Eppure, nell’imperscrutabile tempestoso cielo della Storia, la cicogna del destino avrebbe potuto davvero scodellare “l’Imperatore dei francesi” in una culla della “perfida albione”.
Almeno così, curiosamente, ci narrano alcune vicende/leggenda legate alla saga della famiglia Bonaparte.
In una Corsica turbolenta che rivendicava con forza la propria indipendenza dalla Francia, che aveva occupato e annesso quest’isola nel 1768, era nata, da una nobile famiglia italiana, Letizia Ramolino (Aiaccio 1748-Roma 1863) bella, intelligente (con una cospicua dote di ben settemila lire genovesi) che fece presto a dire “si” all’aitante, sicuro si se Carlo Maria Buonaparte (1746-1786) poi cambiato in Bonaparte, studente di diritto all’Università di Pisa che vantava un illustre discendenza italiana (pare risalisse addirittura ai Carolingi longobardi del X secolo) e con radici toscane a San Miniato).

Il loro fu un matrimonio sicuramente d’amore, ma anche di “riparazione”, che unì i due giovanissimi: lei neanche quattordici anni lui neanche diciotto!
Quattro mesi dopo le nozze nacque il primo piccolo “Napoleone” che morì a solo nove mesi.
A Pisa Carlo Maria Bonaparte aveva incontrato Pasquale Paoli (1725-1807) paladino ed eroe dell’irredentismo corso, di cui era diventato addirittura il segretario, il braccio destro e con cui condivideva fervore e ideali di libertà per la sua isola. Tutti questi bei sentimenti erano vissuti intensamente insieme alla sua giovane e adorata Letizia che fu sempre presente nell’ambiente della resistenza corsa.

Era capitato più di una volta che lei dovesse raccogliere, in fretta e furia, poche cose necessarie abbandonando all’improvviso il suo nido d’amore per seguire il marito braccato dalle truppe francesi, insieme ai suoi compagni. Una notte d’estate, viaggiando a dorso di mulo, per raggiungere a Ponte Nuovo il suo adorato Carlo nel luogo d’incontro con una banda di ribelli cospiratori per organizzare la guerriglia contro i francesi, pensò alla sua casa di Aiaccio, sapendo che, in caso di sconfitta sarebbe stata saccheggiata e data alle fiamme sicuramente, ma soprattutto al figlio (il II°) che stava per nascere! Arrivata ansimante, stanca, sudata, a Ponte Nuovo si rese conto che infuriava violento lo scontro e che i Francesi stavano per far saltare il ponte, unica possibilità di ritirata per Carlo e i suoi, se avessero avuto la peggio.
Con le forze divise la situazione pareva sempre più critica. Carlo supplicò Letizia di raggiungere le altre mogli dei suoi compagni in un posto sicuro da dove potevano seguire l’evolversi delle vicende. Dunque un altro faticoso viaggio a dorso di mulo, questa volta sotto la pioggia battente e vento di libeccio. Finalmente Carlo la raggiunse con la notizia Che Pasquale Paoli, si era salvato, scappando, per rifugiarsi in Inghilterra che lo aveva accolto, e da dove contava di continuare ad organizzare la lotta per l’indipendenza della Corsica.
Carlo, eccitato all’idea di una rivincita contro il nemico e fiducioso dell’appoggio inglese all’ideale di Pasquale Paoli, comunicò alla moglie il suo patriottico progetto: raggiungere Paoli a Londra e da qui organizzare la resistenza. Letizia, giovane donna ben allevata, educata a riconoscere la potestà maritale, che mai avrebbe preso un’iniziativa senza di lui, stupì il marito con un secco, netto, diniego: “No” suo figlio sarebbe nato nella sua terra, in Corsica, da buon isolano e non esule in un paese straniero. Questa era la sua ferrea volontà. Carlo rimase esterrefatto di fronte a tanta irremovibile capacità decisionale. In realtà lei temeva che Carlo, che era tutta la sua vita, partisse lasciandola sola nell’isola. Si chiedeva se nella sua decisione coraggiosa e irremovibile avrebbe contato più l’amore o l’impegno politico. Nel frattempo l’intensa attività diplomatica di serrate trattative politiche con la Francia volse al meglio. Il Re di Francia concesse all’isola alcune libertà e una certa autonomia, offrendosi, inoltre di riconoscere i titoli nobiliari ai corsi che avrebbero accettato di restare nell’isola collaborando col nuovo ordinamento giuridico (riconoscimento dell’Ordine Corso della Nobiltà Toscana a Carlo Maria Bonaparte e a tutti i componenti della famiglia col titolo di “Nobile patrizio di Toscana”). La famiglia sarebbe così potuta tranquillamente rimanere nel tepore delle proprie stanze di Aiaccio ad attendere l’arrivo del bambino che nacque poco tempo dopo (il 15 agosto 1769).

Carlo avrebbe voluto chiamarlo Luigi, in onore del Re di Francia, ma suo zio Luciano si oppose e cos’ venne chiamato Napoleone. Letizia commentò: “un nome così grande per un esserino così piccolo” , mentre felice, pensava che se avesse seguito il marito in esilio in Inghilterra, Carlo lo avrebbe sicuramente voluto chiamare “Giorgio” in onore del Re! Però “Giorgio Bonaparte” non suonava così bene come “Napoleone Bonaparte”! Come ogni buona madre si augurava per lui una vita serena, onorata, tranquilla nella sua isola, una buona solida professione, magari nel commercio, una moglie innamorata e devota e tanti figlioli. Ma non fu esattamente così. La storia della Francia, dell’Europa e… del mondo ce lo confermano. Se invece il piccolo Bonaparte fosse nato a Londra? Chissà….
P.S Dagli inglesi non fu concesso a Letizia Bonaparte,  Madame Mère dell’Imperatore di andare a trovare il figlio a Sant’Elena

Didascalie immagini

  1. Ritratto di Madame Mère dell’Imperatore e Re – Maria Letizia Ramolino Bonaparte  (fonte)
  2. Ritratto di Carlo Maria Bonaparte (fonte)
  3. Ritratto di Pasquale Paoli (fonte)
  4. Panorama della città di Aiaccio (fonte)

IN COPERTINA
Ritratto di Napoleone Bonaparte
[particolare]
(fonte)