Nel corrente anno la casa editrice Olschki celebra (in collaborazione con il Comune di Firenze, Assessorato alla Cultura, e con il Patrocinio della Regione Toscana) un anniversario che attraversa tre secoli, due guerre mondiali, mutamenti profondi della cultura e delle tecnologie, restando fedele a un principio semplice ma, al tempo stesso, radicale: il libro come strumento di conoscenza, trasmissione e responsabilità civile. Una storia editoriale che, fin dalle origini, coincide con una precisa idea di humanitas, e che verrà ricordata e valorizzata attraverso un anno di eventi, mostre e incontri volti a far dialogare la tradizione con le prospettive del presente e del futuro del libro.

La storia ebbe inizio nel 1883 quando Leone Samuele Olschki – figlio di un tipografo ebreo della Prussia orientale – decise di trasferirsi in Italia e, appena ventiduenne, con vasta cultura umanistica e rara cononoscenza delle lingue antiche e moderne, arrivò a Verona impiegandoi nella libreria antiquaria Münster, segnale di un progetto più ampio e infatti, nel febbraio 1886 registrò la propria libreria antiquaria editrice e nacque la Olschki. Però, la realtà veronese non poteva garantire l’orizzonte internazionale a cui aspirava e, nel 1890, Leo si trasferì a Venezia dove intensificò l’attività antiquaria e maturò un profondo rapporto con la grande tradizione tipografica del Quattrocento. Aldo Manuzio e Lazzaro Soardi divennero modelli ideali: al primo dedicherà persino il nome di un figlio, al secondo si ispirerà per il marchio editoriale – le iniziali LSO – destinate a diventare il segno distintivo della casa e, nel 1893, uscì il primo libro con la nuova sigla, Figure dantesche di Giuseppe Crescimanno.
Il passaggio decisivo avvenne nel 1897 con il trasferimento a Firenze, crocevia del grande collezionismo internazionale, la città offriva a Olschki il contesto ideale per antiquariato, editoria e relazioni d’oltreoceano attraverso la libreria: prima su lungarno Acciaioli, poi su lungarno Corsini. Cinque anni più tardi, l’ex libris con il profilo di Dante e il motto nihil difficile volenti, sancirono simbolicamente l’adozione di Firenze come patria elettiva. Nuove disponibilità e il prestigio conquistato oltre Atlantico, si tradusero in un radicamento sempre più forte.

Nel 1909 venne fondata la tipografia Giuntina, con la dichiarata ambizione di far rivivere una grande tradizione tipografica. L’anno successivo, Leo inaugurò la sede – nel villino liberty di via Vanini, sulle rive del Mugnone – concepita non solo come luogo di lavoro, ma anche come spazio di incontro, conferenze e scambio intellettuale tra studiosi, collezionisti e scrittori. Proprio in tale contesto avrà inizio il rapporto con Gabriele d’Annunzio e, da questa relazione, intensa e non priva di difficoltà, prenderà forma la più alta impresa tipografica di Olschki: un’edizione monumentale della Divina Commedia.
La Grande Guerra interrompe tutto bruscamente e le ostilità verso i cittadini di origine tedesca, alimentate dal nazionalismo, investono direttamente Leo, bersaglio di attacchi violenti e apertamente antisemiti tanto che, nel 1915, sceglie l’esilio in Svizzera, ma senza interrompere la propria missione editoriale. Il rientro in Italia nel 1920 segnò un cambiamento strutturale: il mercato antiquario perse la centralità e l’editoria divenne il cuore dell’impresa. Entrarono in azienda i figli Cesare e Aldo: il primo legato all’antiquariato, il secondo destinato a imprimere una svolta organizzativa e manageriale alla casa editrice.
Negli anni Trenta la produzione ebbe una crescita costante e il 1936 segnò il primo grande anniversario: cinquant’anni di attività celebrati a Firenze con ampia partecipazione del mondo culturale italiano, ma l’ombra delle leggi razziali si propagava rapidamente e, dal 1938, l’azienda fu costretta a censurare il proprio nome e il marchio storico sopravvisse solo sotto la sigla forzata di Bibliopolis. Leo perse la cittadinanza riparando nuovamente a Ginevra, dove morirà nel 1940, senza poter assistere alla rinascita dell’impresa.
La guerra e i bombardamenti su Firenze del 1944 cancellarono fisicamente gran parte di quanto era stato costruito, ma, con la pace, Aldo Olschki decise di restare a Firenze e ricominciare dalle macerie, riaffermando il legame inscindibile con la città. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, la decisione di separare l’antiquariato dall’editoria segnò un ulteriore nuovo inizio, difficile, ma coerente. Con l’ingresso di Alessandro Olschki, terza generazione, l’editrice si consolidò come interlocutore stabile delle grandi istituzioni culturali italiane, internazionali e la crescita proseguì costante, malgrado alcune prove durissime: l’alluvione di Firenze del 1966 distrusse gran parte del magazzino, segnando una delle ferite più profonde nella storia del catalogo.

Dagli anni Settanta in poi, l’attività si consolida su larga scala: decine di nuovi titoli escono ogni anno, il magazzino centrale – che ancora oggi conserva integralmente la produzione dal 1886 – si espande al pari del catalogo e la casa editrice si fa trovare pronta davanti alle inesorabili trasformazioni tecnologiche. Nel 1974 l’ingresso della quarta generazione con Daniele e, tre anni dopo con Costanza. Daniele seguirà i rapporti con le istituzioni e la gestione della produzione, mentre a Costanza – affiancata successivamente dalla figlia Serena Ruffilli – verrà attribuito il settore della promozione e della cura del catalogo storico.
Nel nuovo secolo, la digitalizzazione delle riviste e delle collane storiche affiancherà, senza sostituirla, la centralità del libro stampato, una scommessa vincente e le carte di qualità diverranno un marchio riconoscibile insieme a nuove prospettive di ricerca. La portata storica, materiale e spirituale di Olschki, nel 2024, si personifica con Gherardo Olschki destinato a prendere le redini di un marchio che merita davvero la celebrazione di una storia illustre. «Camminare nella tradizione – afferma – significa anche questo: rintracciare, in un passato prestigioso e in un presente complesso, la bellezza e la felicità del lavoro editoriale».