Svetta da quasi 2000 anni nel cuore pulsante di Roma, con i suoi 40 metri di altezza. Fino a domenica 6 ottobre la mostra progettata dalle Gallerie degli Uffizi e dal Museo Galileo di Firenze L’arte di costruire un capolavoro. La Colonna Traiana, in corso presso la Limonaia Grande del Giardino di Boboli, racconta i segreti e spiega come fu costruito questo capolavoro dell’antichità classica.

Come annuncia il nome, la Colonna fu voluta da Traiano (53-117 d.C.) e fu inaugurata nel 113 d.C. per celebrare la conquista della Dacia, celebrando così l’imperatore come comandante militare.
La narrazione si snoda in altezza lungo i 200 metri di fregio istoriato, arrotolandosi attorno al fusto per 23 volte come se fosse un rotolo di papiro o stoffa, dando vita alla prima colonna coclide mai realizzata. Lungo l’andamento a spirale della colonna si ha dunque una sorta di cronostoria delle guerre di Dacia (101-106 d.C.), un’area geografica corrispondente grossomodo alle odierne Romania e Moldavia.
Se sul piano iconografico, storico ed artistico lo straordinario monumento è stato ampiamente studiato, mai prima d’ora una mostra ne aveva illustrato le vicende di costruzione.

Dopo un’approfondita analisi dei documenti storici, archeologici e iconografici, sotto la curatela di Giovanni Di Pasquale con la collaborazione di Fabrizio Paolucci, l’opera viene raccontata in modo inedito, con criteri rigorosamente filologici che contestualizzano le conoscenze scientifiche del periodo che ne consentirono tutte le varie fasi del processo di realizzazione. Queste conoscenze, mai registrate per iscritto, erano andate perdute, ma “il dialogo tra fonti letterarie, archeologiche, epigrafiche, iconografiche e numismatiche permette di ricomporre, almeno in parte, i pezzi di questa straordinaria avventura”, afferma Di Pasquale, andando a colmare una lacuna sull’argomento.

La Colonna Traiana fu una vera e propria rivoluzione per l’epoca per la sua complessità architettonica ed ingegneristica, espressione all’avanguardia degli altissimi livelli raggiunti dalla civiltà romana sul piano delle costruzioni con i mezzi a disposizione delle maestranze del tempo.

La mostra, ispirata dalle celebrazioni per i 1900 anni dalla morte di Traiano, spiega le tecniche che furono impiegate per estrarre i ventinove giganteschi blocchi di marmo che la costituiscono, provenienti da una cava alle Alpi Apuane poi denominata dei Fantiscritti, luogo privilegiato per l’estrazione di quel marmo lunense, scelto per abbellire monumenti ed edifici di Roma e di altre località dell’impero. Ecco descritte le soluzioni ideate per trasportarle al porto di Luni, da dove sarebbero state imbarcate sulle navi marmorarie per poi scaricarle nel porto fluviale del Tevere. E ancora, ecco chiarito il metodo adottato per condurle fino all’area dei Fori, dove era allestito il cantiere di costruzione. E, per finire, l’ultima sezione è dedicata alla fortuna critica del monumento. Nel 1162 il Senato di Roma decise di tutelare la colonna “per tutta l’eternità, finchè il mondo durerà, al fine di salvaguardare l’onore del Comune di Roma per sempre”. Era il primo monumento antico in assoluto ad essere protetto da ogni vandalismo, perché in esso si identificativa l’Urbe intera. Da allora la Colonna Traiana è divenuta fonte di ispirazione per architetti e disegnatori che ne hanno riprodotto i vari particolari.

Il legame del monumento classico con la sede fiorentina scelta per la mostra è ben esemplificato dalle sculture dei due Daci, le sentinelle in porfido poste a guardia del Giardino di Boboli. Boboli stesso è “una sorta di traduzione rinascimentale degli horti imperiali che circondavano Roma”, come fa notare Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi, nelle cui collezioni, infatti, si conservano molti frammenti architettonici che si trovavano nel Foro di Traiano, come anche le cosiddette Sabine della Loggia dei Lanzi, che erano in origine effigi monumentali delle donne dell’imperatore Traiano.
Una mostra virtuale consultabile sul sito delle Gallerie degli Uffizi, è dedicata appunto alle antichità di epoca traianea presenti nelle collezioni di Uffizi, Palazzo Pitti e Boboli.

Al centro del percorso di visita vi sono i modelli in scala della Colonna Traiana e delle macchine impiegate per la sua costruzione. Oltre ad essi, è presente in mostra una selezione di reperti originali, eccezionalmente in prestito da oltre 20 musei. Si tratta di rilievi, mosaici, strumenti scientifici, parti di macchine da cantiere, oltre ad un arazzo che rappresenta l’imperatore dalle origini iberiche Traiano mentre discute con Apollodoro di Damasco, autore del progetto della Colonna.

Le tecnologie costruttive impiegate dai Romani sono inoltre ben illustrati da sussidi multimediali prodotti dal Museo Galileo, ed un ulteriore sito web dedicato offre una versione virtuale della mostra.

In copertina:
Calco di uno dei rilievi della Colonna Traiana con costruzione di una fortificazione della Mesia Inferiore (particolare)
1861-1862
gesso patinato
Museo della Civiltà Romana, Roma

 

  • Ritratto di Traiano su busto moderno
    inizi del II secolo d.C.
    marmo greco con inserti moderni in marmo italico, peperino grigio, nero del Belgio, onice rosso con integrazioni in breccia rossa e gialla, breccia verde, onice giallo
    Galleria delle Statue e delle Pitture, Gallerie degli Uffizi, Firenze
  • Costruzione di una fortificazione della Mesia Inferiore
    Calco di uno dei rilievi della Colonna Traiana
    1861-1862
    gesso patinato
    Museo della Civiltà Romana, Roma
  • Aureo di Traiano con Colonna
    113-114 d.C.
    oro
    Medagliere del Museo Nazionale Romano, Roma
  • L’anemoscopio del Museo Pio Clementino in Vaticano
    II-III secolo d.C. (?)
    Museo Pio Clementino, Musei Vaticani, Città del Vaticano
  • Manifattura di Oudenaarde (Fiandre Orientali)
    Apollodoro presenta a Traiano il progetto della Colonna
    seconda metà del XVI secolo
    lana e seta
    Museo Nazionale di Palazzo Venezia, Roma

Dove e quando

Evento: L’arte di costruire un capolavoro. La Colonna Traiana
  • Fino al: – 06 October, 2019
  • Indirizzo: Limonaia Grande del Giardino di Boboli, Firenze
  • Sito web