«O Roma, non c’è nulla che sia uguale a te,
benché ormai tu sia quasi una totale rovina: anche
distrutta ci insegni quanto saresti stata grande, se intatta».
(Ildeberto di Lavardin, prologo in Magister Gregorius, De mirabilibus urbis Romae, XII secolo)
Titolo azzeccatissimo per la nuova mostra in corso a Palazzo Strozzi che resterà allestita fino a domenica 24 gennaio 2027. Mi riferisco a “Broken. Il potere del frammento” che sono andata a visitare con curiosità e ne sono uscita incredibilmente sorpresa per come i frammenti possando esercitare recondite, quanto intime, fascinazioni. Prima di scriverne, mi sono a lungo interrogata su cosa spinga a restare concentratissimi osservando ogni dettaglio di una statua mutilata, una testa spezzata, un corpo segnato dalla violenza o dal tempo. Nate come unità compiute, da sempre la rottura accompagna la storia delle opere d’arte, eventi naturali, guerre, iconoclastia, devozione, riuso le hanno trasformate in oggetti frammentari capaci, però, di conservare, se non accrescerne, la forza espressiva.

Organizzata con la National Gallery of Art di Washington dove arriverà la prossima primavera in seconda tappa, l’esposizione si pone come un viaggio tra culture e storie di tutto il mondo attraverso opere che attraversano epoche e geografie: dalle antiche civiltà dell’Egitto, della Mesoamerica, dell’Etruria, della Grecia e di Roma, si estende fino alle culture premoderne e moderne degli attuali Messico, Mali, Perù e Cambogia mettendo in dialogo secoli e contesti culturali e, quei “frammenti” sono fondamentali per la comprensione del passato andando ben oltre semplici resti di un’unità perduta.
Presenti grandi maestri della storia dell’arte, tra cui Giovanni Pisano, Michelangelo, Antonio Canova, Auguste Rodin affiancati a sculture di contemporanei come Louise Bourgeois, Huma Bhabha, Robert Gober, Francesco Vezzoli e Danh Vo, che hanno assunto il frammento come punto di partenza per nuove possibilità espressive. Inoltre, prima dell’ingresso, concepita per il Cortile rinascimentale del Palazzo, vi troverete di fonte alla nuova installazione di Mark Manders.
Concepita e sviluppata in sezioni tematiche per indagare il “frammento” come fenomeno storico, culturale e simbolico, esplorandone le molteplici vite e con il pregio di sollecitare il rapporto tra distruzione e memoria, perdita e immaginazione, assenza e sopravvivenza. Il “frammento” ne emerge con una forma autonoma di conoscenza e, nelle sue lacune, continua a evocare il passato interrogando il presente. Il percorso comprende inoltre focus dedicati a Danh Vo e Paul Pfeiffer, mettendo in dialogo opere storiche e contemporanee attraverso confronti inattesi.

Oltre ottanta opere: due del Vicino Oriente antico, quattro egizie, sei greche, due nuragiche ed etrusche, undici romane, sette asiatiche, tre subsahariane, sette mesoamericane, centroamericane e andine, diciassette europee dal Tredicesimo al Diciottesimo secolo, dieci moderne e dodici contemporanee. Un totale di quattromilatrecento anni di storia, dal 2300-2250 a.C. circa fino ai giorni nostri. Una curiosità di arte neoittita, Figura funeraria seduta (1000-800 a.C. circa), distrutta durante la Seconda guerra mondiale, restaurata tra il 2001 e il 2010, è stata ricomposta da oltre novecento frammenti. Al rigurado, Broken ha reso possibile il restauro di sculture in legno, marmo, pietra e gesso e di reliquiari offrendo l’occasione di affrontare specifiche problematiche conservative e di restituire al pubblico una rinnovata lettura. Altri manufatti sono stati sottoposti a interventi di manutenzione, che hanno permesso anche di approfondire la conoscenza dei materiali e delle tecniche esecutive coniugando la valorizzazione del patrimonio artistico con un concreto impegno per la loro tutela e conservazione nel tempo.

Una visita profondamente interiore da affrontare preparati se la si vuole cogliere nella sua interezza (magari reperendo prima il catalogo edito da Mandragora o accompagnati da una guida) per questo, in calce, trovate una sintesi delle sale realizzata da due storici dell’arte e fornita gentilmente da Palazzo Strozzi. Per le diversissime perciliarità, questa mostra dedica un’attenzione particolare alla proposta di attività pensate per rendere l’esperienza coinvolgente per tutti i pubblici (eventi speciali, attività e laboratori per famiglie, visite individueali, scolastiche e quanto altro al sito ufficiale).
Concludo ricordando gli itinerari nel territorio creati per connessione tra Broken e le istituzioni culturali della Città Metropolitana di Firenze e della Regione Toscana. Il “Fuorimostra” è una pubblicazione cartacea in distribuzione gratuita, scaricabile anche in forma gratuita (clicca qui).