Si può viaggiare per il mondo e non vedere nulla. Per raggiungere la comprensione è necessario non vedere molte cose, ma guardare attentamente ciò che vedi”
Giorgio Morandi

La biografia di Giorgio Morandi (Bologna, 1890-1964), uno dei massimi maestri nella pittura del Novecento, si distingue per la rarità delle occasioni in cui l’artista lasciò la sua città natale. L’unico viaggio all’estero, in Svizzera, lo compì nel 1956, a oltre sessanta anni d’età, per l’inaugurazione di una rassegna presso il Museo d’Arte di Winterthur, nella quale suoi dipinti erano presentati accanto a sculture di Manzù. A parte qualche sporadica apparizione a mostre delle sue opere, gli unici spostamenti di Morandi furono quelli verso la casa di Grizzana, sull’Appennino, dove trascorreva le estati e dove si trasferì durante la guerra per sfuggire ai bombardamenti che martellavano il centro cittadino. Dall’età di venti anni alla morte avvenuta nel 1964, l’artista visse e lavorò sempre nella casa-studio bolognese di Via Fondazza 36, oggi trasformata in museo, che condivideva con le tre sorelle.

Morandi inizia l’attività didattica come insegnante di disegno presso le scuole elementari comunali di Bologna; nella primavera del 1914 espone per la prima volta in una mostra a cinque – con Osvaldo Licini, Mario Bacchelli, Giacomo Vespignani e Severo Pozzati – presso l’Hotel Baglioni della sua città, in un momento in cui il Futurismo dominava nel panorama artistico italiano; il percorso creativo del giovane Morandi si apre piuttosto nel segno di Cézanne – del quale riprende anche i temi prediletti, dalle nature morte alle Bagnanti – unito a una fascinazione per la plastica monumentalità in senso geometrico di Masaccio e Piero della Francesca. Subito dopo la guerra, l’incontro con la pittura metafisica di Carrà e de Chirico contribuisce a formare e indirizzare la poetica di Morandi: quando nel 1922 espone alla Fiorentina primaverile, i suoi dipinti sono presentati in catalogo da Giorgio de Chirico che ne offre un’acuta interpretazione: “Egli partecipa in tal modo del grande lirismo creato dall’ultima profonda arte europea: la metafisica degli oggetti più comuni”.

È questa una chiave di lettura che può inquadrare tutta la produzione di Morandi, e anche rendere ragione di quanto la grafica, l’acquaforte in particolare, sia stata una tecnica congeniale per un artista che aveva come obiettivo ultimo quello di “comunicare immagini e sentimenti che il mondo visibile suscita in noi”. Che la riduzione all’essenzialità del segno, senza colore e senza la fisicità materica che comunque la pennellata possiede, rappresentasse un punto di arrivo lo dimostra la scelta, quando Morandi fu invitato a partecipare nel 1928 alla Biennale veneziana, di esporre quattro acqueforti e una cartella di incisioni nella sala del bianco e nero. Due anni dopo veniva chiamato “per chiara fama” e senza concorso a tenere la Cattedra di Incisione presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Tra le acqueforti realizzate nella fase sperimentale in cui esplorava le possibilità di questa tecnica, figura un paesaggio di Grizzana eseguito durante l’estate del 1913, la prima trascorsa nel borgo che avrebbe ospitato Morandi in tutte le future estati della sua vita. Grizzana (oggi Grizzana Morandi) e la campagna che la circonda sono gli scenari in cui si collocano quasi tutti i paesaggi morandiani, insieme agli affacci sui cortili di via Fondazza. A Grizzana, Morandi soggiornò in affitto fino alla fine degli anni Cinquanta, quando si fece costruire una casa – l’unica che abbia mai posseduto – nel punto in cui poteva ammirare dalle finestre un paesaggio campestre che amava particolarmente; la casa è oggi di proprietà del Comune di Grizzana, che la conserva nello stato in cui si trovava alla morte dell’artista e l’ha aperta ai visitatori.

