La città di Forlì da alcuni anni si è affermata come interessante polo culturale anche grazie alle mostre promosse dalla Fondazione Cassa di Risparmio che, di recente, hanno persino vinto un premio in occasione dell’autorevole Fifth Global Fine Art Awards. Nella prestigiosa sede dei Musei San Domenico, oltre all’esposizione Ottocento. L’arte dell’Italia tra Hayez e Segantini e la ricca collezione della Pinacoteca Civica è visitabile fino al 16 giugno la mostra continuazione di quella del 2016, Il solco sottile di Antonello Moroni, di cui vi aveva parlato Elisabetta. 

Per comprendere di che si tratta è necessario fare un passo indietro e raccontare una storia, quello di un incontro tra privati che sostengono la cultura, e giovani studiosi pronti a mettere in campo le proprie competenze per approfondire le conoscenza circa il patrimonio artistico che in Italia, si sa, è nascosto nei mille cassetti, stanze, depositi delle innumerevoli istituzioni culturali che il nostro Paese custodisce. E se raccontare qualcosa di nuovo su Leonardo risulta ormai gioco di maniera per pochi grandi nomi, è proprio negli anfratti delle vicende di artisti oggi dimenticati ma un tempo di fama che per i giovani studiosi possono nascondersi occasioni interessanti.

È stato così per Marica Guccini, vincitrice nel 2014 della selezione per la borsa di studio intitolata a Mariacristina Gori promossa dal Comune di Forlì e finanziata dall’Ingegnere Franco Sami in ricordo della moglie, indimenticata storica dell’arte forlivese. L’oggetto scelto per il biennio di ricerca era il Fondo Moroni, da sempre esposto in una sala della Pinacoteca Civica ma mai reso propriamente “parlante” come solo l’arricchimento di contenuti portati da studi rigorosi può fare. Il materiale comprendeva le stampe, le matrici xilografiche e alcuni disegni di quello che appariva come un artista raffinato, ma il cui nome quasi dimenticato ricordava qualcosa solo agli amatori e ai collezionisti di grafica.
Nel corso degli studi, lo “scavo” condotto tramite ricerche documentarie e storiche ha permesso invece di ricostruire la figura di un artista, Antonello Moroni (Savignano di Romagna, 20 settembre 1889 – Gatteo Mare, 23 settembre 1929), che in vita aveva riscosso notevoli successi e riconoscimenti ufficiali, configurandosi come una personalità di spicco della grafica italiana d’inizio Novecento.
Nel 2016 una mostra e l’omonima biografia portarono all’attenzione del pubblico i risultati di oltre un biennio di ricerche condotte in diversi archivi italiani, riconducendo infine al fondo Moroni sette album conservati presso la Biblioteca Civica forlivese contenenti oltre 660 tra disegni e stampe dell’artista.
Per l’importanza di questo materiale, che completava perfettamente il nucleo già noto, da subito fu evidente la necessità di promuovere una nuova fase di studio di cui oggi sono presentati in mostra gli ulteriori risultati.
Eleganti disegni di figura, studi per illustrazioni, raffinate copertine e matrici xilografiche: sono questi i principali materiali esposti divisi per piccole isole che documentano la multiforme attività dell’artista nel campo della grafica, offrendo agli occhi del visitatore una commistione di materiali che solitamente è difficile vedere accostati.

Cinque anni di ricerca, due mostre, un catalogo edito e uno in lavorazione dopo, ciò che sarà restituito al pubblico saranno quasi mille pezzi che permettono di descrivere capillarmente l’attività dell’artista Antonello Moroni, allievo prediletto di Adolfo De Carolis, esponente di rilievo del movimento di rinascita della xilografia italiana d’inizio Novecento, illustratore per le principali case editrici dell’epoca e personaggio di spicco per via delle cariche ufficiali ricoperte.

Prima di lasciare spazio all’intervista alla curatrice Marica Guccini, desideriamo sottolineare come questa sia anche la storia di una donna, Paola Moroni Fumagalli, vedova dell’artista che all’epoca in cui firma la donazione del Fondo Moroni al Comune di Forlì (siamo nel 1953) era al timone della casa editrice Electa. Quello che le carte fanno trasparire è la figura di una donna caparbia e tenace, che già a partire dagli anni Trenta si era adoperata per trovare una istituzione culturale che sapesse rendere lustro e conservazione degna all’opera del marito.

Chi era Antonello Moroni, e perché oggi merita di essere scoperto?
Antonello Moroni rappresenta uno dei numerosi artisti che la critica ha negli anni dimenticato, in questo caso perché ritenuto un allievo “stanco” di Adolfo De Carolis. In realtà, da quanto traspare dalle pubblicazioni e dagli articoli dell’epoca, egli era invece considerato in vita uno dei migliori allievi del piceno. Il suo nome compare sempre tra quelli degli artisti che, all’inizio del Novecento, recuperano e danno nuova vita alla tecnica xilografica che vive così una rifioritura sulla scia di movimenti internazionali come le Arts and Crafts inglesi. Alle mostre del settore Moroni vince sovente premi e riconoscimenti, tanto che alcune opere come Cornucopia esposta oggi in mostra assieme alla sua matrice xilografica, vennero addirittura acquistate dal Governo per arricchire le collezioni nazionali. Del resto non è un caso se nel 1930, l’anno dopo la morte avvenuta prematuramente a 40 anni, la Biennale di Venezia gli dedica una retrospettiva monografica.
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Dal punto di vista artistico quali sono le peculiarità di Moroni?
Moroni è uno xilografo nel senso pieno del termine. Gli oltre seicentosessanta pezzi contenuti nei sette album del fondo  recuperati tra gli scaffali della Biblioteca Civica che oggi presentiamo in mostra documentano quanto la sua ricerca fosse approfondita. Per fare un esempio concreto, per un’opera come La via Emilia che segna l’esordio alla Biennale di Venezia del 1914, il fondo conserva almeno 9 bozzetti nei quali Moroni studia i dettagli delle pose dei singoli personaggi, indice della grande attenzione prestata alla xilografia da esporre ad un evento internazionale tanto importante.
Scorrendo i suoi disegni il dato più interessante è notare come sostanzialmente il segno resti sempre preciso, lineare, definito, tanto che anche i chiaroscuri sono resi in maniera “grafica” con trame di tratti sottili, mentre è del tutto assente lo sfumato proprio perché ciò che l’artista aveva in mente era tradurre su legno le figure che aveva “inventato” su carta.
Anche nell’incisione è un vero maestro capace di lavorare su tavolette piccolissime, a volte delle dimensioni di pochi centimetri, ma nelle quali tuttavia abbondando sempre moltissimi particolari.

