Tra i tesori umani che Ariel, celebre Sirenetta della Disney, custodisce nella sua grotta in fondo al mare, si riconosce anche il dipinto di un grande maestro del Seicento francese al quale è dedicata la mostra che riapre oggi, dopo la chiusura forzata dovuta alla pandemia, a Palazzo Reale di Milano.
Il dipinto di cui stiamo parlano è la Maddalena, e la mostra è dedicata a: Georges de La Tour. L’Europa della luce.
Il significativo “ritrovamento Disney” appuntato dalla curatrice della mostra, Francesca Cappelletti, nel catalogo edito da Skira, risulta emblematico e stupisce considerando come La Tour, all’inizio del Novecento, fosse ancora un illustre sconosciuto.
Fu infatti solo 1915 che lo studioso tedesco Hermann Voss ricondusse a quello che allora era solo un nome, George de La Tour (Vic-sur-Seille 1593 – Lunéville 1652), i primi dipinti. Quel passaggio diede il via agli studi che portarono alla ricostruzione del catalogo dell’artista al quale è oggi dedicata la prima mostra monografica italiana.

Organizzata da Comune di Milano e MondoMostre Skira, curata da Francesca Cappelletti e Thomas Clement Salomon, la mostra vanta un comitato scientifico composto da Pierre Rosenberg (già direttore del Louvre e curatore della fortunata mostra dedicata all’artista nel 1972 all’Orangerie di Parigi), Gail Feigenbaum (direttrice del Getty Research Institute), Annick Lemoine (direttore del Musée Cognacq‐Jay).
Figura eccentrica rispetto alla pittura francese della sua epoca, La Tour ama dipingere santi senza aureola presi dal popolo, predilige la gente di basso rango anziché i modelli storici o i personaggi importanti, i suoi sfondi evitano paesaggi e setting troppo elaborati, e lo spazio è costruito con la luce in un’atmosfera prevalentemente notturna.
Seppure le citazioni relative a La Tour nelle fonti contemporanee siano molto scarse, e il suo nome sia caduto nell’oblio fino alla riscoperta nel XX secolo, egli fu comunque un artista apprezzato in vita in quanto le sue opere compaiono negli inventari delle collezioni d’importanti personalità dell’epoca come Richelieu e Luigi XIII del quale fu nominato pittore nel 1639.

Su un totale di quaranta opere attribuite all’artista, quindici sono esposte in mostra, tra cui due degli unici tre dipinti noti che riportino la firma dell’autore.
Grazie a queste opere, accostate a dipinti di altri contemporanei come Gerrit van Honthorst, Paulus Bor, Trophime Bigot, seguendo il filone di alcuni temi emblematici dell’arte di La Tour la mostra cerca di mettere ordine e offrire nuovi spunti di lettura sull’opera complessiva dell’artista.
Torniamo alla Maddalena penitente in quanto è lei che apre la mostra, opera iconica nella quale sono compresi molti dei temi che segnano lo stile di La Tour. Sono almeno quattro, infatti, le versioni note del dipinto attribuite all’artista, a segnare la sua tipica caratteristica di ritornare di frequente sugli stessi soggetti. “L’artista delle variazioni minime, della sfumatura, dell’inafferrabile differenza fra una composizione e l’altra” sono le parole che la curatrice sceglie per descriverlo.
Inoltre, della sua Maddalena La Tour non sottolinea, come fanno altri colleghi coevi, i lati voluttuosi, ma ne fa risaltare i tratti puri e geometrici che escono dalla penombra creata dal lume della candela, vera protagonista dell’arte del francese. La sua Maddalena è reale, una giovane in lotta col suo passato che porta con sé il peso della caducità umana.

Ugualmente umani e spesso popolani sono i soggetti dipinti dall’artista che descrive, come sottolinea ancora la curatrice, “quella realtà spesso miserabile e quasi sempre violenta del suo tempo”, quel crudo realismo che si ritrova ad esempio ne La rissa tra musici mendicanti o ne Il denaro versato, dipinto firmato dall’artista e dove protagonista della scena ad altissima tensione è un vecchio usuraio che agisce ancora una volta al lume di candela.
Stupisce poi il Suonatore di Ghironda col cane, il più grande dipinto dell’artista che era solito prediligere formati di minori dimensioni; un gigante colossale ritratto a una grandezza superiore al vero e indagato da quello “sguardo impietoso, a volte quasi crudele, che il pittore sembra avere nei confronti della miseria” usando le parole di Rosenberg. La Tour fa della povertà un monumento, delineando l’immagine degradata di una sorta di moderno Omero della poesia popolare che suona uno strumento dalla tradizione molto antica.