È uscita in questi giorni una nuova edizione (Ed. Johan & Levi) del volume di Luigi Magnani Il mio Morandi, pubblicato per la prima volta da Einaudi negli anni Ottanta. Un’amicizia di oltre venti anni legò il collezionista e l’artista, testimoniata dalle lettere che si scambiarono e dal ricco corpus di opere morandiane custodite presso la Fondazione Magnani a Mamiano di Traversetolo (Parma). Notava Magnani: “Sapeva che la sua pittura non avrebbe mai potuto divenire popolare, né lo desiderava. Egli aveva dipinto e dipingeva per quei pochi che sentiva partecipi del suo mondo. Anche quando poi si fece rumore attorno alla sua opera, egli non violò mai la disciplina del più stretto riserbo che si era imposto a difesa del suo santuario interiore. Molto guardingo nei confronti delle persone cui dava i suoi quadri, la sua riluttanza a privarsene, la sua ferma resistenza a cederli per lusinga di profitto ne resero sempre più difficile e ambìto l’acquisto”.

Il MAMbo (Museo d’Arte Moderna di Bologna), istituzione della quale fanno parte il Museo Morandi e Casa Morandi in Via Fondazza, che riaprirà i battenti domani, ha prodotto una serie di video per illustrare le proprie collezioni, alcuni dei quali sono dedicati all’opera e alla figura di Giorgio Morandi; ne fa parte la registrazione audio dell’unica intervista concessa dal maestro, che incontrò nel 1955 Peppino Mangravite della Columbia University: Morandi vi enuncia i principi fondanti della sua poetica e la sua convinzione che “il compito educativo delle arti figurative, particolarmente nel tempo presente, sia quello di comunicare le immagini e i sentimenti che il mondo visibile suscita in noi”.

L’intera vita di Morandi – trascorsa in un mondo silenzioso e solitario, lontano dai cenacoli artistici, dagli eventi politici e dalle reciproche influenze, che pure furono forti e per molti artisti del tempo, determinanti – si identifica con la sua pittura, e il suo rapporto con il mondo visibile si traduce in una straordinaria metafisica, grazie alla quale semplici oggetti quotidiani assurgono a icone di un mistero che li trasporta in una dimensione fuori dal tempo; eppure appaiono segnati dal tempo, che nel suo scorrere incessante depone su di essi un’impalpabile polvere, fino a renderli simili a clessidre svuotate della sabbia, nelle quali il tempo incontra la dimensione eterna, a indicare come “non vi sia nulla di più surreale e nulla di più astratto del reale”.

Didascalie immagini

  1. Un angolo dello studio di Casa Morandi in Via Fondazza 36, Bologna
    Courtesy MAMbo
    (foto Roberto Serra)
  2. Natura morta con manichino – Milano, Museo del Novecento
    (fonte)
  3. Autoritratto (1924) – Firenze, Gallerie degli Uffizi
    (fonte)
  4. Paesaggio. Grizzana, 1913. Acquaforte su zinco
    (fonte)
  5. Lo studio di Morandi a Grizzana; dalla finestra di sinistra si vedono i fienili del Campiano, uno scorcio che Morandi amava particolarmente e la cui vista determinò la costruzione della casa in quel preciso luogo
    (foto Gionata Possenti)
    (fonte)
  6. Una sala del Museo Morandi a Bologna
    Courtesy MAMbo
    (foto Matteo Monti)

in prima pagina: 
Una sala del Museo Morandi a Bologna
Courtesy MAMbo
(foto Matteo Monti)

MAMbo / Museo Morandi
apriranno a partire dal 19 maggio 2020,
osservando il seguente nuovo orario di accesso:
martedì, mercoledì, giovedì, venerdì h 14.00 -18.30
sabato, domenica h 11.00 -18.30
lunedì chiuso