Il tema della Natività (la Nascita di Gesù) è probabilmente uno dei più rappresentati nell’arte italiana. Le prime testimonianze artistiche risalgono al III secolo D. C. e sono state ritrovate all’interno delle catacombe di Priscilla a Roma.
Sin dalle prime rappresentazioni è possibile riscontrare che le fonti per gli artisti sono stati i testi dei Vangeli soprattutto i cosiddetti “Vangeli dell’Infanzia” di Luca e di Matteo.  Nel corso dei secoli per arricchire il repertorio descrittivo dei primi momenti della vita di Gesù, sono stati utilizzati altri scritti come il Protovangelo di Giacomo, il Vangelo dello Pseudo Tommaso Castelseprio, i Vangeli arabo e armeno dell’Infanzia, la Legenda Aurea di Jacopo da  Varagine e le Meditazioni dello Pseudo Bonaventura. In occasione  del periodo natalizio abbiamo cercato di creare una sorta di itinerario tra i capolavori custoditi nei principali musei e chiese della penisola. La scelta delle opere non segue esattamente un ordine cronologico né estetico ma, considerata la vastità del tema,  è data dalla ristrettezza dello spazio a nostra disposizione, siamo consapevoli, infatti, che molte altre meriterebbero non solo di essere descritte ma anche ammirate nei luoghi dove sono custodite. Ci auguriamo pertanto che questa nostra presentazione possa diventare uno stimolo per la riscoperta di un interessante e affascinante argomento.
Iniziamo con Giotto, caposaldo della cultura artistica occidentale; inutile è infatti  ricordare come il maestro toscano abbia rinnovato la tradizione artistica bizantina e aperto nuovi orizzonti nell’arte europea. La Natività a cui si fa riferimento è un affresco, databile al 1303 – 1305,  che fa parte del superbo ciclo pittorico della Cappella degli Scrovegni a Padova.
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La scena si trova nel registro centrale superiore della cappella, nella parete destra guardando l’altare. Maria è rappresentata distesa su un declivio in un ambiente roccioso e protetta da una precaria struttura in legno, tiene  tra le braccia il bambino appena nato ma già fasciato mentre lo sta ponendo nella mangiatoia aiutata da un’inserviente. Alla sua sinistra compaiono il bue e l’asinello mentre Giuseppe sta accovacciato in basso con espressione  incantata e sognante, come a sottolineare il suo ruolo non attivo nella procreazione. A destra compaiono due pastori, raffigurati di spalle vicini al gregge in riposo, mentre dall’alto un angelo li istruisce sull’evento miracoloso. Altri quattro angeli volano sopra la capanna in preghiera. Il manto di Maria, un tempo azzurro lapislazzuli è in parte perduto così come l’azzurro del cielo. L’atmosfera della scena, nonostante la severità del paesaggio e la solidità scultorea dei personaggi, è di una disarmante armonia e emana un senso di pace e di lirica sacralità.
A Firenze, presso la Galleria degli Uffizi è custodita una delle più sfavillanti ed elaborate tavole del primo Rinascimento Italiano: L’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano.
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La pala, in realtà, non rappresenta solamente la Natività  ma racconta il cammino dei tre Re Magi verso la grotta del Bambino. La narrazione ha inizio in alto a sinistra dove si vedono i tre Re che osservano  la stella cometa, segue la lunetta centrale dove è raffigurato il momento in cui  il corteo dei Magi arriva nei pressi  di Gerusalemme, e infine, nella lunetta di destra, l’entrata nella città. Il corteo riappare  in primo piano nella parte destra del dipinto mentre a sinistra la scena della Natività è rappresentata  dal bue e l’asinello davanti alla mangiatoia, da una precaria struttura in mattoni, da san Giuseppe, la Madonna  col Bambino e due servitrici. Davanti al Bambino i tre Magi: il primo, quello anziano, è in ginocchio;  il secondo, di età matura,   sta sfilandosi la corona e regge un calice dorato; il terzo sta scendendo dal cavallo mentre un servitore sta smontando gli speroni e tiene in mano un’ampolla d’oro.  Gli abiti dei Re Magi sono di incredibile sfarzo, con broccati d’oro finemente arabescati, copricapi sfavillanti e cinture con borchie preziose. Nel dipinto, in mezzo al numeroso corteo e alla miriade di animali esotici, spiccano,  in posizione centrale, due personaggi: l’uomo col falcone in mano, con un vestito damascato con motivi vegetali è il committente del dipinto, il ricco e potente banchiere Palla Strozzi, mentre quello accanto a lui è probabilmente suo figlio Lorenzo. Sulle piccole monofore dei lati della cornice si possono ammirare una serie di bouquet floreali, tra i più belli e raffinati mai realizzati. La predella, infine, è composta da tre scomparti con le scene della Natività, della Fuga in Egitto e della Presentazione al Tempio. Il dipinto, commissionato per la cappella della famiglia Strozzi nella chiesa di Santa Trinita creò stupore e curiosità nell’ambiente fiorentino non solo per la ricercatezza  stilistica ma per come era stata rappresentata la storia biblica che assomiglia più a un gruppo di eleganti aristocratici in una battuta di caccia che a una scena religiosa.
