La raffigurazione dei Mesi è una tradizione che risale all’antico Egitto, proseguita da Greci e Romani fino all’era cristiana, quando fu particolarmente cara agli artisti bizantini. Fu però il Medioevo a farne un tema importante, assunto come elemento significativo nella decorazione delle cattedrali: sono numerosi gli esempi in cui nei portali compaiono bassorilievi con la personificazione dei Mesi, spesso accompagnata dai simboli che indicano il corrispondente segno dello Zodiaco. Il lavoro dell’uomo, visto come conseguenza della cacciata dal giardino dell’Eden e come scansione dello scorrere delle stagioni, è un soggetto frequente nella scultura francese e italiana tra il XII e il XIII secolo, ma ne troviamo uno dei primi e più spettacolari esempi nel grande mosaico di Otranto.

Il pavimento delle tre navate nella cattedrale di Santa Maria Annunziata è interamente coperto da un mosaico realizzato negli anni Sessanta del XII secolo dal monaco Pantaleone. Il filo conduttore della complessa narrazione è costituito dall’Albero della Vita, e accanto ai temi biblici sul pavimento della navata centrale figurano dodici medaglioni dedicati ai mesi. Per ciascuno di essi è indicato il nome, il segno zodiacale e le varie attività che lo caratterizzano e che si susseguono nel corso dell’anno: la raccolta del grano, la vendemmia, la caccia al cinghiale, l’aratura, ma anche momenti di riposo, come nel mese di Gennaio, quando i lavori della campagna si fermano, e si ozia davanti al fuoco.

Alla fine del XII secolo per opera di Benedetto Antelami, uno fra i più grandi scultori dell’epoca, e della sua bottega, venne realizzato il ciclo dei mesi per il Battistero di Parma: la serie di grandi sculture, comprendenti anche i segni zodiacali e due stagioni, è collocata nella prima galleria all’interno del Battistero. Nel mese di Gennaio è raffigurato Giano, il dio bifronte che simboleggia allo stesso tempo una fine e un inizio – il passaggio dall’anno vecchio a quello nuovo – mentre la scena in basso mostra un norcino impegnato nella lavorazione del maiale, che tradizionalmente si macellava in questo mese, e due contadini intenti alla semina.

Contemporaneo al ciclo di Parma è quello della cattedrale di Cremona, nel quale la personificazione dei segni zodiacali compare in quasi tutte le formelle come elemento della scena rappresentata: ad esempio, nel caso di Agosto, il segno della Vergine è impersonato da una donna che sorveglia la preparazione delle botti per la prossima vendemmia, tenendo in braccio il fascio di spighe, simbolo del segno.

Il ciclo dei mesi di Ferrara, realizzato intorno al 1230, è un capolavoro della scultura duecentesca che in origine decorava la Porta dei Pellegrini nella cattedrale di San Giorgio Martire; le formelle sono ora custodite presso il museo della Cattedrale. Raffinatissima la descrizione dei dettagli nelle scene di vita rurale, rappresentate con ricchezza di particolari: nel mese di Settembre, un vignaiolo impegnato nella vendemmia coglie i grappoli e li pone in un canestro di vimini, i cui intrecci sono minuziosamente riprodotti; straordinario appare il dettaglio delle vene in rilievo sul dorso della mano.

Nella visione medioevale, etico-religiosa, il lavoro era considerato uno strumento di riscatto dell’uomo, e il ciclo delle stagioni l’espressione di un’armonia universale governata da quello che Dante Alighieri definisce “l’amor che move il sole e l’altre stelle“. Per Dante, la corrispondenza fra il trascorrere dell’anno e quello della vita umana si esprimeva anche nell’analoga suddivisione in quattro stagioni.

Nel corso del XIV secolo, la nascita dell’Umanesimo porta a un ribaltamento della prospettiva: ponendo l’uomo al centro del mondo che lo circonda, ne fa anche il protagonista delle scene rappresentate nelle arti figurative. In quest’epoca nascono i primi cicli pittorici di soggetto profano: uno dei più celebri è quello dei Mesi dipinto alla fine del Trecento sulle pareti di Torre Aquila, nel Castello del Buonconsiglio a Trento.

