Inserita nel palinsesto culturale “Novecento italiano” promosso dal Comune di Milano, la mostra Novecento di carta presso il Castello Sforzesco fino al 1 luglio, offre un raro e raffinato focus su un genere artistico e un periodo solitamente posto in secondo piano negli eventi espositivi delle grandi città.
A coloro che vorranno cogliere l’occasione per visitarla il consiglio è quello di lasciarsi stupire.

Oltre a raccogliere opere di maestri della grafica da fine Ottocento sino agli anni Settanta del Novecento, la mostra è inoltre l’occasione per mettere in luce l’entità e l’importanza delle collezioni comunali, che conservano un patrimonio di opere cartacee spesso non visibili al grande pubblico per ragioni conservative.
Oltre duecento tra disegni, incisioni, stampe e libri d’artista realizzati da 100 maestri diversi, sono stati scelti dai curatori per rappresentare e dare un assaggio del patrimonio civico che consta di quasi un milione e mezzo di opere su carta, e delle quali all’incirca 16.000 realizzate proprio tra metà Ottocento e secondo Novecento.

Un ulteriore pregio di tali collezioni importanti anche per la storia del collezionismo, è il loro essersi formate soprattutto grazie al mecenatismo cittadino che, oltre ad acquistare opere dei maestri antichi, posava anche parallelamente lo sguardo sul mercato contemporaneo. Del resto, nel panorama cittadino, già dall’ultimo ventennio dell’Ottocento si poteva respirare un sempre maggior entusiasmo per le arti industriali nell’ambito delle quali il disegno occupa un ruolo centrale. Inoltre fu proprio Milano ad ospitare la prima grande mostra italiana riservata al disegno antico al Museo Poldi Pezzoli nel 1881.

La mostra milanese Novecento di carta è quindi paragonabile a un concerto polifonico, che lascia spazio ad una narrazione continua perlopiù cronologia, associandovi tuttavia alcuni “assoli”, ovvero focus specifici dedicati a tematiche rappresentative di ognuna delle collezioni civiche.
Questa affascinante storia è oggi raccontata proprio nei luoghi nei quali se ne scrissero le prime pagine, il Castello Sforzesco che in origine riuniva le collezioni dalle quali derivarono quelle attuali. Tutti e sette gli istituti civici milanesi che conservano opere di grafica partecipano all’esposizione, a partire proprio dal Civico Gabinetto dei Disegni del Castello e alla Civica Raccolta delle stampe Bertarelli che vanta una collezione di più di un milione di opere scelte con un criterio di collezionismo iconografico e suddivise per tipologie, continuando con la Civica Biblioteca d’Arte e il Centro di Alti Studi sulle Arti Visive che pone un’interessante ambito di riflessione sull’utilizzo della grafica come progetto. A loro si uniscono la Galleria d’Arte Moderna, il più giovane Museo del Novecento e le Civiche Raccolte Storiche, a testimoniare ulteriormente l’importanza non solo artistica ma anche documentaria del disegno.

Allestita secondo una scansione cronologica la mostra, simile a un album da sfogliare, offre anzitutto una panoramica sui principali artisti italiani, a partire dall’epoca in cui il critico Vittorio Pica fece conoscere ai connazionali maestri come Rodin o il belga Ensor. Questo momento di passaggio verso il nuovo secolo attesta infatti l’aggiornamento del linguaggio grafico italiano sui modelli europei e si evolverà, di lì a poco, ad esempio nell’esordio divisionista del poi futurista Boccioni, continuando con lo strutturalismo di Sironi, e ancora con la ieraticità delle figure rese dalla matita sottile di Modigliani, fino alle arcinote incisioni di Morandi che ancora oggi vantano estimatori in tutto il mondo.
Tra i focus tematici principali della mostra vi è senz’altro quello dedicato ad un’altra delle collezioni che assieme a quella di Pica avviarono l’attuale corpus civico, quella di Vittore Grubicy de Dragon, figura eclettica, pittore, disegnatore, ma anche critico e mercante che a inizio Novecento esortava gli artisti a dedicarsi al “disegno pittorico”, pratica che era stata via via accantonata riconoscendo nel disegno solo la sua matrice grafica. Proprio il “disegno grafico” era a sua volta posto sotto i riflettori da personaggi come, Previati, Boccioni e i futuristi che spingevano affinché se ne sperimentassero nuove forme e funzioni, soprattutto in virtù del mutamento di prospettive necessarie per stare al passo con lo sviluppo industriale della fotografia, e con l’innovazione tecnologica della stampa che portava gli editori milanesi a chiedere agli artisti una maggiore specializzazione nel disegno per illustrazione.