Sempre a Firenze ci preme segnalare altre due superbe opere. Il primo è un dipinto, custodito sempre agli Uffizi, del Botticelli, nel quale la scena sacra de l’Adorazione dei Magi è “contaminata” dalla presenza dei più importanti rappresentanti della casata Medicea. La seconda è una raffinata tavola di Domenico del Ghirlandaio che orna l’altare della Cappella Sassetti della Chiesa di Santa Trinita.
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Questa bellissima Natività oltre al paesaggio, alla bellezza dei personaggi e alla delicatezza dei particolari fu la prima opera fiorentina ad aver assorbito gli echi “naturalistici” della pittura nordica giunti  a Firenze con il Polittico Portinari di Hugo van Der Goes.
Non lontano da Firenze, nella Pinacoteca civica di Prato, è custodita la Natività con san Giorgio e san Vicenzo Ferrer di Filippo Lippi.
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Si tratta di un raffinato dipinto, (il soggetto della Natività fu molto frequente nella fase matura del pittore), in cui sono inseriti personaggi estranei alla storia della nascita del bambino quali il san Giorgio e San Vincenzo Ferrer, frate domenicano canonizzato nel 1455 che divenne simbolo  della lotta all’eresia. Al centro si trova il Bambino con ai lati la Madonna e san Giuseppe in adorazione; a sinistra san Giorgio mentre sulla destra san Vincenzo Ferrer che ha la visione del Cristo dentro  una “mandorla” di luce. In secondo piano si trovano infine due pastori e in fondo alcuni angeli. La composizione, il disegno generale, la Madonna, il Bambino e san Vincenzo sono quasi certamente opera del Lippi, mentre ampie parti dell’esecuzione sono da ascrivere a Fra Diamante,  lo stile di san Giuseppe rimanda infine a nomi come  Filippino o Botticelli.
A Milano, nella Pinacoteca di Brera, fa bella mostra di se  l’elegante Natività con i santi Elisabetta e Giovannino del Correggio.
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Dipinto intorno al 1512-1513 durante il periodo mantovano del  Correggio non se ne conosce né il committente né la destinazione. Nel Seicento il dipinto risultava nella collezione del cardinale Ludovisi a Roma per riapparire a Parigi nel 1913 dove fu acquistato  all’asta per la pinacoteca milanese. La scena, di una raffinatezza ed eleganza tipica del maestro emiliano, è ambientata in un paesaggio con un bellissimo cielo puntellato da nuvole e riflessi solari e ricco di notazioni atmosferiche, come il vento che muove le fronde degli alberi e la nebbiolina che vela le montagne in lontananza.  Gesù Bambino è deposto al centro su un lenzuolo bianco, a destra la Madonna in uno sgargiante abito rosso e un mantello blu foderato di verde; indietro si trova Giuseppe addormentato, a indicare il suo ruolo non attivo nella generazione di Gesù. Nella penombra si riconoscono il bue e l’asinello, nonché le rovine di un tempio pagano, allusione alla nascita del cristianesimo dalle macerie della vecchia religione. Nella scena infine il Correggio ha voluto inserire la  presenza di sant’Elisabetta con  Giovanni Battista in grembo.
Concludiamo il nostro viaggio a Messina, dove è custodita l’Adorazione dei Pastori di Caravaggio,
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Il dipinto era destinato all’altare maggiore della chiesa di Santa Maria la Concezione, distrutta durante il terremoto del 1908. L’opera, così come gli altri lavori del periodo siciliano del Merisi è intrisa di “poetica della povertà”  con la vergine distesa a terra che abbraccia il  bambino dentro una  capanna, con i pastori che si inchinano verso di lei, gli  animali immobili come oggetti, e una natura morta dei poveri come la pagnotta dentro la cesta, la pialla e gli altri arnesi da falegname che trasmettono quasi un senso di  disperazione, probabile riflesso dell’ultimo periodo dell’esistenza del grande pittore lombardo.

Dettagli

Giotto, Natività , 1303-1305 circa, pittura ad affresco e a secco. 200×185 cm. Cappella degli Scrovegni, Padova Giotto, Natività , 1303-1305 circa, pittura ad affresco e a secco. 200×185 cm. Cappella degli Scrovegni, Padova Gentile da Fabriano, L’Adorazione dei Magi (o Pala Strozzi), 1423, tempera e oro su tavola, 303×282 cm, Galleria degli Uffizi , Firenze Domenico del Ghirlandaio, Adorazione dei pastori, 1485, tempera su tavola, 167×167 cm. Basilica di Santa Trinita, Cappella Sassetti, Firenze Filippo Lippi, Natività con san Giorgio e san Vicenzo Ferrer, 1455 – 1466, tempera su tavola, 146,5×156,5 cm, Museo Civico, Prato Correggio, Natività con i santi Elisabetta e Giovannino, 1512 circa, olio su tavola, 77×99 cm Pinacoteca di Brera, Milano Caravaggio, Adorazione dei Pastori, 1609, olio su tela, 314x211cm, Museo Nazionale, Messina