I mesi vengono qui rappresentati attraverso narrazioni complesse, al centro delle quali figurano in primo piano scene di vita cortese, mentre le attività rurali, descritte con accurato realismo, fanno da cornice sullo sfondo. Colpisce per la straordinaria vivacità e immediatezza la scena di una battaglia a palle di neve, raffigurata nel mese di Gennaio: si tratta del primo paesaggio innevato nella storia della pittura occidentale.

Questo profondo mutamento di prospettiva, filosofico-esistenziale e non meramente figurativo, che dà vita a una nuova visione del mondo e dell’uomo, si esprime pienamente nella ricchezza di forme e colori del Salone dei Mesi all’interno della delizia estense di Schifanoia, fatto decorare da Borso d’Este intorno al 1470 per celebrare i fasti del suo governo. Il progetto iconografico fu elaborato da Pellegrino Prisciani, astrologo e bibliotecario di corte, che coniugò sapienza antica, astrologia e pragmatismo politico, mentre il cantiere pittorico venne affidato a Francesco del Cossa, affiancato dal giovanissimo collaboratore Ercole de’ Roberti e da altri maestri appartenenti a quella che Roberto Longhi definì “Officina ferrarese“.

Ciascun mese è diviso in tre fasce orizzontali: in basso scene della vita di corte con al centro Borso, presentato come saggio e giusto amministratore dei suoi Stati. Al di sopra, i segni zodiacali e una serie di figure che simboleggiano i decani in cui si divide ciascun segno. In alto il mondo divino, dove i carri trionfali delle divinità pagane tutelari di ciascun mese sono collocati al centro di scene mitologiche o di vita quotidiana.

Sullo sfondo resta qualche fugace accenno alle umili fatiche rurali che segnano lo scorrere delle stagioni: terra e cielo si uniscono nel comune denominatore dei temi astrologici, mostrando quanto grande fosse nella cultura delle corti rinascimentali l’importanza che si attribuiva alle corrispondenze e congiunture degli astri, quali testimoni e strumenti della celebrazione e legittimazione del potere della casata regnante.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Mosaico pavimentale con le raffigurazioni dei Mesi (ca 1165) – Otranto, Cattedrale di Santa Maria Annunziata
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  2. Raffigurazioni dei mesi di Gennaio, Febbraio e Marzo (ca 1165) – Otranto, Cattedrale di Santa Maria Annunziata
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  3. Benedetto Antelami e bottega: Ciclo dei Mesi, Gennaio (Acquario) (fine XII secolo) – Parma, Battistero di San Giovanni
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  4. Maestro antelamico: Ciclo dei Mesi, Agosto (Vergine) (fine XII-inizi XIII secolo) – Cremona, Cattedrale di Santa Maria Assunta
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  5. Maestro dei Mesi: Vendemmia (Settembre) (1225-30 ca) – Ferrara, Cattedrale di San Giorgio Martire
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  6. Maestro Venceslao (attrib.): Ciclo dei Mesi, Settembre (1400 ca.) – Trento, Castello del Buonconsiglio, Torre Aquila
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  7. Maestro Venceslao (attrib.): Ciclo dei Mesi, Gennaio (1400 ca.) – Trento, Castello del Buonconsiglio, Torre Aquila
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  8. Francesco del Cossa: Ciclo dei Mesi, Aprile (1470 ca.) – Ferrara, Palazzo Schifanoia, Salone dei Mesi
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  9. Francesco del Cossa: Ciclo dei Mesi, Borso d’Este dona una moneta al buffone Scoccola. Mese di Aprile (1470 ca) – Ferrara, Palazzo Schifanoia, Salone dei Mesi
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  10. Francesco del Cossa: Ciclo dei Mesi, Trionfo di Minerva (Marzo) (1470 ca) – Ferrara, Palazzo Schifanoia, Salone dei Mesi
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in prima pagina:
Francesco del Cossa: Ciclo dei Mesi, Decani del mese di Aprile (1470 ca) – Ferrara, Palazzo Schifanoia, Salone dei Mesi
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