movimento delle folle era grigio per l’assoluta impossibilità di cambiare i vecchi vestiti con qualcosa di nuovo e di fresco ”… ”Un giorno passando in Via Orsanmichele, vidi in una vetrina di tessuti di cotone e di canapa a colori vivaci e a poco prezzo. Presi alcuni campioni e mi misi a Lavoro.”
La tuta viene pubblicata sul quotidiano di Firenze “La Nazione” il 2 luglio 1920. Allegato al giornale, per 50 centesimi, viene venduto il cartamodello per poter realizzare da soli la propria Tuta.

Si organizza una vera e propria campagna pubblicitaria di massa, e vengono venduti mille cartamodelli. I due fratelli vorrebbero fare della Tuta un indumento di massa ma viene accolta per il suo spirito “dandy” nei salotti più esclusivi di Firenze.

Nei primi anni venti collabora con l’atelier di Madeleine Vionnet a Parigi.
Tra 1920 ed 1924 progetterà per l’atelier collezioni di abiti, accessori ed anche il logo, disegnando su di una colonna ionica, una figura dalle forme androgine che indossa una tunica intera come un peplo greco.
I suoi disegni sono sintetici, stilizzati con intrecci di linee, una combinazione di ritmi rettilinei e circolari. Gli abiti dal taglio geometrico si impongono nel mondo della moda.

Nel 1922, a Parigi formalizza il contratto con la casa di mode Vionnet che prevede l’esclusiva sulle sue realizzazioni counture, oltre alla sua permanenze a Parigi per due mesi l’anno per la preparazione delle collezioni e la realizzazione delle tavole pubblicitarie per “La Gazette du Bonton”.

Gli abiti disegnati per Madaleine Vionnet rappresentano una simmetria dinamica nell’uso della spirale a linee rette come nelle gradazioni cromatiche delle decorazioni.
Nel 1924, insieme al fratello Ram, vince il concorso per l’allestimento scenico dell’Aida commissionato dall’”Italica” per artisti toscani.
Gli interessi per la fotografia, il fotomontaggio lo portano a creare immagini speculari che utilizza anche nella realizzazione di manifesti pubblicitari.
Nel 1928, chiamato dal Gruppo Nazionale Fascista della paglia, collabora alla campagna pubblicitaria ideando innovativi modelli di cappello da uomo.

In una lettera del 13 gennaio dallo stesso anno inviata a Pier Filippo Gomez, incaricato della Campagna Nazionale per il Cappello di Paglia, si offre gratuitamente di disegnare il cartellone pubblicitario purché lo stesso venga stampato e divulgato in almeno ventimila copie, per le cartoline e altre forme di pubblicità in bianco e nero prevede un costo di Lire 400, e si dichiara lieto di essere stato scelto per “questa propaganda di importanza nazionale ”.

Nel 1929 pubblica i suoi disegni su “Moda”, rivista ufficiale della Federazione nazionale fascista industria dell’abbigliamento e, poco più tardi, scrive articoli su “Oggi e domani”, “l’Impero”, “Stile futurista”.
Se la tuta si indossa al tempo di un incalzante Fox Trot, il cappello di paglia “Per il sole e contro il sole” si indossa ascoltando in quiete “quel patetico ragtime del saxofono” e sorseggiando uno “storico Straw-cocktail”, “miscuglio assolutamente irico” composto da gin, lacrima d’abeto, acqua d’Arno, Chianti .

Sulla rivista “L’industria della moda” di febbraio-marzo 1929 dà suggerimenti per la moda dell’estate ed in particolare per il cappello di paglia:
“I cappelli di paglia avranno, in confronto a quelli di feltro, i bordi un po’ più ampi per dare un’ombra riposante sugli occhi e magari sulle spalle; segnaliamo specialmente i due cappelli di paglia riportatata a tre tinte degradate, e quei due con i bordi ancora più larghi ravvivati da nastri rigidi bianchi e neri che spiccano bene sul colore naturale della paglia. Il cappello a tesa più breve e più rivolta in giù, è di maglina color cielo con nastri bianchi e terracotta; mentre il cappello quasi senza tesa ha il fiocco bicolore di treccia, e truciolo bianco latte. ”
Il 15 maggio 1929 Thayaht redige la prima stesura di “Estetica dell’abbigliamento. Moda solare. Moda futurista” pubblicata il 23 giugno 1930 sul periodico “Oggi e domani”.

Thayaht osserva con attenzione la rivoluzione nel disegno di moda scaturito nell’immediato dopoguerra, dinamico ed improntato su una moderna dimensione industriale.
La moda abbandona la silhouette della Belle Epoque, sconfigge le sculture in crinoline e vimini, le maniche a sbuffo, i bustini rigidi, e sceglie un abbigliamento che avvolga il corpo in maniera fluida per un corpo sempre in movimento.
Nel 1929 conosce Marinetti ed entra a far parte ufficialmente del movimento futurista e partecipa alla mostra “Trentatre futuristi” presso la galleria Pesaro di Milano. I due fratelli Michaelles, Ernesto e Ruggero, formulano assieme i due manifesti “Moda Solare” pubblicato il 23 giugno 1929 e nel 1932 “Manifesto per la trasformazione dell’abbigliamento maschile”.
Anche qui nomi bizzarri:
“Femorali” calzini corti per lo sport in cotone rigato o in tela di lino grezzo;
“Taraco” una maglietta senza maniche;
“Camitto” una sorta di camicia anti-inceppante, aderente in tessuto elastico;
“Calzari e Calzilli”: calzini da portarsi senza giarrettiera.
Relativamente all’abbigliamento questa è l’ultima iniziativa dei fratelli Thayaht.
Didascalie immagini
- Campagna Nazionale per il cappello di Paglia, 1928
- Thayht, Come tagliare la tuta, 1920,
tempera e inchiostro su carta, cm 23×22 - Ram, Cartolina postale, cm 9×14,50
- Thayaht, figurino per Madeleine Vionnett, 1920-25
- Thayaht, Pendant Les Modèles chez Madeleine Vionnet Planche da La Gazette du Bon Ton, 1922
- Thayaht, Manifesto per la Campagna Nazionale per il Cappello di paglia, copertina del dépliant, 1928
- Thayaht, cartoline con
bozzetto “La Gardica”, 1928
bozzetto “Il Capauto”, 1928
cartolina bozzetto “Il Madrido”, 1928
bozzetto “Il Salgaretto”, 1928 - Thayaht indossa la tuta e i sandali Firenze,
Foto “P. Salvini di Firenze,1920 - Thayaht, Schizzo dei sandali di Firenze e Forte dei Marmi, 1920
In copertina un particolare del
Manifesto della campagna del cappello di paglia, Thayaht, 1928, collezione privata, Firenze
(fonte)