Mille i volti della città, dalla Vucciria a Ballarò, dai salotti buoni dei vecchi palazzi nobiliari recuperati alle manifestazioni di rinascita. Palermo si rifà il trucco grazie anche a Manifesta e alla nomina di Capitale della cultura per il 2018.
Nuova vita e nuovo futuro per il capoluogo siciliano che cerca – sempre con maggior successo – di affrancarsi da una fama fin troppo nefasta degli anni ‘80 e ‘90. Palermo ricrea il suo centro storico, recupera le piazze e si riprende spazi dimenticati come i Cantieri culturali della Zisa, grazie anche alle idee e alla voglia di giovani che stanno puntando tutto sulla città.

Nuova vita quindi, nuove energie da incanalare nel processo di costruzione di un futuro che pochi anni fa sembrava impossibile. Un futuro fatto di novità, di concorsi pubblici per il nuovo fronte a mare, per la linea tranviaria, per un nuovo collegamento con il borgo medievale di Monreale.
Nuova veste per nuove opportunità. Palermo recupera i suoi simboli e si riappropria della propria dignità.
Un passaggio fondamentale in questo processo è il recupero del Castello Utveggio su Monte Pellegrino, “il promontorio più bello del mondo” diceva Goethe.
Rosa di giorno e giallo di notte, immerso nella riserva naturale di Monte Pellegrino e visibile da tutta la città, l’edificio in stile liberty con le sue merlature ha accompagnato la vita di tutti i palermitani e accolto l’arrivo dei “forestieri” che – in un secolo – sono arrivati in città dal mare.

Costruito a inizio ‘900 dalla famiglia Utveggio, il castello – che castello non è – ha avuto una storia travagliata: nato come albergo, ha avuto alterne vicende in seguito alle guerre per essere poi gestito dalla Regione Sicilia e, nel 1984, divenire sede del Cerisdi, centro studi all’avanguardia diretto da padre Pintacuda e successivamente passato sotto la gestione del Professore Adelfio Elio Cardinale che ha continuato a gestirlo con cura e dedizione.
Ma, per la serie “il peggio deve ancora venire”, arriva anche la scure dei “tagli ai fondi” e il castello viene abbandonato a se stesso.
Attualmente l’edificio versa in grave stato di degrado ma la Regione, con la nuova conduzione, ha promesso di riprendere in mano il complesso approntando in breve tempo un piano di recupero strutturale per i tetti e le strutture ormai compromessi dall’incuria.
Operazioni che ipoteticamente potrebbero rientrare anche nei piani del nuovo Assessore ai Beni Culturali Vittorio Sgarbi che, all’atto del suo insediamento nella Giunta Musumeci, ha dichiarato: “Occorre l’istituzione di un Commissario della Bellezza che sarà un alto commissario regionale per le arti del Mediterraneo. Questa figura potrà essere un personaggio come Paolucci, Botta o Piano. Qualcuno che viene chiamato per vedere se uno sviluppo urbanistico o il restauro di un’opera che sia fatta secondo i canoni giusti.”

Promesse? In Sicilia i tempi sono molto rilassati, si sa. Quindi? Per il momento ci pensano i palermitani!
Infatti proprio loro hanno deciso di prendere in mano la situazione e di istituire una task force, guidata sempre dal professor Cardinale, con lo scopo di trovare un nuovo indirizzo per il castello.
Molti i nomi che hanno aderito all’iniziativa “Salviamo il Castello Utveggio”, presentata a Palermo il 16 ottobre 2017, tra cui il giudice Giuseppe Ayala, la figlia di Leonardo Sciascia, il rettore dell’Università Kore di Enna Giuseppe Puglisi, il professore Maurizio Carta, il fisico Antonino Zichichi e la scrittrice Simonetta Agnello Hornby.

Scopo dell’iniziativa è quello di restituire dignità a un meraviglioso tesoro tutto da riscoprire proponendo per il suo futuro una nuova destinazione d’uso, un nuovo progetto di utilizzo che gli renda giustizia. Sono state avanzate diverse ipotesi e progetti per il recupero, ma la più accreditata è quella di un centro d’eccellenza polifunzionale aperto alla cittadinanza.
Il caso è finito anche alla Sapienza di Roma grazie a due studenti che hanno proposto per il sito uno smart district ipertecnologico e d’avanguardia.
Per il momento, però, ci si accontenta di una nuova illuminazione per il “Principe di Palermo”: lo scorso 23 gennaio, infatti, Castello Utveggio è tornato – dopo quasi due anni – a risplendere su Monte Pellegrino con la riaccensione di tutti i punti luce esterni danneggiati dal vasto incendio che aveva lambito il promontorio nel 2016.
Le imprese sognanti e la fattibilità di un piano di recupero sono i primi passi di questo iter che tenta, dal basso, di riappropriarsi di uno dei simboli della città. Il fervore e il dialogo sono le basi di questo processo che lasciano ben sperare per una nuova rinascita.
Per guardare il Castello i palermitani dovevano alzare la testa. E forse questo era un segno. Adesso i palermitani hanno alzato la testa e hanno capito che è ora di rendere il dovuto a quell’edificio.

È una nuova alba, una nuova epoca per Palermo e per le sue vestigia per troppo tempo maltrattate. Forse adesso i cittadini iniziano a provare orgoglio e vergogna.
È da qui che nasce il risorgimento.