Tra le due guerre, ricordate in particolare nel nucleo di disegni della Grande Guerra delle Civiche Raccolte Storiche, si viene poi ulteriormente incrementando l’attenzione rivolta alla grafica contemporanea. Il disegno inizia infatti ad essere valorizzato e percepito anche dai collezionisti in virtù della sua accessibilità economica, e contemporaneamente gli artisti avevano ormai maturato fiducia nella possibilità di una pratica artistica improntata sul disegno, ormai indipendente dalla sua funzione di ancella di pittura e scultura. In questo frangente le collezioni comunali crebbero grazie ad acquisti svolti presso le principali gallerie cittadine che vi dedicavano appunto sempre maggior spazio anche nell’ambito degli artisti emergenti.

La narrazione continua percorrendo la modernità sino agli anni Settanta del Novecento, limite cronologico delle documentazione sul disegno italiano posseduta dai musei civici, e in questa sede eccezionalmente integrata da oltre quaranta opere della seconda metà del XX secolo proveniente dalla Collezione di Intesa Sanpaolo, a ulteriore conferma del virtuoso sistema milanese di supporto privato alla cultura pubblica.

Legati alla modernità sono poi i libri d’artista, i libri figurati d’autore e le cartelle d’artista di cui la Civica Biblioteca d’Arte di Milano conserva oltre duecento pezzi, e che ci raccontano come in questi casi l’arte grafica venisse a saldarsi con quella tipografica ed editoriale, in un superamento di prospettive che travalicano ormai la sola illustrazione del testo grazie alle sperimentazioni di artisti come Kandinskij, Depero, Fontana, De Chirico, Pomodoro, Munari.
L’augurio è quindi quello che la mostra Novecento di carta possa diventare un’occasione per promuovere una sempre maggior consapevolezza dell’entità del patrimonio conservato nei musei italiani che ancora oggi non smette di stupirci.

Didascalie immagini

  1. Alberto Martini, Il bacio, 1915, litografia, 361×272 mm (impronta), 572×442 (foglio) Civica Raccolta delle Stampe “A. Bertarelli”, Milano
    Foto Saporetti Immagini d’Arte, Milano
  2. Marcello Dudovich, Il corredo del bambino, 1915-1918, pastello e tempera su carta, 491×688 mm, Civico Gabinetto dei Disegni, Milano 
    Foto Saporetti Immagini d’Arte, Milano 
    © M. Dudovich by SIAE 2018
  3. Adolfo Wildt, Sudario, 1929, litografia, 346×260 mm (impronta), 648×500 mm (foglio), Civica Raccolta delle Stampe, “A. Bertarelli”, Milano
  4. Umberto Boccioni, Interno con due figure femminili, 1916, grafite, matita, inchiostro nero, matite colorate, acquerello e tempera bianca su carta, 654×475 mm, Civico Gabinetto dei Disegni, Milano 
    Foto Annette Keller
  5. Mario Sironi, Allegoria dell’espansione urbanistica, 1921 circa, tracce di matita di grafite, inchiostro di china, tempera su carta, 407×327 mm, Civico Gabinetto dei Disegni, Milano 
    Foto Saporetti Immagini d’Arte, Milano
    © M.Sironi by SIAE 2018
  6. Alberto Burri, Trittico A, 1973-1976, serigrafia a colori, Collezione Intesa Sanpaolo 
    Foto Luca Postini
    © Fondazione Palazzo Albizzini-Collezione Burri, Città di Castello, by SIAE 2018
  7. Fortunato Depero, dal libro Depero futurista, 1927, tavola a stampa, 240×320 mm, Civica Biblioteca d’Arte, Milano 
    Foto Luca Postini

IN COPERTINA
Umberto Boccioni, Interno con due figure femminili, 1916, grafite, matita, inchiostro nero, matite colorate, acquerello e tempera bianca su carta, 654×475 mm, Civico Gabinetto dei Disegni, Milano
Foto Annette Keller
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