La forte attenzione al dato luministico e al reale tipica delle opere di La Tour procurarono inoltre fraintendimenti col nome di Caravaggio. Accadde ad esempio nel Settecento quando il ciclo degli Apostoli di Albi, una serie completa di ritratti a mezza figura di cui il San Giacomo Minore ne è un esempio, venne registrato in un elenco proprio come opera del Merisi.
In realtà non abbiamo dati certi sull’eventualità di un viaggio di La Tour in Italia, né esiste la prova che ebbe conoscenze diretta delle opere caravaggesche, seppure sappiamo che nel Seicento erano presenti in Francia l’Annunciazione, oggi al Musée des Beaux-Arts di Nancy, ed altre copie precoci dai dipinti di Caravaggio.
I due temi variamente dibattuti dagli studiosi sono oggetto d’approfondimento nei saggi contenuti in catalogo: Georges de La Tour e l’Italia di Gianni Papi e Chiaro e scuro: l’ambiguita di La Tour di Gail Feigenbaum.

Dipingere la notte è una delle principali ambizioni dell’artista, ossessionato da una certa concezione della luce e dell’illuminazione. Il lume artificiale lo interessa particolarmente come abbiamo visto nella Maddalena penitente o nelle varie scene di bische. Ma un ulteriore supremo esempio si ritrova in Giobbe deriso da sua moglie, dove la protagonista femminile diventa un maestoso gigante che indossa un grembiule di cui possiamo ancora scorgere le pieghe, raffigurata mentre sovrasta il povero Giobbe che nella sua scarna nudità mostra tutta la sua vecchiaia e la sua povertà.

Opposto è invece il tono concentrato e sereno di un altro interno illuminato dalla luce artificiale della candela, l’Educazione della Vergine, piccolo capolavoro dalla Frick Collection dove la scena è immersa in una quiete domestica che toglie spazio alla declinazione sacra del momento rappresentato.
La mostra è sicuramente un’occasione speciale per conoscere un importante artista europeo del quale in Italia non è custodita nessuna opera. Il catalogo, infine, è strutturato come una monografia nella quale sono pubblicate tutte le opere note di La Tour.

Chiudiamo con l’esortazione di Longhi, il primo a far conoscere in Italia La Tour: “Lei dovrebbe vederlo! È un pittore sorprendente. Non abbiamo strumenti per misurare il genio; ma sento che il talento del De la Tour spezzerebbe più di un manometro. È un peccato che non abbiamo nulla di suo in Italia.” (R. Longhi, I pittori della Realtà in Francia, ovvero I caravaggeschi francesi del Seicento, in “L’Italia letteraria”, 19 gennaio 1935).
La mostra, prorogata fino al 27 settembre, sarà aperta dal giovedì alla domenica, dalle 11.00 alle 19.30, con apertura serale il giovedì sino alle 22.30. Un’apertura speciale è prevista anche per martedì 2 giugno.
Ricordiamo che la prenotazione è obbligatoria. Per tutti i dettagli si rimanda al sito della mostra.

Didascalie immagini

  1. Georges de La Tour,
    I giocatori di dadi,
    1651 ca. Olio su tela, 95,5 x 130,5 cm.
    Preston Park Museum and Grounds Stockton-on-Tees, Regno Unito
  2. Georges de La Tour,
    Maddalena penitente,
    1635 – 1640. Olio su tela, 113 x 92,7 cm.
    National Gallery of Art, Washington D.C., Stati Uniti
  3. Georges de La Tour,
    Il denaro versato,
    1625-1627 ca. Olio su tela, 99 x 152 cm.
    Leopoli National Art Gallery, Ucraina
  4. Georges de La Tour,
    Il suonatore di ghironda con cane,
    1622 – 1625. Olio su tela, 186 x 120 cm.
    Musée du Mont-de-Piété, Bergues, Francia
  5. Georges de La Tour,
    San Giacomo Minore.
    Olio su tela, 65 x 54 cm.
    Musée Toulouse-Lautrec, Albi, Francia
  6. Georges de La Tour,
    Giobbe deriso dalla moglie,
    1650 ca. Olio su tela, 145 x 97 cm.
    Musée départemental d’Art ancien et contemporain – Epinal, Francia
  7. Georges de La Tour (studio),
    Educazione della Vergine,
    1650 ca. Olio su tela, 83,8 x 100,3 cm.
    The Frick Collection, New York, Stati Uniti

IN COPERTINA
Georges de La Tour,
I giocatori di dadi,
1651 ca. Olio su tela, 95,5 x 130,5 cm.
Preston Park Museum and Grounds Stockton-on-Tees, Regno Unito
[particolare]

Dove e quando

Evento: Georges de La Tour. L’Europa della luce Palazzo Reale – Milano
  • Fino al: – 27 September, 2020
  • Sito web