Parliamo in breve del progetto di ricerca.
Quando sono stata selezionata per il progetto non avevamo l’idea precisa di dove ci avrebbe portato questo percorso. Era nota l’importanza e la qualità del materiale, ma anche la necessità di ricostruire la figura di Moroni i cui termini della vicenda personale e artistica andavano rivisti e precisati, e ora al chiudersi dei lavori arriveremo all’inventariazione, catalogazione e studio di quasi mille pezzi giunti nel 1953 ai Musei civici grazie alla donazione della vedova Paola Moroni Fumagalli.
All’inizio il primo riscontro è stato dato dalle moltissimi voci bibliografiche che documentano la presenza dell’artista alle mostre nazionali e internazionali del settore. Il riscontro ancora più interessante è poi giuntodai diversi archivi italiani che conservano tracce dell’attività di Moroni che, in quanto sodale di De Carolis, viene ad esempio introdotto nel salotto di D’Annunzio, tanto che quando c’è da eleggere un Soprintendente per le Scuole d’Arte della Reggenza del Carnaro è proprio a lui che il Vate pensa.
Insomma mano a mano che si ricomponevano i tasselli si veniva a configurare l’immagine di uno xilografo pienamente piazzato nel panorama artistico dell’epoca, noto non solo per le opere che vincevano premi e riconoscimenti, ma anche per le cariche ufficiali ricoperte. Per non parlare poi dell’editoria di cui divenne uno dei referenti principali..

Infatti, le opere per l’editoria rappresentano un nucleo essenziale della mostra..
È vero, e questo è sicuramente uno dei dati principali che emerge dallo studio dei materiali conservati nei sette album dove sono racchiusi moltissime copertine e illustrazioni per volumi dei principali editori dell’epoca. Moroni era un punto di riferimento per Zanichelli per il quale realizza almeno una quarantina di copertine e diverse illustrazioni, ad esempio per la celebre collana de I poeti greci tradotti da Ettore Romagnoli, ma anche per altri come Unitas, Le Monnier, Treves per citarne solo alcuni. Scorrere le opere di Moroni per l’editoria significa avere davanti un vero e proprio spaccato della storia editoriale italiana del primo trentennio del Novecento. Del resto le sue copertine venivano pagate 300 lire l’una..

Concludiamo sottolineando l’importanza di un fondo così corposo e unitario: quasi mille pezzi in grado di censire l’intera attività di un artista.
Il Fondo risulta estremamente interessante sia dal punto di vista qualitativo che da quello documentario, in quanto la vedova donò ogni singolo bozzetto o foglio appartenuto all’artista, tanto da mostrare una sensibilità archivistica ormai moderna: ogni opera, anche la più minuta rappresenta un passaggio della genesi artistica e come tale merita di essere conservato.
Oltre a questo vanno poi ad aggiungersi le matrici xilografiche, un materiale raramente visibile nei musei e più difficile da avvicinare per il pubblico, ma che una volta “compreso” offre innumerevoli spunti d’interesse, e soprattutto affascina per la grande tecnica che questi artisti dovevano possedere per tradurre i loro disegni su legno. La possibilità rara che il Fondo Moroni offre è proprio quella, in molti casi, di poter seguire la nascita di un’opera dall’inizio alla fine: dai primi bozzetti, sino al disegno della composizione, alla sua traduzione sulla matrice xilografica, e infine alla stampa finale.

 

Didascalie immagini Antonello Moroni

  1. Autoritratto, incisione, mm 166 x 128; Forlì, Musei Civici, Pinacoteca
  2. (alto) Studio per “Leda”, 1916 ca., disegno a sanguigna, mm 314 x 431; Forlì, Musei Civici, Pinacoteca
    (basso) Leda, 1916 ca., xilografia, mm 312 x 490; Forlì, Musei Civici, Pinacoteca
  3. (alto) I Tritoni, 1913, matrice xilografica, cm 10.3 x 25.3; Forlì, Musei Civici, Pinacoteca
    (basso) I Tritoni , 1913, xilografia, mm 192 x 136, Forlì, Musei Civici, Pinacoteca
  4. Studio per “Giuditta e Oloferne”, 1914 ca., disegno a sanguigna, mm 420 x 285; Forlì, Musei Civici, Pinacoteca
  5. Copertina per G. Fontana “Su dal sangue”, Zanichelli 1918, mm 224 x 156; Forlì, Musei Civici, Pinacoteca

In copertina un particolare di:
Leda, 1916 ca., xilografia 

Dove e quando

Evento: Musei San Domenico – piazza Guido da Montefeltro – Forlì
  • Fino al: – 16 June, 2019